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Tu sei qui: Portale La Fiammella La Fiammella n 1 - 2015


Ti amo in tutto,
o di travaglio, o di pace;
perchè non cerco, ne mai cercai,
le consolazioni di Te;
ma Te, Dio delle consolazioni.

Benvenuti nel sito

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Madre Angelisa Spirandelli, Superiora Generale
Un cordiale saluto a quanti si accosteranno al nostro sito web preparato con gioia e passione nell’intento di far conoscere l’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, il suo Carisma specifico nell’ambito della grande Famiglia Carmelitana.
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La Fiammella n 1 - 2015

 

La  Fiammella

Numero 1 - Anno 2015

 

 I Custodi del Creato

 

 

Sommario

 

 

Editoriale                                                        3

Inno dalla Liturgia delle Ore                                   4

Rivestirsi dell’amore di madre                                 5

La Natura nella simbologia Carmelitana                  7

Adozioni a distanza                                               10

Se non diventerete come i bambini                        11

La Vita Consacrata: 

Importanza nella chiesa

e nel mondo di Oggi           13

E Dio disse                                                            16

La Creazione dono di Dio per l’uomo                   18

Da quando ti conobbi

mai più ti ho dimenticato                                       19

Custodi o sfruttatori del creato?                            20

La mia terra                                                            23

BRASILE

Dal mio diario di viaggio                                       24

filippine

Un fiore nel cemento                                             27

Il mio quartiere                                                      31

Una visita speciale                                                 32

Casa per ferie                                                         34

Le bomboniere della solidarietà                             35

Preghiera                                                                36

 

Editoriale

 

In principio Dio creò il cielo e la terra (Gen 1:1). Dio è il Creatore e nella creazione si dispiega la sua onnipotenza di Padre che ama. Dio si manifesta come Padre in quanto origine della vita. Le immagini usate dalla Sacra Scrittura al riguardo sono molto suggestive (cfr.Is. 40,12.45,18, Sal.104,2,5, Pr.8,27-29). Egli, come un Padre buono e  potente, si prende cura di ciò che ha creato con un amore e  fedeltà che non vengono mai meno, dicono ripetutamente i Salmi (cfr.Sal.57,11; 108,5; 36,6). Così, la Creazione diventa luogo in cui conoscere  e riconoscere l`onnipotenza del Signore e la sua bontà, e diventa appello alla fede per noi credenti. L’uomo, apice della creazione, non è pensato come il servo della terra, bensì come il sovrano:  «soggiogare e dominare » non indicano un possesso assoluto e dispotico, ma alludono ad un impegno saggio di cura e responsabilità del creato. L’uomo è «pastore del mondo» in quanto delegato di Dio, per cui non ne è il padrone, ma il governatore incaricato di curare ciò che Dio ha creato e solo a Lui appartiene. Questo compito dell’uomo è espresso nella forma di una benedizione, per dire che si tratta di un dono: è l’incarico di dare la vita, è l’impegno di conservare, trasmettere e accrescere la vita. L’uomo, dunque, è chiamato ad essere responsabile collaboratore di Dio, perché nel mondo nasca e si custodisca la vita.

Auguro a tutti voi lettori una Buona Pasqua, di una vita nuova per dare gloria al Signore risorto facendo in tutte le cose la sua santa volontà.

Sr Annie Petta

 

INNO

 

O immenso creatore,
che all’impeto dei flutti
segnasti il corso e il limite
nell’armonia del cosmo,

tu all’aspre solitudini
della terra assetata
donasti il refrigerio
dei torrenti e dei mari.

Irriga, o Padre buono,
i deserti dell’anima
coi fiumi di acqua viva
che sgorgano dal Cristo.

Ascolta, o Padre altissimo,
tu che regni nei secoli
con il Cristo tuo Figlio
e lo Spirito santo. Amen.


Inno dalla Liturgia delle Ore

 

 

 

Rivestirsi dell’amore di madre

La proposta educativa di Maria Teresa Scrilli

 

Il primo atto di “custodia” si riferisce alla creatura umana da custodire sin dal suo concepimento. Quindi alla custodia educativa che si manifesta nel prendersi cura dei figli a casa e degli alunni a scuola, cercando il loro miglior bene e, da bravi educatori, imparando a “saper guardare tutti ed osservare ciascuno”.

Papa Francesco

 

Queste parole di Papa Francesco riassumono in brevi linee quello che è stato il “programma educativo” della Madre Scrilli.

 

L’azione educativa svolta dalla Chiesa in Toscana nell’Ottocento è legata alle forti motivazioni che sorreggevano i pedagogisti, gli educatori e tanti uomini e donne che dettero vita alle molte istituzioni formative che sorsero in quel periodo. In questo contesto si colloca la Madre Maria Teresa Scrilli, fondatrice dell’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, che si distinse per la sua particolarissima vocazione educativa. L’attenzione era rivolta in particolare ai bisogni e alle attese delle donne, tra cui quello di istruirsi e di imparare a svolgere i lavori tipicamente femminili. L’amore per Dio spingeva la Madre verso queste povertà femminili a operare per l’edificazione del Suo Regno.

Dalla sua Autobiografia emerge quella che fu la grande ombra della sua vita: l’infanzia segnata dal disamore materno. Negatività che fu una scuola per la giovane Scrilli alla quale imparò la compassione per i bisogni dell’altro, l’ascolto, l’accoglienza incondizionata del prossimo. Facendo tesoro delle sue esperienze diventa educatrice di se stessa per potersi donare generosamente, umilmente alle giovani che incontrava e accoglieva nella sua scuola.

La vita dell’Istituto, radicata nella spiritualità carmelitana, è mista, cioè contemplativa e attiva e definita dalla Madre “simile a quella di Gesù”. In questa istituzione le Religiose sono chiamate a proporsi come madri ed a “rivestirsi di amore materno”. La Madre Scrilli non aveva letto alcun metodo, ma aveva letto nel cuore di Gesù che bisognava amare con tenerezza il prossimo, che bisognava donarsi agli altri, diventare piccoli con tutti, difendere la verità contro tutti.

In effetti tutta la vita della scuola doveva figurarsi come un’esperienza di formazione continua. La formazione cristiana era parte integrante del programma educativo che si proponeva come obiettivo la crescita integrale della persona a tutti i livelli: spirituale, culturale, civile, morale.

