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Tu sei qui: Portale La Fiammella La Fiammella n 1 - 2016


Ti amo in tutto,
o di travaglio, o di pace;
perchè non cerco, ne mai cercai,
le consolazioni di Te;
ma Te, Dio delle consolazioni.

Benvenuti nel sito

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Madre Angelisa Spirandelli, Superiora Generale
Un cordiale saluto a quanti si accosteranno al nostro sito web preparato con gioia e passione nell’intento di far conoscere l’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, il suo Carisma specifico nell’ambito della grande Famiglia Carmelitana.
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La Fiammella n 1 - 2016

La  Fiammella

Periodico dell’Istituto Nostra Signora del Carmelo     Numero 1 - Anno 2016

In cammino verso la

Vita interiore

 

Statua della Madre Scrilli

di Luigi Magi, Casa madre, FI

 

La Fiammella

Numero 1

Anno 2016

 

 

Periodico quadrimestrale

di proprietà della

Congregazione delle

Suore Carmelitane

Istituto di N.S. del Carmelo

Via dei Baglioni, 10

00164 ROMA

 

Direttore Responsabile:

Filomena Fina

 

Direzione Redazione:

Suore Carmelitane

Via dei Baglioni, 10

00164 ROMA

Tel. 06 66153752

casageneralizia@inscarmelo.it

www.inscarmelo.it

 

Abbonamento Annuo:

Ordinario: a 10,00

Sostenitore: a 20,00

CCP 31320005 intestato a:

Istituto di N.S. del Carmelo

Via dei Baglioni, 10

00164 ROMA

 

Registrato alla Cancelleria

del Tribunale di Roma

Decreto 301/96 dell’11.06.1996

 

 

Finito di stampare

nel mese di Aprile 2016 presso:

Tipografia Cardoni s.a.s. - Roma

info@tipografiacardoni.it

 

 

Sommario

 

 

Editoriale                                                            3

Essere amato                                                              4

Nacqui per te, mio Signore, che vuoi da me?       5

L’insegnamento di Santa Teresa D’Avila             7

Giubileo della Misericordia                                    10

Il Signore è la mia luce e mia salvezza               13

L’importanza del silenzio                                      14

Incontro della Famiglia Carmelitana del Lazio 16

“Vieni e seguimi”                                                     19

“Eccomi”                                                                  21

Lasciare tutto                                                           24

Professione perpetua di Sr Evelin Estrera           26

Grati perchè amati                                                  27

Nella misura in cui accogliamo la

grazia della misericordia                                    29

Preghiera                                                                   32

 

 

EDitoriale

 

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.  Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (Rm 12, 1-2)

 

La vita spirituale non è altro che l’esercizio della vita nuova in Cristo, non un atto liturgico che si compie nel tempio, ma nella vita di ogni giorno. Siamo chiamati ad entrare in relazione con Dio, ad essere un’offerta vivente con la nostra vita quotidiana. Più ci ha donato Dio nella sua grazia, e più ci sentiamo spinti a presentargli l’offerta della nostra riconoscenza. Non dobbiamo cercare lontano da noi un’offerta che esprima il nostro amore. Il nostro corpo, le nostre membra, cioè le nostre attività devono essere consacrate a Dio. È questo che Dio gradisce. La prima cosa da fare è allora  centrare la nostra vita in Cristo per conoscere i sentimenti di Dio, interiorizzarli e metterli in pratica, questa è la vita spirituale del cristiano. 

La nostra Madre Fondatrice Maria Teresa Scrilli aveva un’anima contemplativa e la sua vita è stata una progressiva configurazione a Cristo sofferente. Gesù vuole stabilire con noi, suoi amici, una relazione che sia il riflesso di quella che Lui stesso ha con il Padre: una relazione di reciproca appartenenza nella fiducia piena, nell`intima comunione (Papa Francesco).

Il primo passo del cammino verso la vita interiore è la meditazione che ci mette nelle giuste disposizioni per intrattenerci con Dio. La meditazione, come una speciale forma di preghiera, parte dal profondo dell’uomo per disporlo al raccoglimento, in questo ci è maestra S. Teresa d’Avila che, con l’immagine del castello, ci fa entrare nella nostra anima.