L’attenzione per l’accoglienza delle fanciulle, per la coerenza educativa e per la collaborazione delle educatrici consentono di apprezzare la sensibilità pedagogica della Scrilli, la quale dimostra di avere compreso che le alunne  hanno bisogno di vivere in un ambiente rassicurante e sereno in cui ognuna si senta accettata, rispettata ed amata. Accogliere una fanciulla infatti per la Fondatrice significa accogliere un’anima. Il primo compito delle maestre educatrici è dunque quello di  “attendere al bene di quelle creature da Dio date a coltivare, mai alla soddisfazione propria”.

Ma il suo progetto educativo si impone all’attenzione dell’educatore di oggi per come è stato pensato: non è calato dall’alto, non è part-time, ma si basa sulle esperienze di vita spirituale, quotidiana e soprattutto di umanità; è a “maglie larghe”, esprime fiducia nella persona. La Madre Maria Teresa domanda a chi si propone come educatore di concepire la relazione educativa come relazione d’aiuto, non limitandosi a voler bene l’altro ma anche di volere il bene dell’altro, è rivolta a tutti, ma predilige chi ha meno, chi non è abbastanza curato e amato. A questa scuola l’educazione si configura pertanto come dono di sé, come servizio, come atto d’amore, come una … vocazione.

 

Tratto da La proposta educativa di Maria Teresa Scrilli di Sira Serenella Macchietti

 

 

 

La          Natura               nella

simbologia  Carmelitana

 

Il monte è uno degli schemi fondamentali del pensiero e dell’immaginario umano che raggruppa la linea simbolica ascensionale. Il cielo, il capo, l’uomo eretto, l’eroe, il padre, l’Altissimo fanno parte della simbolica di elevazione. Simbolica positiva, solare. Presso tutti i popoli le vette della montagna che si slanciano verso il cielo  sono ritenute “dimora visibile del Dio invisibile, la cui maestà è celata dalle nubi”. Gli aramei dicevano degli Israeliti: “il loro dio è un dio dei monti” (I Re 20,23) La montagna è invito a rivolgere in alto lo sguardo, è appello a salire, a prendere una decisione spirituale, a emergere dalla mediocrità dei luoghi comuni.

Il monte Carmelo è situato nella Palestina, terra di Oriente, nella quale ogni monte ha le sue prestigiose memorie: il monte Moria, l’Oreb, il Tabor, l’Hermon il monte Sion “altura stupenda e dimora dell’Altissimo” (Sal 48,2-3). Nel Nuovo Testamento è luogo preferito della preghiera di Gesù Cristo, il monte delle Beatitudini, della Trasfigrazione, della Crocifissione, dell’Ascensione.

Nella Terra Santa ogni monte conserva la memoria di qualche evento santo. Il Carmelo “è nome conosciuto in ogni parte del mondo cattolico; è familiare come nessun altro e la sua bellezza naturale è in perfetta armonia con i suoi graziosi atributi”.  “È luogo di ritiro contemplativo. Si adagia  sul tumulto della vita, sul mare tempestoso del mondo”(B.Tito Brandsma). È simbolo della “solitudine bella” e quando le mie resistenze interiori stentano a  crederlo, “me lo dice il Carmelo di Elia”. (S.Gregorio Nazianzeno).

Il monte Carmelo infatti risuona del grido di Elia e del suo combattimento per la fede nell’unico Dio: “Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo!” (1 Re 18,21).

Il Carmelo è nella Bibbia sinonimo di prosperità e di bellezza nella Bibbia e nei Padri. Porta questo significato nella sua stessa etimologia. Nella versione Latina della Bibbia tra Karmel (indicazione topografica, il Monte Carmelo) e karmel (giardino, frutteto) non si nota la differenza. Del resto in entrambe le accezioni si evoca bellezza, fertilità e abbondanza.

La floridezza del Carmelo  evoca e annuncia la gioia e la prosperità che scaturisce dalla presenza salvifica di Dio per il popolo nel tempo della fedeltà all’ Alleanza. Al contrario la siccità e desolazione del Carmelo, come del Libano, di Basan, della piana di Saron simboleggiano l’esilio, la schiavitù, la decadenza in tutti gli aspetti della vita del popolo. (Am 1,1-2; Na 1,1-4; Is 10,18; 35,1-2).

La bellezza e maestosità del Carmelo è attribuita alla Sposa del Cantico, la “più bella fra le donne” «Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo e la chioma del tuo capo è come porpora…Quanto sei bella e quanto sei graziosa». (Ct 7,6-7; cfr. 1,8; 4,1.7; 5,9; 6,2;) I Padri della chiesa nei loro commentari avevano attribuito alla Chiesa i versetti che cantano la bellezza della Sposa e della Figlia di Sion che direttamente si riferiscono a Gerusalemme. Da essa passa a simboleggiare Maria, “figura” della Chiesa. La bellezza del Carmelo si addice a Maria, autentica Sposa dell’Altissimo. I commenti monastici, come la Liturgia, fanno dell’elogio della Sposa il canto a Maria. «Le è attribuita la gloria del Libano e lo splendore  del Carmelo» (cfr.Is. 35,1-2). Un autore carmelitano inglese  John Baconthorpe,(+1348), legge questa espressione, come donazione in proprietà: Le è stata data in dote dallo Sposo il Carmelo. I primi Carmelitani le riconoscono la “proprietà”e, la “signoria” del Carmelo, luogo e persone, e le dedicano il loro oratorio, e il loro eremo: S.Maria del Monte Carmelo, Santa Maria, Signora del Carmelo, Maria, Madre e Decoro del Carmelo.

La “Bellezza” di cui risplende Maria è dono dello Spirito Santo che i Padri orientali chiamano «Spirito della Bellezza» La coppia umana, dicono i padri orientali, è stata creata secondo l’archetipo della Divina Bellezza, il Verbo. Egli «avendo ristabilita (nella sua umanità) l’immagine contaminata nella sua antica dignità, l’unisce alla Bellezza divina». «Al vertice sta la bellezza della Thetòkos, Madre di Dio e di tutti gli uomini, luogo privilegiato dello Spirito di bellezza» (Evdokimov).