A tutti i lettori porgiamo i nostri auguri di Buona Pasqua.

 

Sr Annie Petta

 

Ogni Volta che ascolti

con attenzione quella voce che ti chiama

L’Amato,

scoprirai in te il desiderio di riascoltarla

più a lungo e più profondamente. 

È come scoprire una sorgente nel deserto.

Quando si sente il terreno umido,

si vuol scavare più a fondo.

 

Henri Nouwen

 

 

nacqui per te,

mio Signore                 ,

che vuoi da me?

 

La beata Maria Teresa di Gesù e la ricerca di Dio.

 

Molte volte si sente dire che bisogna ritornare alla vita interiore. Ma che cosa è la vita interiore in realtà? Perché bisogna ritornare? Si spiega anche che il male dell’uomo consiste in una proiezione continua verso la parte esterna mentre se cercasse nell’interiorità troverebbe la soluzione di tutti i suoi problemi. Sono molte le anime ansiose di vita interiore,  ma non sanno che cosa fare per raggiungerla e quando guardano verso dentro, si sentono sconcertate ed oscure.

La Madre Scrilli si chiedeva spesso quale fosse la volontà di Dio su di sé “Ah mio dolcissimo Sposo... sempre ripeterò ... sono tua, nacqui per te, mio Signor, che vuoi da me?” Questo interrogativo é tipicamente cristiano, dato che per noi la vita é dialogo con Dio; dialogo che vede in Dio e non in noi il suo interlocutore principale. Il discernimento della volontà di Dio non lo possono fare i “saggi e intelligenti” ma solo coloro che sono quei “piccoli” ai quali Dio ha rivelato “queste cose” (Mt. 11,25). Dunque, la domanda circa la volontà di Dio é posta bene quando ci poniamo nella disponibilità di farci dono e di fare posto in sé ad un Altro.  Essere discepoli di Gesù non significa ricevere precise informazioni dall’alto ma mettersi in ascolto (preghiera) e in ricerca per conoscerLo nelle Sacre Scritture e per scegliere nelle “piccole cose” quotidiane, come nelle grandi,  quella migliore secondo la sua volontà.

Abbiamo un esempio nella Fondatrice: “Paragonavo me stessa, a Dio donata, all’oro in mano all’Orefice, ed alla cera in mano al suo lavoratore, disposta a prendere, ogni qual forma a Lui piacesse: mi riguardavo non più padrona di me, ma sol guidata da quell’impulso, che sentivo al mio spirito, mosso dal mio dolcissimo Amore, che tutto il possedeva. Oh mio Sposo! Dicevo: e chi mi ritrarrà dal compiacerti? Veruna cosa, che a ciò, sembri ben forte: perciò Ti piaccia di additarmi la via … vedevo che tanto poteva essere ancora restando nella propria Famiglia; se Egli lo avesse voluto; che il mondo, poco dà noia, a chi, si è dato a Dio senza riserva”.

Per noi consacrate/i la relazione con Dio ha la connotazione più profonda di matrimonio mistico, Dio è lo Sposo dell’anima. “Questo amore di natura sponsale che intercetta tutti i sensi e ispira i passi del cammino, la creatura umana può viverlo non solo nei confronti di un altro essere umano, ma anche di Dio.” (Prologo, Contemplate). Possiamo cogliere questa profonda relazione con Dio Sposo nella Madre Scrilli in numerosissimi passi della sua Autobiografia:“Tutto incominciava e finiva, in una stretta amorosa col mio Sposo Gesù, ed esultanza dolcissima, dell’essermi a Lui donata, a disdoro del mondo … O mio Sposo, o mio Sposo: quanto dura cosa è una tal cognizione, a chi cotanto Ti ama! Dico il comprendere quanto dagli uomini, sia trascurata la conoscenza di Te come se ogni altra cosa fosse di questa, più necessaria”.

La grande sfida per noi consacrati oggi è la capacità di “continuare a vedere Dio con gli occhi della fede, in un mondo che ne ignora la presenza ”Giovanni Paolo II. Coltivare la vita interiore non deve generare un’esistenza “astratta”, ma una vita che, nell’umile vicinanza con Dio e nella fraternità con il prossimo, realizza e dà pienezza.

 

Sr Maricla Deiana

 

 

 

Con Maria sul cammino dell’interiorità

L’insegnamento di Santa Teresa D’Avila

 

Un giorno Gesù chiese a Santa Teresa d’Avila “Chi sei tu?”, rispose “Sono Teresa di Gesù”. Subito si rivolge a Lui con la domanda “E tu chi sei?” la risposta “Sono Gesù di Teresa”. Per arrivare a questa confidenza la santa ha percorso un lungo cammino nella vita spirituale. Per lei Gesù è tutto. Attraverso la sua profonda esperienza di Dio è diventata maestra di vita spirituale. Però non è possibile presentarla come maestra di vita spirituale senza approfondire la sua esperienza interiore con Maria, Madre di Dio. Ancor più che lei è una figlia del Carmelo, il quale è tutto mariano. Il 1° capitolo de Il libro della vita ci aiuta ad entrare nel clima mariano in cui ha vissuto da piccola. La preghiera del Rosario era sempre recitata e la sua mamma desiderava che i figli crescessero nella devozione verso la Madre di Dio. Teresa infatti aveva capito profondamente l’importanza della preghiera e ci racconta un’esperienza di quando era bambina: desiderava diventare martire per la fede, non vi riuscì perciò scrisse “Cercavo la solitudine per recitare le mie preghiere che erano molte, specialmente il rosario”. All’età di 13 anni Teresa resta orfana della mamma e fa un atto di affidamento a Maria: “Mi portai afflitta a una statua della Madonna e la supplicai con molte lacrime a volermi fare da madre. Mi sembra che questa preghiera, fatta con tanta semplicità, sia stata accolta favorevolmente, perché non vi fu cosa in cui mi sia raccomandata a questa Vergine sovrana senza che ne venissi subito esaudita”.

È una cosa meravigliosa, perchè nonostante fosse molto piccola intuisce il mistero dell’amore materno di Maria con la maturità di una persona adulta. Non lascia mai la preghiera mariana del rosario e come risposta ottiene da Maria la sua protezione e la grazia della conversione: “Ella, infine, mi fece sua”. La sua relazione con Maria la rafforza spiritualmente lungo il cammino della vita nel Carmelo, dove, per lei tutto è mariano: l’abito, la Regola, la spiritualità carmelitana, e questo la fa felice. L’abito carmelitano è soprattutto lo scapolare, segno di appartenenza alla Madonna e segno di consacrazione a lei. Con esso Teresa si lega con vincolo d’amore ed è certa che, chi vive fedelmente secondo la sua vocazione, portando lo scapolare con devozione, otterrà protezione e aiuto.

Nel Libro delle Fondazioni, essendo stata vicino a una consorella, che era in punto di morte, sentì le sue ultime parole: “Oh, Madre, che belle cose sto per vedere!”. La santa racconta questa testimonianza alle sue consorelle e le invita tutte a collaborare con la grazia ricevuta per ottenere il Paradiso e scrive: “Spero pertanto nella bontà di Dio, per i meriti di suo Figlio e della gloriosa Madre sua, di cui portiamo l’abito, che ci farà la stessa grazia. Per questo, figlie mie, sforziamoci di essere vere carmelitane, perché presto la nostra giornata avrà fine”(Fondazioni 16,5). Il vivo ricordo della sua appartenenza filiale a Maria porta Teresa a suggerirci il senso della vocazione carmelitana e dice: “Tutte noi che portiamo questo abito del Carmine siamo chiamate  alla preghiera e alla contemplazione, perché questa è la nostra origine e siamo discendenza di quei santi padri del monte Carmelo che, in così grande solitudine e nel totale disprezzo del mondo, cercavano questo tesoro (Maria), questa perla preziosa di cui parliamo (Mansioni V, 1,2).