Il simbolo è creatore di comunità: introduce e sviluppa una connivenza fra tutti coloro che ne conoscono il segreto e ne colgono il significato. Non è semplice comunicazione di una nozione,  ma è allo stesso tempo convergenza di affettività. Il simbolo è in grado perciò di esprimere una identità socio-culturale e spirituale comunitaria. «Non la società che inventa il simbolo, ma il simbolo che crea comunità».

 La famiglia carmelitana, come ogni gruppo, ha il suo simbolo, anzi  i suoi simboli: reagire affettivamente e vibrare al loro apparire significa partecipare di essa, essere in consonanza con essa. I membri dell’Ordine carmelitano, nei vari rami, in una certa misura si identificano nel simbolo-Carmelo, fino a farne un centro attorno a cui viene articolato tutto l’universo. Le risonanze affettive che il simbolo provoca in ciascun membro creano convergenza e comunione. Tanto più perché il Carmelo richiama Maria e riverbera il fuoco del profeta Elia.

“Il simbolo inoltre rimanda, esige e invita all’azione. La montagna spinge all’ascensione...” (Miquel). S.Giovanni della Croce addita il Carmelo come “salita da scalare”. Mi piace concludere con le parole del B.Paolo VI ai carmelitani riuniti in Capitolo Generale (1968): “La Madonna vi (ci) ottenga i santi carismi delle  sante ed ardue ascensioni verso la conoscenza del mondo divino.

 

P. Carlo Cicconetti O. Carm.

 

 

Se non diVenterete

come i bambini (Mt 18,3)

 

 

Mi fa pensare quando Gesù ci dice di essere come i bambini. I genitori affidano alle maestre quel compito molto importante che è aver cura dei figli. Anche noi adulti, sull’esempio dei bambini, dovremmo metterci nelle mani di Dio che ci ha creato e ci accompagna nel cammino  della crescita nella fede. Anche noi dovremmo sorridere e ogni tanto ringraziare come fanno i bambini quando vanno in braccio ai genitori senza dire la parola grazie! Ma ringraziano con il sorriso, un abbraccio, un bacio. E io cosa faccio per ringraziare il nostro Padre celeste? Cosa significa per me mettermi  nelle mani del nostro Dio che è nostro Padre?

Quante meraviglie Lui ci dà, come di essere gentili, amorevoli, generosi nel dono di sé. La nostra vocazione è sempre una sua iniziativa, una sua chiamata, alla quale rispondiamo con la libertà  del cuore, nelle relazioni della vita, nella fraternità universale “Una vita nello Spirito si apre al mistero  mentre  discerne per conoscere il Signore e percepisce la realtà a partire da Lui” da Rallegratevi 5.

Mi è di esempio la Madre M. Teresa Scrilli che trova in Santa Teresa d’Avila il sostegno nella vita spirituale.  Beve alla sorgente della spiritualità  carmelitana la profondità nell’ unione con Gesù, la preghiera, trovandovi la forza per portare avanti con dedizione l’Istituto nell’ educazione dei bambini. Il suo esempio, il suo modello educativo, è arrivato ai nostri tempi. Madre Scrilli ci insegna ad approfondire ogni giorno la preghiera, la meditazione della parola di Dio,  la condivisione del pane e della vita con il prossimo. Ognuno trova in questo il centro, il significato della vita.

Mi meraviglio con i bambini che imparano i canti della Fondatrice e dopo sono entusiasti  di  guardare le  slides della storia della nostra beata e dell’Istituto. Il Signore è buono e ci offre ogni occasione  per continuare a dimostrare attraverso la storia l’amore. “ Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” e il prossimo come te stesso. (Mt 22, 34 ss). La mia preghiera è di restare aperta  all’amore  di Dio ogni giorno.

 

Sr Eliane  Maciel

 

 

La Vita Consacrata:

 

Importanza nella chiesa

e nel mondo di Oggi

 

Il Signore Gesù nella sua vita terrena chiamò quelli che Egli volle,

per tenerli accanto  a sé e formarli a vivere sul suo esempio per

il Padre e per la missione da Lui ricevuta. Mc 3,13-15

 

 

La vita consacrata è un modo di vivere la mia vocazione battesimale. “Un simile stato […] non è intermedio fra la condizione dei chierici e quella dei laici [ma ha la sua identità]. Alcuni fedeli sono chiamati da Dio a godere di questo speciale dono nella vita della chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la sua missione salvifica”(Lumen Gentium 43). “L’importanza della vita consacrata nella chiesa sta nel fatto che la chiesa si aspetta molto di più dall’essere che dal fare, cioè il contribuito che la vita consacrata offre alla chiesa non è tanto nelle attività che la vita consacrata svolge ma per quello che è”(Benedetto XVI) . Questo è importante perché ci aiuta a recuperare il primato dell’essere, ci toglie quella sorta di attivismo che è la sfida di oggi nella vita consacrata. “La missione, infatti, prima di caratterizzarsi per attività esteriori, si esplica nel rendere presente al mondo Cristo stesso mediante la testimonianza personale. È questa la sfida, questo il compito primato della vita consacrata! Più ci si lascia conformare a Cristo, più lo si rende presente e operante nel mondo per la salvezza degli uomini. Si può allora dire che la persona consacrata è “in missione” in virtù della sua stessa consacrazione testimoniata secondo il progetto del proprio Istituito. Quando il carisma fondazionale prevede attività pastorale, è ovvio che testimonianza di vita ed opere di apostolato e di promozione umana sono ugualmente necessarie: entrambe raffigurano Cristo, che è il Consacrato alla gloria del Padre e l’Inviato al mondo per la salvezza dei fratelli e delle sorelle.