Teresa, riferendosi alla sua esperienza d’amore verso Maria, esorta le sue consorelle all’amore reciproco e alla comunione dei beni, come essenziale fondamento della loro vita: “Cosicché, figlie mie, se tutte siamo figlie della Vergine e siamo sorelle, procuriamo d’amarci molto tra noi”. (Lettera alle monache di Siviglia, 13 gennaio 1580); “Portiamo un abito per questo: perché ci aiutiamo gli uni (monasteri) gli altri, poiché ciò che è di uno è di tutti” (Lettera a Priora e Suore di Valladolid, 31 marzo 1579). 

Nel suo libro Castello interiore ci offre delle indicazioni per vivere la presenza di Maria in tutti gli ambiti della nostra vita: intercede per i peccatori, è modello ed esempio di tutte le virtù. Nel libro dei Pensieri sull’Amore di Dio, Teresa presenta Maria come la Sposa nel Cantico dei Cantici, infine Maria è Madre. In lei tutte le virtù si riassumono nella comunione con Cristo: “Quelli che si sono avvicinati di più a nostro Signore Gesù Cristo hanno anche sofferto di più. Considerate le sofferenze della sua santissima Madre e dei suoi gloriosi apostoli.” (Castello VII, 4,5). Santa Teresa dice: “Oh, se imparassimo un po’ di umiltà dalla SS. Vergine! e vivere le virtù come le ha vissute Lei, sarebbe più facile contemplare le meraviglie di Dio e diventare vere discepole di Gesù fino alla Croce”. La Santa ci insegna, che avendo Maria  come il modello della vita interiore possiamo arrivare  alla pienezza dell’unione con Dio. Seguendo l’insegnamento della Santa dobbiamo saper creare momenti di silenzio, di deserto attorno e dentro di noi stessi per riprendere, con distacco dalle cose che possono essere un ostacolo, la via indicata da Lui in filiale compagnia di Maria.

 Concludo con augurio a me stessa e a ognuno che leggerà questo articolo di arrivare a ripetere con  santa Teresa: “La vita mi è divenuta una specie di sogno, e sogno mi sembra tutto quello che io vedo. Non sento più né grandi gioie, né grandi afflizioni. E se talvolta ne provo ancora, è solo per poco tempo, tanto da meravigliarmene io stessa, rimanendomene poi con l’impressione come di una cosa sognata.”

Sr Walentyna Wylotek

 

 

 

giubileo della Misericordia

 

“La gioia di attraversare la Porta della Misericordia si accompagna all’impegno di accogliere e testimoniare un amore che va oltre la giustizia, un amore che non conosce confini. È di questo infinito amore che siamo responsabili, nonostante le nostre contraddizioni.” Papa Francesco.

 

 

Apritemi le porte della giustizia” (Sal 118, 19) così il Santo Padre Francesco inaugura il Giubileo della Misericordia invitandoci a superare le soglie, quella più faticosa: la conversione.

In tutte le civiltà antiche la Porta dei luoghi sacri ha sempre avuto una grande rilevanza per essere stata considerata luogo rituale e metafora interiore dell’ascesi mistica. Nelle diverse culture l’atto del “varcare una soglia” ha il significato di entrare in un mondo nuovo e conformarsi ai suoi principi e valori. Rappresenta la separazione o la comunicazione tra i due ambiti o tra due livelli: il noto e l’ignoto, il profano e il sacro.

Il passaggio, la porta, è anche elemento di identificazione della vita, che non è altro che un continuo varcare soglie, attraverso il passaggio da una fase all’altra (Cfr. La dimensione simbolica della porta. Mariangela Gelati).

La tradizione della Chiesa cattolica riprende e dilata l’esperienza delle culture primitive, dal punto di vista simbolico. Nella tradizione cristiana la porta è anzitutto icona di Cristo, essendosi egli stesso proclamatosi vera porta dell’ovile “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvato” (Gv 10,9). L’immagine della porta, alla luce dell’affermazione giovannea, sta a indicare la funzione di Gesù quale mediatore unico di salvezza, in contrapposizione a tutti i falsi banditori di salvezza. 