La vita religiosa, inoltre, partecipa alla missione di Cristo con un altro elemento peculiare e proprio: la vita fraterna in comunità  per la missione. “La vita religiosa sarà perciò tanto più apostolica quanto più fraterna e comunitaria l’esistenza secondo la missione specifica dell’Istituito” Cfr Vita Consecrata 72. La vita consacrata dovrebbe essere uno stimolo costante che spinge i fedeli sulla via della santità. “Il fatto che tutti siano chiamati a diventare santi non può che stimolare maggiormente coloro che, per la loro stessa scelta di vita, hanno la missione di ricordarlo agli altri. Un rinnovato impegno di santità da parte delle persone consacrate è oggi più che mai necessario anche per favorire e sostenere la tensione di ogni cristiano verso la perfezione. Le persone consacrate nella misura in cui approfondiscono la propria amicizia con Dio, si pongono nella condizione di aiutare fratelli e sorelle”(VC 39). Oggi viviamo in una situazione in cui l’orizzonte è limitato a quello che vediamo, è vero quello che possiamo toccare con mano, possiamo sperimentare, una società il cui scopo è realizzarsi al massimo grado su questa terra perché non esiste altrove la felicità. Questo è quello che gli uomini oggi vivono. La felicità si realizza in tre maniere: il possesso dei beni “la bella vita”, il potere, il piacere. Chi sceglie la vita consacrata attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza in realtà sceglie  Cristo, cioè sto dicendo al mondo con la mia vita di consacrata che la vera felicità è la vita in Cristo, che è una permanente confessione di fede. Benedetto XVI dice ai consacrati:” Voi rendete testimonianza di un senso che è radicato nell’amore creativo di Dio e si oppone a ogni insensatezza e disperazione”. Il consacrato diventa una icona di Cristo, un’immagine che non trattiene lo sguardo su di sè, ma è sempre destinata a rimandare oltre. Guardando l’icona, vado oltre ed entro in un mistero più grande, così guardando il consacrato posso incontrare Cristo. “Noi non siamo chiamati a compiere gesti epici né a proclamare parole altisonanti, ma a testimoniare la gioia che proviene dalla certezza di sentirci amati, dalla fiducia di essere dei salvati” (papa Francesco). Le persone consacrate devono avere una profonda esperienza di Dio, “La stretta unione tra contemplazione e azione permetterà, oggi come ieri, di affrontare la missione più difficile” (VC.74) “I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare in mondo”(papa Francesco). Per svegliare il mondo,  prima dobbiamo svegliare noi stessi, allora ci auguriamo in questo anno della vita consacrata, di riscoprire il valore della vita consacrata, di trovare più tempo per stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui, lasciarci consolare per poter consolare. Affidiamoci alla Madonna, la prima discepola, la quale accettò di mettersi al servizio del disegno divino con il dono totale di sè. Ogni missione inizia con lo stesso atteggiamento espresso da Maria nell’annunciazione “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”(Lc 1, 38).       

 

Suor Elsy Vaimelil

 

 

 

    e   Dio       DISSE

 

 

 

Ho dedicato molti anni della mia vita agli studi scientifici, ho creduto fermamente nella scienza, ma ho visto anche quanto è ancora inadeguata e limitata a spiegare lo “straordinario” spettacolo del creato. Mi meraviglia la pretesa di una certa mentalità, chiamasi scientifica, ma che di scientifico non ha nulla, che vorrebbe spiegare e rispondere alle domande sull’universo e sull’uomo quando non siamo padroni nemmeno di un giorno della nostra vita e che vuole escludere l’esistenza di Dio creatore. Ma “Nessuna scoperta scientifica ha messo in dubbio l’esistenza di Dio. Né la scienza né la logica permettono di concludere che Dio non esiste” Antonino Zichichi - Ed. il Saggiatore. Purtroppo “grande è la tentazione di voler circoscrivere completamente l’identità dell’essere umano e di chiuderlo nel sapere che ne può derivare” Benedetto XVI alla Pontificia Accademia delle Scienze, 28.01.2008, proponendo una concezione dell’uomo ispirata al materialismo. Un esempio:il modello cosmologico del Big Bang, riguardante lo sviluppo e l’espansione dell’universo, è il più accreditato nella comunità scientifica.

Con il termine Big Bang i cosmologi si riferiscono generalmente all’idea che l’universo iniziò ad espandersi a partire da una condizione iniziale estremamente calda e densa e che questo processo di espansione continua tuttora. Le prime ipotesi di una teoria che prevedesse l’espansione del cosmo furono formulate dal gesuita Georges Lemaître con quella che chiamò “ipotesi dell’atomo primitivo” prima del quale lo spazio e il tempo non esistono. Questa teoria non pretende di spiegare l’origine della materia e del tempo, tuttavia cosa leggiamo e ascoltiamo? Cosa viene insegnato nelle scuole?: Che l’universo ha origine dal Big Bang. Ma, anche ammesso questo, la materia non si origina dal nulla, tuttalpiù si trasforma in altra materia o in energia. In Genesi 1, 1-11, troviamo attestate le narrazioni concernenti le origini del cosmo e dell’uomo, dove il principio e il fondamento si fanno coincidere nell’atto intelligente e libero di Dio che causa tutto l’universo. In principio Dio creò il cielo e la terra Gen 1,1. Il principio esclude qualsiasi realtà preesistente al di fuori di Dio e indica non solo un principio materiale e temporale ma anche Il Principio in assoluto. Dio crea dal nulla, nella sua infinita bontà (...e vide che era cosa buona), libertà e provvidenza. Il racconto si differenzia dalle credenze delle culture circostanti per la demitizzazione degli elementi: il sole, la luna sono dei luminari e non divinità, rimandano al vero Dio Creatore. Dunque, nella prospettiva cristiana, la creazione è rivelazione di Dio, la contemplazione del creato ci rimanda al suo Creatore. Il racconto biblico è l’unico che parla di un Dio che crea dal nulla, in nessun altro testo o credenza religiosa troviamo questa peculiarità. Di più, Dio crea con la sua parola, dunque oltre all’essere crea una relazione con la creatura. Certo, lo credo come atto di fede, ma “anche chi sostiene l’ateismo fa un atto di fede: nel nulla. Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nullaAntonino Zichichi - Ed. il Saggiatore.

 

Sr Pierina Cau

 

 

 

         La Creazione  dono di   Dio     

         per l’uomo

 

In principio Dio creò il cielo e la terra Gen 1,1-31. L’apice dell’attenzione di Dio è l’uomo: prima gli prepara l’ambiente poi gli dà la vita a sua immagine e forma la prima famiglia. (Gen 2,7-24).

 

Riflessioni

Come l’uomo è stato grato per tutto questo e come ha rispettato il creato?

 

Di generazione in generazione

Siamo noi, oggi del 2015, a domandarci personalmente: Come ringrazio Dio per la sua attenzione a me, come vivo la mia vita in modo dignitoso e come rispetto il creato?

In sintonia con il dovere che mi compete, ho la possibilità di imboccare la strada giusta. Ecco un saggio detto: “tante gocce formano il mare”. Ad ognuno l’augurio:

 

“Tu sei quella goccia,

comincia subito!”

 

 

 

da quando ti conobbi

mai più ti ho dimenticato S. Agostino

 

 

 

 

 

Voglio ringraziare il Signore per il dono della fede, della sua grazia, dell’amore e della salute. Dio è Colui che si dona e in Gesù ci è venuto direttamente vicino. Noi conosciamo Dio attraverso Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo dopo il duplice “Eccomi” suo e di Maria, sua madre.

Il punto di partenza per un viaggio di incontro personale con Cristo richiede la fiducia in Lui come unica salvezza e l’accoglienza del suo invito per iniziare con lui un cammino.

Con umiltà e semplicità ho accettato di andare con Gesù e seguire la sua volontà, anche quando dovesse richiedere l’impossibile, perché nulla è impossibile a Dio (lc 1,37). Questa scelta mi libera da una pericolosa compagna di viaggio: la menzogna. Quando si cade in suo potere ogni bellezza si offusca, ogni verità diventa dubbio.

Così con il mio Maestro sono sicura e con la sua grazia vorrei realizzare la vocazione a cui tutti siamo chiamati: vivere è amare.

 

Sr Agatha

 

 

 

E Dio vide chi tutto ciò che aveva fatto, ed ecco era molto buono

Custodi o sfruttatori del creato?

L’INSEGNAMENTO DEL POPOLO INDIGENO

 

 

In queste poche linee, vorrei fare alcune considerazioni sul popolo indigeno dell’Amazzonia e la loro relazione con la natura. Anzitutto, non posso lasciare di dire qualcosa sulla loro storia. Nel XVI-XVII, quando i Portoghesi arrivarono in questa terra (adesso chiamata Brasile), gli indigeni già esistevano. Col il tempo, i colonizzatori cercarono di trasmettere l’idea che loro non erano “esseri umani”. Ma Papa Paolo III, nel 1937, emanò la Bolla “Sublimis Deus”, dichiarando che gli indigeni sono esseri umani e che non devono essere privati della loro libertà e del godere dei beni e non devono essere ridotti in schiavitù. Nonostante ciò sia i portoghesi che gli spagnoli cercarono di  sterminare gli indigeni e tanti sono stati uccisi nella propria terra.

Attualmene nel Brasile calcolarsi che i popoli indigeni sono circa 240 tribù con 180 lingue diverse. Mi limiterò a scrivere alcuni aspetti del loro vivere in equilibrio con l’ambiente e metteró alcune parole nella lingua Yanomami. Per esempio, quando abbattono gli alberi(HITEHIBE) e a volte spogliano interi palmeti per ricoprire i tetti delle loro case(XABONO), lo fanno per questioni di sopravivenza e lo fanno di modo ponderato, perché sanno quali alberi che una volta caduti e in fase di decomposizione ospitano larve d’insetti commestibili. Esiste un popolo chiamato Yanomami(YANÕMAMI THËPË) che significa “esseri umani” che vivono nella frontiera fra il Brasile e Venezuela e possiedono una lingua e cultura propria. La Terra-Foresta, come la chiamano (URIHI) produce un’ampia varietá di piante ed erbe utilizzate per tante cose, e specialmente per curare le malattie. Il legno della foresta é usato per costruire case, utensili e per molti altri scopi. Le varie specie di piante fibrose sono utilizzate per realizzare corde e fasce e per intrecciare cesti(XOTO). Ogni cosa che loro usano proviene dalle piante della foresta. Nel loro cuore la Terra é  Madre, perciò hanno il concetto di fraternità estesa e il senso di uguaglianza fra tutti. Questa sintonia  con l’ambiente naturale in cui loro vivono si riflette nella maniera in cui la gestiscono. Perciò tante tribù vivono isolatamente, cercando di conservare l’ambiente in cui vivono. Ho avuto il piacere di parlare con Don Walter Azevedo, sdb, vescovo emerito di São Gabriel da Cachoeira, proprio nella regione amazzonica. Ha vissuto piú di vent’anni insieme agli indigeni e mi ha raccontato come gli indigeni sono legati ai valori della vita comune, dell’ospitalità, della generosità (WARIXANA)...”Per loro la foresta rappresenta l’essere, é un regno. La luce del sole é il suo orologio (HEROXIO). Il plenilunio, determina il calendario e avvisa che un’altra luna (PERIBO) già sarà. Le foreste Amazzoniche sono una perenne policromia di colori e un’ incessante sinfonia di voci, che diventano uniche e indispensabili nel Globo Terrestre”.

Dinnanzi a questo riflettiamo: Chi sono veramente i “selvaggi” senza la coscienza della foresta? Sono gli indigeni che prendono dalla natura solamente quello che serve loro per sopravvivere o sono gli esploratori che inquinano i fiumi e abbattono alberi per costruire edifici, imprese... per le loro ricchezze?

É di grande importanza il valore della conoscenza indigena nella questione della biodiversità, sanno bene che la foresta Amazzonica fornisce ecosistemi vitali non solo per i suoi abitanti, ma per l’intero Pianeta, sanno che abbiamo già le conseguenze della distruzione dell’ambiente, come per esempio: il cambiamento climatico e la scarsezza d’acqua.

Concludo con una riflessione presa dall’ Incontro Continentale di Teologia Indigena “Sumak Kawsay”- Pienezza della Vita. Uno dei punti principali ci propone in mettere come progetto di vita la nostra relazione con l’ambiente, cioè che si deve vivere in armonia, secondo la volontà di Dio  con tutto ciò che ci circonda e con tutti. Perché é proprio Dio che si manifesta nella creazione e ci chiama a riconoscerlo nella pluralitá e diversità. Lui é il Padre di tutti, l’Autore della vita e tutto esiste grazia alla sua bontà.

 

Sr Ivone Pereira

 

 

La mia terra

Mandatemi una pietra

un po’ rossa e un po’ verde

con il riflesso del mare.

 

Mandatemi scaglie

delle preziose rocce

intrise di musica

dell’alba sul mare.

 

Mandatemi l’impronta

del sole che splende

sul tramonto infinito.

 

Mandatemi un ramo di mirto,

di quello che cresce pieno di amore

vicino al mare pulito.