Romano Guardini, che nel portale scorge la funzione di narrare le altre realtà, afferma che esso “sta tra l’esterno e l’interno; tra ciò che appartiene al mondo e ciò che è consacrato a Dio. E quando uno lo varca, il portale gli dice: lascia fuori quello che non appartiene all’interno: pensieri, desideri, preoccupazioni, curiosità, leggerezze. Tutto ciò che non è consacrato, lascialo fuori. Leggendo il portale in chiave dinamica, esso, infatti, indica il passaggio da uno stato interiore ad un altro, venendosi a realizzare il processo di separazione, di rottura, necessario per introdursi in un altro stato di vita. Non indicano, questi movimenti, se non anzitutto l’idea di una purificazione e di una trasformazione? Quasi a dire che prima di incontrare la luce occorre passare per il tunnel oscuro. Per questo il simbolo della porta viene a intrecciarsi antropologicamente con il bisogno interiore di andare oltre”. Cfr. Lo spirito della liturgia. I santi segni. R. Guardini.

 

La porta diventa l’ingresso dell’interiorità in S. Teresa d’Avila che spiega quanto l’anima sia spesso occupata nelle attività esteriori da non badare più a riflettere, rientrando in se stessa, inconsapevole che Dio dimora in lei. Dice: “Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di molte dimore che noi stessi non conosciamo, sí, sappiamo di avere un’anima, perché l’abbiamo sentito e perché ce l’insegna la fede, ma ben poche volte pensiamo alle ricchezze che sono in lei e a Colui che la abita. Le nostre preoccupazioni si fermano tutte alle mura del castello, ossia a questi nostri corpi. Come ho detto, questo castello risulta di molte stanze. Al centro, in mezzo a tutte, vi è la stanza principale […]. Dobbiamo ora vedere il modo di potervi entrare. Sembra che dica uno sproposito, perché se il castello è la stessa anima, non si ha certo bisogno di entrarvi, perché si è già dentro. Non è forse una sciocchezza dire a uno di entrare in una stanza quando già vi sia? Però molte anime stanno soltanto nei dintorni,  senza curarsi di andare più innanzi, né di sapere cosa si racchiuda in quella splendida dimora, né chi l’abiti.

Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è l’orazione e la meditazione. (Queste anime) benché ingolfate nel mondo finiscono con entrare nel castello, non mancano di buoni desideri: di tanto in tanto si raccomandano a Dio, e, sia pure in fretta, rientrano in se stesse con qualche considerazione. Pregano qualche volta al mese, benché distrattamente, dato che il loro pensiero è quasi sempre tra gli affari, a cui sono molto attaccate, secondo il detto: Dov’è il tuo tesoro ivi è il tuo cuore. Però, di tanto in tanto  riconoscono che la strada per cui camminano non è quella che conduce al castello. Finalmente entrano nelle prime stanze del pianterreno, ma vi portano con sé un’infinità di animaletti, i quali non solo impediscono di veder le bellezze del castello, ma neppur permettono di rimanervi in pace. Tuttavia han già fatto molto con l’entrarvi.” Cfr. Castello interiore.

Ogni stanza ha una porta  che non si può aprire per  forza o con la furbizia ma con la sua chiave. Ci serve “la chiave” giusta. Qui può aiutarci l’Icona del Padre Misericordioso, simbolo del Giubileo. Osserviamo il Padre e il Figlio. Il Padre aspetta con amore. Il Figlio deve usare “le chiavi” per entrare nel Castello interiore per trovarsi nelle braccia del Padre. Guardiamo che tipo di chiavi doveva usare per gioire dell’incontro con il Padre che ama e perdona. Entrare al centro del Castello vuol dire incontrare l’Amore Misericordioso.      

Un pellegrino    

 



 

il Signore è la mia

luce e mia salvezza (Sal 27,1)

  

Dopo il lungo decorso della mia malattia, di circa un anno e mezzo, il Signore, che è grande nell’amore, mi ha concesso la grazia della guarigione, io credo per intercessione della nostra fondatrice, la beata Maria Teresa Scrilli.

In seguito a dei dolori alle ossa mi fu diagnosticata la tubercolosi ossea, purtroppo in fase avanzata. Dovevo portare il busto dal collo alla vita, avevo cessato di camminare e si prevedeva un rischioso intervento alla colonna vertebrale … insomma … poco da sperare … la mia vita era finita.