 

Mandatemi una conchiglia vuota

ché io possa ascoltare

il soffio dello scirocco

 

e una scaglia bruna

dove possa scolpire l’amore

con la passione che io sento per te.

 

Un immigrato sardo

 

 

 

Brasile

 

 

Dal mio diario

di viaggio

 

Manca poco all’arrivo a Manaus, nemmeno un paio d’ore. Dormito poco, tanta ansia, levataccia. Superata l’ansia...ce l’ho fatta...oramai ci sono quasi. E’ un po’ surreale, ancora non me ne rendo conto a pieno. Non vedo l’ora di entrare in questo nuovo mondo che ho desiderato tanto, che è già un po’ mio...”. Così inizia il mio quaderno di appunti del bellissimo ed indimenticabile viaggio a Manuas. Voglio raccontarvi un poco di ciò che è stato per me questo viaggio, questa esperienza, per regalarvi un po’ della gioia, della vita che ha regalato a me, per restituire un po’ di quella gioia che mi è stata concessa di vivere così calorosamente, con l’accoglienza, le attenzioni, l’ amore. Non sono una persona che fa fatica ad adattarsi, ad ascoltare, a comprendere. Ho nell’animo la curiosità di conoscere e imparare ad amare cercando di comprendere la realtà per ciò che davvero è. Ma farlo a migliaia di chilometri da casa, per la prima volta da sola, affrontando un viaggio lungo e faticoso, per chi come me ha paura di volare, è stata una sfida. Il “vostro” caldo ha cercato di sconfiggermi e la città, le sue strade, i suoi colori, i suoi suoni, lo Zumbi, la foresta che si affaccia a tratti, come da noi si trovano i boschi, l’Amazzonia, mi hanno detto da subito:”Tu chi sei? Che cosa vuoi? Non è il tuo posto qui! Vediamo se ce la fai”. Ma certe cose non si possono dire o spiegare se non con le parole del cuore. Ho amato da subito questo posto, ho sentito che finalmente ero dove Debora doveva stare e che il viaggio della vita mi aveva portato là dove dovevo essere. Mi è rimasto tutto nel cuore, tutta quella immensa gioia che per tre settimane ho provato là, dall’altra parte del mondo.  Rileggo certi miei pensieri “qui la vita è vera, è tutto così reale ed è così distante dal mondo da cui provengo io: frettoloso, aspro, a volte fittizio. Qui ritrovi il tuo posto nel mondo, ritrovi la tua dimensione”. Eppure qui la vita è difficile, incerta ed il clima è ostile, ma trovi visi sorridenti, persone che non ostentano la sofferenza che ti aspetteresti di vedere, eppure comprendi che c’è il dolore, che manca tanto di ciò che è essenziale. Ma nessuno sembra pensarci. Tutto è normale. I bambini giocano, cantano e ridono, che sorrisi meravigliosi hanno! E le suore?  Infaticabili! Pregano, si danno da fare, aiutano, ascoltano, si occupano di tutti quelli che hanno bisogno. La loro casa sembra un’oasi nel deserto, è un rifugio, una scintilla, l’ acqua fresca, un riparo inatteso, pur nella sua semplicità, in mezzo a questo caos. E’ un posto dove questi bambini, questa gente che vive in baracche, difficili anche solo da pensare, può trovare una speranza, può uscire per un po’ da quel mondo che fa paura, credo anche a chi ne fa parte, da quel posto faticoso e sfortunato che è lo Zumbi. Qui c’è chi si interessa di loro, qui c’è accoglienza e amore.

E anche se è difficile portare tutto avanti, far bastare i soldi, procurarsi ciò che occorre e vivere nel giusto equilibrio di questo mondo che ti può divorare, una piccola comunità di donne coraggiose si muove instancabile per aiutare quante più anime incontrano. E quanto vale il loro impegno lo si vede dalla gioia dei bambini quando varcano il cancello, dalla tranquillità con cui i genitori li affidano in mani sicure, dai sorrisi, dai canti con cui le persone partecipano alla Messa nella chiesa della comunità. Mi sono ritrovata a pensare che proprio in questo posto si trova Dio. E non è perché sono stata con sei donne che hanno deciso di consacrarsi a lui, o perché c’era un altare verso il quale pregare: l’ho visto nella distribuzione del rancio a quelle famiglie riconoscenti nei cui occhi ho letto fatiche e dolori, l’ho visto nelle risate dei piccoli bambini che hanno fatto ginnastica con me e si sono sorpresi a fare qualcosa che li ha fatti sentire bene e forse un po’ diversi da come si sentono là fuori...l’ho visto negli occhi dolci e scintillanti delle ragazze che qui possono imparare a ballare, un modo di misurarsi con sé stesse, di confrontarsi con le coetanee, di poter crescere. Per chi non è mai stato in un posto così, per chi come me arriva da luoghi dove la povertà e il disagio sono una realtà nascosta sotto ponti che vedi solo da un treno lungo la ferrovia, o la intuisci con sospetto in chi ti tende la mano bisognosa da un marciapiede, è difficile comprendere davvero cosa occorra.... Pensi che cibo e denaro e vestiti siano la risposta, ma poi quando ti accorgi che, pur senza tutto ciò, le persone sorridono e ti accolgono e vivono come se tutto fosse normale, allora è nel cortile di una casa di sei suore metà indiane e metà brasiliane, che nonostante le differenze senti che capisci cosa occorre veramente. La speranza di potere avere una vita migliore, la voglia di sognare un bel domani, di trovare il sorriso per affrontare la giornata, sentire, sapere che anche oggi qualcuno si prenderà cura di te, del tuo bambino, del bambino che sei, troverà il suo sorriso migliore, ripeterà come ogni giorno le parole che occorrono per crescere e ti farà sentire il benvenuto. Seja bem vinda (benvenuta)... le parole che ho trovato scritte per me nella cozinha al mio arrivo. E queste parole sembrano risuonare per ognuno di quelli che entrano da quel cancello verde che è la Casa di Nossa Senhora do Carmo. Una piccola luce nella sterminata Zumbi, una luce che le stesse suore portano quando nello Zumbi ci si avventurano per andare da quelli che hanno bisogno di loro, infaticabilmente, con forza e coraggio. Sì, una piccola luce in mezzo a quelle case che sembrano accasciarsi una sull’altra senza fine, ma una luce per quanto piccola è un dono preziosissimo per chi si muove un po’ stanco nel buio, per chi va avanti e può vedere oltre e persino lontano, proprio grazie a quella piccola brillante Luce.