Dopo una lunga terapia iniziai a stare meglio, era tempo di fare la visita dal chirurgo. Il professore, dopo aver studiato l’evoluzione della malattia e avermi fatto eseguire alcuni esercizi, dichiarò che a livello osseo ero perfettamente guarita e che l’intervento non era necessario. Dovevo solo fare la fisioterapia per rinforzare i muscoli. Era tanto meravigliato che mi chiese chi fosse la nostra fondatrice e riteneva la mia guarigione un prodigio.

Ringrazio il Signore incessantemente perché ha avuto misericordia di me. La mia profonda gratitudine va anche ai medici e infermieri dell’Ospedale “Lazzaro Spallanzani” che mi hanno curata con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze (Dt 6,5) e alle mie consorelle che mi hanno assistita e accompagnata. Certamente le parole non bastano per esprimere la mia gratitudine, ma prego perché il Signore vi ricompensi per il bene fatto.

Dio vi benedica e la protezione della Madonna sia sempre con voi!

 

Sr M. Matrona Ola

 

 

 

l’importanza

                     del silenzio

 

 

“Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto” Benedetto XVI.

Viviamo in una cultura della comunicazione e dell’informazione, ognuno condivide opinioni, pensieri,  sentimenti. Spesso non riflettiamo su quello che sentiamo, diciamo o stiamo per dire. La mancanza di riflessione ci può indurre a comunicare in modo superficiale, a ragionare solo sull’apparenza nostra e del mondo circostante. Se riflettiamo sulla nostra comunicazione e sulle nostre parole ci rendiamo conto che, per la maggior parte, queste non sono autentiche né significative e non dicono ciò che veramente vogliamo esprimere.

Come dice M. Hess “Le parole sono una maschera  perché raramente esprimono il loro vero significato ma, piuttosto, tendono a velarlo”. Talvolta si parla per abitudine, per sfuggire alla solitudine più che perchè si ha qualcosa di significativo da dire. Si parla per evitare il senso di vuoto o perchè  si è convinti  che più si parla meglio è. Ma parlare molto non significa comunicare. Molti credono che comunicare sia parlare bene, invece è essenzialmente saper ascoltare, è l’ascolto che permette di costruire relazioni di qualità.

 

La disponibilità all’ascolto degli altri nasce proprio dalla capacità di ascoltare se stessi, il silenzio è  uno dei modi per rientrare in noi stessi, nel nostro centro, di entrare in contatto con la nostra essenza, ascoltare la voce interiore dove nasce la capacità di comunicare. “La parola sorge dal silenzio e al silenzio ritorna”, affermava Jean Guitton. Papa Benedetto XVI scriveva: “Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare”. Non si parla di  un   silenzio che  vuol dire stare semplicemente zitti, il silenzio non è solo assenza di rumori esterni o di parole. Ci sono silenzi che fanno male a noi stessi e agli altri, che sorgono dal nostro egoismo o in cui ci rifugiamo cercando di scappare dalla vita e dalle sue responsabilità. Quello soprattutto interiore, spirituale, può fare relazione, dialogo giusto con la realtà, con il mondo e con gli altri. Dice Baldini ”Ascolto e silenzio devono  stare insieme, impariamo ad ascoltare, cercando punti di silenzio nelle parole dell’altro perchè solo quando la mente è in silenzio possiamo recepire bene  ciò che ci viene detto”.

Dal silenzio nascono tutti i miracoli e tutte le  scoperte sia della scienza che della spiritualità.   Nel silenzio  troviamo l’energia per tutta la nostra giornata, la nostra parola viene illuminata, troviamo risposte, armonia, parole per comunicare ciò che sentiamo e pensiamo.

 

Nel silenzio Dio parla all’uomo “Siediti ai bordi dell’aurora, per te si leverà il sole. Siediti ai bordi della notte, per te scintilleranno le stelle. Siediti ai bordi del torrente, per te canterà l’usignolo. Siediti ai bordi del silenzio, Dio ti parlerà” Swami Vivekananda.

Il grande profeta Elia sentiva Dio non nel tuono e nelle folgori, nel terremoto, nel vento potente, ma dice la Bibbia, in una “voce di silenzio sottile” I Re,19-13. I Vangeli ci mostrano che, spesso, sia prima che dopo ogni attività, soprattutto nei momenti decisivi, Gesù si ritirava in silenzio, nel deserto, per discutere con suo Padre.

Il grande problema dell’uomo contemporaneo è che ha perduto questo valore. Se pensassimo alle parole che diciamo ogni giorno ci accorgeremmo che non vengono dal silenzio ma da altre parole che ci circondano. È necessario  tornare alla Parola per plasmare le nostre parole sulla Sua.

Impariamo da Maria di Nazareth, modello di comunicazione vera in ogni epoca, che ha parlato al mondo con il suo silenzio.

 

Sr Elsy Vymelil

 

 

 

 

incontro della

Famiglia Carmelitana del Lazio

 

Un’accoglienza che ci arricchisce.

Ero forestiero e mi avete ospitato (Mt.25:35)

 

Come ogni anno si è tenuto nei locali del Centro Internazionale S. Alberto l’incontro della Famiglia Carmelitana del Lazio. Il tema dell’incontro verteva su immigrazione e integrazione. Dopo un breve saluto della segretaria zonale del Terz’ordine Luciana Levato e una preghiera animata con canti, ha preso la parola il professor Paolo Morozzo Della Rocca della Comunità di S. Egidio.

Bisogna approntare servizi nel settore dell’immigrazione a favore dei nuovi cittadini europei. Secondo indici di ricerca è come se fossimo tornati, nel 2014, ai terribili tempi della 2° guerra mondiale. Non si può non pensare alle parole del papa sulla 3° guerra mondiale a pezzetti, perché i profughi vengono da quei pezzetti. Nel 2015 la Siria è diventata il paese principale da cui provengono i profughi.

C’è una grande tragedia in atto rappresentata dai flussi migratori dei profughi che vengono in Europa via mare. Se pensiamo alle vittime di quel muro invisibile che separa l’Europa dalle sponde a sud del Mare Mediterraneo vediamo che in 20 anni sono state circa 25.000, anche se il numero esatto non si conosce. Sappiamo anche che questo flusso di profughi via mare è aumentato con l’aumento spaventoso della violenza e dell’insopportabilità della guerra in Siria.

L’Italia è stato per molto tempo uno dei porti di arrivo di questa ondata di profughi. Sbarcavano molti siriani e non si fermavano in Italia, infatti le richieste di asilo sono molto marginali. Contemporaneamente c’è una grave situazione di emergenza in Grecia che sta supportando quasi da sola il flusso dei profughi di primo arrivo in Europa. Anche la Grecia è una terra di arrivo e di transito. Chi sbarca in Grecia poi ha il desiderio di raggiungere altri paesi, la Germania, la Svezia, l’Austria.

Come evitare le morti in mare, come l’Europa può evitare questo? Come contrastare il traffico di esseri umani? La risposta è creare dei canali e preparare l’accoglienza.

Si parla tanto di invasione di profughi in Europa ma nel 2015 non superano 1.200.000, che in tutta l’Europa significa 2‰ della popolazione, mentre in Libano sono il 23% della popolazione. Conoscere queste cifre significa relativizzare le preoccupazioni e pensare cosa fare di più.

La comunità di S. Egidio ha promosso, insieme alla Chiesa evangelica e la Chiesa valdese, un programma di ingresso regolare in Europa, che è un esempio di ecumenismo nell’accoglienza e nella misericordia, attraverso un corridoio umanitario, facendo arrivare un gruppo di profughi siriani direttamente dal campo di accoglienza del Libano secondo un modello di accoglienza familiare nel quale sono coinvolte tutte le regioni d’Italia da Trento alla Sicilia.

L’accoglienza è ciò a cui papa Francesco ci ha invitatati.