Debora Dinghi

 

 

 

Filippine

Un fiore nel cemento

 

Per fare tutto ci vuole un fiore” … recita una vecchia canzone italiana per bambini.

Questo verso, scritto da Sergio Endrigo, risuona oggi nella mia mente a ricordo di una intensa esperienza che ho vissuto nelle Filippine, a Metro Manila (Quezon City), ospite delle suore della Scuola Fiore del Carmelo.

Il tutto ha inizio dopo aver conosciuto la Fondazione Aiutare i Bambini (oggi Mission Bambini) che si occupa di finanziare progetti di sostegno per l’infanzia in tutto il mondo. Molti di questi progetti sono visitabili da volontari; tra i tanti, mi viene proposto di visitare, nel mese di novembre 2014, la Scuola Fiore del Carmelo, dove la Fondazione sostiene le spese per la scolarizzazione di parte dei bambini.

Metro Manila è una metropoli contraddittoria; il centro, la cosiddetta city, è costellato di grattacieli, centri commerciali, insegne luminose e un groviglio incomprensibile di strade, dove circolano auto di lusso, suv e Jeepney (Jeep americane della seconda guerra mondiale riadattate come minibus per la gente più povera). Uscendo verso la periferia di questa enorme metropoli (circa 20 milioni di abitanti) le cose iniziano a cambiare e si cominciano a vedere i primi “slum”, vere e proprie distese di baracche.

La Scuola Fiore del Carmelo sorge a Quezon City (una delle 14 città che costituisce Metro Manila), ai margini di una di queste baraccopoli.

All’arrivo, le Sisters si dimostrano fin da subito ospitali e premurose con me, Roberta e Carlo (i miei compagni di avventura), accogliendoci con una festa dove i bambini e i ragazzi della scuola cantano e ballano per noi; rimango incantato per quanto preparato per il nostro arrivo.

La cosa che però mi colpisce di più è la coesione tra studenti, insegnanti e Sisters; un microcosmo perfetto, dove regna armonia, entusiasmo e tanta energia positiva.

Per noi volontari, la visita alla scuola è occasione per verificare lo stato del progetto e fare animazione con i bambini. L’attività scolastica inizia presto, alle 7.30 del mattino, e si protrae fino al pomeriggio; la scuola è bella, pulita ed in ordine; si tratta di una struttura che ha poco da invidiare a quelle italiane, dove i bambini dai 4 anni fino ai ragazzi di 14 anni possono giocare e studiare in tutta tranquillità.

Dal giorno successivo al nostro arrivo, io, Roberta e Carlo iniziamo le nostre attività di animazione con i bambini dai 4 anni fino agli 8 anni, presentandoci con vari giochi introduttivi, tra i quali quello con la matassa di filo (emblema del groviglio di domande che questa esperienza lascerà dentro di me), un moderno filo d’Arianna che unisce idealmente i piccoli filippini a noi animatori italiani. Nelle due settimane spese nella scuola, proponiamo ai bimbi i colori vivaci del “paracadute”, dei palloncini e dei disegni, alternati alla magica trasparenza delle bolle di sapone, quelle giganti, quelle che meravigliano anche noi adulti. Si passa, poi, alle gare a squadre con la palla, ai balli di gruppo, fino ad arrivare ai giochi dove si utilizza materiale povero (bicchieri e cucchiai di plastica), nell’intento di ricordare che, attraverso la creatività, con poco si può giocare e divertirsi.I bambini sono il cuore della scuola; saltano, urlano, abbracciano … e soprattutto sorridono. La gioia nei loro occhi moltiplica le mie forze. Ciò che mi sorprende è l’entusiasmo e la vitalità delle giovani Sisters della scuola, che ballano, scherzano, cantano e giocano con i bambini … e con noi; anche le Sisters hanno un cuore di bambino ed è bello che lo manifestino con tanta purezza. Allontano così dalla mia mente il prototipo della suora anziana e severa che aveva popolato i miei pensieri di fanciullo. A fine giornata, dopo molte ore passate nella scuola, è d’obbligo un giro nel quartiere da dove vengono i nostri gioiosi bambini. Ed è lì che apro gli occhi sulla realtà degli “slum”; le cose non sono così belle, pulite e colorate come nella scuola. Bastano 300 metri dalla scuola per entrare nel quartiere di “Happyland” (letteralmente Terra della Felicità), pochi passi per scoprire l’amara ironia che nasconde quel nome. I vicoli tra le baracche sono così stretti e bassi che spesso devo fare dei mezzi avvitamenti e chinarmi per poter passare; il caldo umido si mescola con l’odore acre dello smog proveniente dalle strade, i rifiuti, abbandonati ovunque, alimentano l’insistente ronzare delle mosche vicino alle fogne a cielo aperto; i cani randagi, magri e malaticci, non hanno nemmeno la forza di abbaiare, quasi consapevoli del triste destino che li accomuna ai loro padroni; i galli, legati all’uscio delle case, ricordano il macabro e spietato rituale dei combattimenti tra animali; le baracche, fatte di lamiera o plastica, sono buchi di pochi metri quadri, dove si affollano adulti e bambini, con conseguenti problemi di promiscuità. Inspiegabile come da quelle baracche possano uscire dei bambini che, quando si presentano a scuola, sono puliti e con la divisa in ordine.

Tutto mi fa pensare più ad un inferno di cemento che ad una terra della felicità.

Ed in tutto quel drammatico caos di odori, sporcizia e lamiere, mi convinco che la miseria urbana ha qualcosa di più duro e ostile della povertà rurale, dove la natura, con il suo fascino e la sua bellezza, riesce, in piccola parte, a lenire le sofferenze umane. La natura consola. Qui, invece, in qualsiasi direzione io posi lo sguardo, vedo qualcosa di “brutto” che amplifica la miseria che circonda queste persone, una miseria materiale … e psicologica. Non di rado si incontrano per le strade studenti del Fiore, ma alcuni di questi, tolta la divisa scolastica, fatico a riconoscerli in mezzo ai colori spenti dello “slum”.

Mille domande intasano la mia testa, molte di queste destinate a rimanere senza risposta.

Ciò che, invece, posso dire con certezza è che la scuola Fiore del Carmelo, grazie all’entusiasmo delle Sisters e al grande supporto degli insegnanti, riesce a dare educazione e serenità a questi bambini sfortunati, tenendoli lontani, durante il giorno, da quell’inferno di lamiere e polvere che è lo “slum”.

La scuola è, di nome e di fatto, un fiore nel cemento… un fiore che consola educando i bambini.

E dall’educazione delle nuove generazioni dipende il futuro del mondo … che a me sembra molto, se non addirittura tutto!

Per fare tutto ci vuole un Fiore.

Michele Tezza

 

 

“È più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, per educare è necessario essere.” (Alberto Hurtado)

 

 

 

 

Il mio quartiere

Roma, quartiere Borghesiana, qui vivo con la mia famiglia. Qui abbiamo una chiesa che si chiama S. Giovanni Maria Vianney. Noi ragazzi, con il parroco Don Marco e il vice-parroco, ci divertiamo tantissimo perché spesso si organizzano giornate di ritrovo dove si pranza tutti insieme con i nostri genitori e si canta, mentre per i ragazzi più grandi (medie e superiori) c’è il Pub in oratorio.

Mi piace frequentare la chiesa, non solo per la parte spirituale, ma anche per il fatto che mi ritrovo con i miei amici di scuola.

Vicino alla chiesa c’è la Biblioteca Comunale dove ci sono tanti libri interessanti e si organizzano spettacoli per bambini e ragazzi.

Poco distante dalla chiesa c’è la Polisportiva con il campo di calcio e la palestra che frequento. Faccio parte delle Majorettes. In varie occasioni e per le feste patronali sfiliamo in processione con la banda e facciamo i balletti. In primavera mi piace passare molto tempo nel giardino pubblico, dove incontro i miei amici.

I ragazzi delle medie vanno in giro per le strade e mi fanno un po’ paura perché fumano e fanno i bulli, ma a me non hanno mai dato fastidio.

Durante il giorno è un buon quartiere, ma la sera iniziano a sentirsi botti e sgommate delle auto e questo continua tutta la notte e fa spaventare.

Ma comunque amo il mio quartiere con tutti i suoi pregi e i suoi difetti e mi piace farne parte.

Melissa, 10 anni

 

 

 

Una visita speciale

Dalla Scuola dell’Infanzia

“Del Carmelo” di Pietrasanta (FI)

 

Dopo la bellissima festa dell’accoglienza abbiamo avuto il grande onore di accogliere  il nostro amatissimo Vescovo Mons. Giovanni Paolo Benotto. Non appena si è saputo della sua imminente visita tutto il team si è dato da fare per l’organizzazione e la preparazione di questo evento.

I bambini sono stati preparati con entusiasmo e serietà dalle insegnanti attraverso canti e spiegazioni della figura Vescovale e del suo fondamentale ruolo per la nostra società.

I genitori hanno partecipato numerosi e con grande interesse hanno ascoltato attenti le parole del Vescovo che senza alcun dubbio sono state toccanti e profonde riguardo proprio alla scuola al suo educare e a quanto oggi giorno sia difficile spiegare e trasmettere ai più piccoli i veri valori della famiglia e dell’ambiente circostante.

Durante la mattinata oltre ad ascoltare i bambini si sono susseguiti interventi da parte della direttrice suor Daniela la quale ha espresso con tutto il cuore l’importanza di questa visita per tutti noi e quanto sia bello lavorare con i bambini ma anche con l’appoggio sicuro e volenteroso dei nostri stupendi genitori.

Hanno poi parlato le insegnanti anch’esse determinate in questo difficile cammino a far del loro meglio per insegnare le cose più giuste con amore e divertimento.

Infine un genitore, il quale si è fatto portavoce di tutti gli altri ha espresso la gioia di questa visita e ha specificato quanta fede e pazienza ci serva per tirare su i bambini che adesso vivono una società dove tutto è permesso.!!!

Per concludere il signor Castagnini artista di icone (e papà di un nostro alunno) ne ha regalata una bellissima al Vescovo il quale è rimasto veramente entusiasta. Assieme a tutti i partecipanti per concludere la visita abbiamo recitato un’Ave maria e con la benedizione del vescovo ci siamo salutati e siamo usciti in giardino per fare un piccolo rinfresco.

Il giorno seguente molti genitori, nonni e parenti si sono tanto complimentati della bella visita del Vescovo e hanno detto che è stata un’esperienza davvero positiva per tutti.

Il Vescovo, sempre cordiale, dopo tre giorni ha inviato una lettera presso la nostra scuola ringraziando della bella accoglienza e del calore positivo emanato da tutto il personale docente, dai genitori, dalle suore che svolgono un compito estremamente impegnativo e soprattutto dalla fantasia e dall’amore dei nostri bambini !!!! ………….

In programma ci sono ancora momenti belli da vivere insieme: genitori, bambini e insegnanti , nei prossimi sabati di Novembre ci troveremo attraverso laboratori, per realizzare sotto la guida di qualche papà esperto, casine e personaggi di creta per allestire il presepe nella scuola e per fare il mercatino  di natale. Seguirà la tombolata con  dolci porta e condividi. Infine la bella  recitina  per festeggiare Gesù bambino.

 

Maestra Cinzia

 

 

 

Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,

ti amo nella mia nullità,

ché anche in questo comprendo la

tua infinita sapienza:

ti amo nelle vicende molteplici,

svariate o straordinarie con le quali

Tu accompagnasti la vita mia …

Ti amo in tutto,

o di travaglio o di pace,

perché non cerco,

né mai cercai le

consolazioni di Te,

ma Te,

Dio delle consolazioni.

perciò mai mi gloriai,

né mi compiacqui

di quello

che mi donasti nel tuo

Divino amore

per sola

grazia gratuita,

né mi angustiai

e turbai,

se rilasciata

nell’aridità

e pochezza.

Beata Maria Teresa

di Gesù

 

 

Per informazioni, richieste, attestazioni di grazie ricevute, rivolgersi a:

 

POSTULAZIONE ISTITUTO DI

NOSTRA SIGNORA DEL CARMELO

Casa Generalizia - Via dei Baglioni, 10

00164 Roma - tel. 06 66153752

 

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