Come l’accoglienza interroga la comunità cristiana? Anche come una sfida di evangelizzazione attraverso la misericordia, papa Francesco ha invitato molto all’accoglienza e tante realtà di Diocesi, Caritas, Associazioni di volontariato stanno organizzano un luogo di accoglienza in più rispetto a quello che c’era prima. Abbiamo la sensazione che il papa non voglia solo questo, ma che voglia invitare tutti a chiederci cosa vuol dire accogliere come una priorità in un mondo in cui l’accoglienza è una scelta di pace e la non accoglienza è una scelta di guerra. Non accogliere significa fare la guerra. Papa Francesco

… attenzione ad accogliere le singole persone, cioè l’accoglienza deve essere personale, dunque una sfida a non lasciare mai solo chi viene accolto, perché accogliere significa accogliere persone con la loro vita, tradizioni, problematiche. Non c’è nessuno che non possa essere accolto. Accogliere delle persone e farle sentire pienamente dentro un paese affascinante, interessante, non è solo mettere a disposizione un locale, un letto, ma anche disponibilità ad accompagnare e insegnare i misteri del paese in cui sono arrivati.

         

Luciana Levato

 

 

 

 

“Vieni e seguimi”

 

 Signore Gesù

solo Tu puoi colmare il desiderio di vero,

di buono e di bello che è nel mio cuore

fa’ che io scopra il tuo progetto

di amore per me.

 

 

 

 

La beata Maria Teresa Scrilli e Madre Maria Mosca hanno dato inizio a una grande avventura divenuta nel tempo la famiglia religiosa delle Suore Carmelitane.

  

Chiamati alla santità,

tendiamo ad essa coltivando una profonda vita interiore.

 

 La preghiera e

l’ascolto della Parola di Dio,

scandiscono il ritmo delle nostre giornate

carmelitane.

  

Contatti: Sr Walentyna Wylotek cell. 3807794795

e Sr Maricla Deiana tel. 06-661.50.980

www.inscarmelo.it

 

 


 

“Eccomi”

 

 Cinquantesimo di vita religiosa di Sr Maria Luisa Tam

  

Vi scrivo con un pò di ritardo, dovuto principalmente all’imperfezione fisica che rallenta notevolmente la mia attività dilazionando nel tempo ogni appuntamento che richieda sforzo visivo. Ma dal momento che non tutto il male vien per nuocere, ciò mi ha consentito di rafforzare i miei piacevoli ricordi vivendo e rivivendo l’esperienza del 12 ottobre 2014. Anno partico-larmente intenso il 2014, perché per ben tre volte in esso, le persone a me care, hanno organizzato i festeggiamenti per ricordare la mia solenne professione religiosa: a Roma in luglio con le consorelle al termine degli esercizi spirituali; a Pissatola (RO) il 14 settembre, attorniata dai collaboratori parrocchiali della comunità, dove risiedo e opero attualmente, e dagli amici di Gonars (UD); e infine nella mia parrocchia d’origine, S. Bartolomeo Apostolo di Goricizza, il 12 ottobre.

Ogni momento di questi tre appuntamenti é stato bello, ma quelli legati alla chiesa del mio paese natio hanno un sapore particolare; lì si sono sposati i miei genitori, lì ho vissuto la fede dell’infanzia e dell’adolescenza trasmessami dalla mia famiglia, lì ho ricevuto i sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia, lì ho vissuto momenti di gioia e respirato l’esperienza degli adulti con la corale. Come non ricordare le serate trascorse sul sagrato della chiesa a conclusione delle prove di canto, al chiaror della luna, cantando “ le villotte furlane”!

Per tutto questo GRAZIE! Grazie anche per quel canto d’ingresso “Eccomi”; quando lo ascolto o lo canto mi dona la totale disponibilità perché il Signore faccia di me ciò che desidera.

All’epoca delle “villotte furlane” non avrei mai pensato che un altro canto avrebbe impegnato così totalmente la mia vita! Anche se qualche flash ogni tanto s’accendeva per prospettarmi la possibilità di entrare in una congregazione religiosa, io immancabilmente lo spegnevo, come quella volta che, in confessione, il parroco di allora, mi ventilò la possibilità che Dio mi chiamasse alla vita consacrata ed io, per tutta risposta, non andai più a confessarmi da lui optando per il cappellano, stando ben attenta a non espormi troppo nell’argomento “scelta di vita”. Allora ero convinta che l’unica strada possibile per me fosse farmi una famiglia. All’età di ventun anni, poi, si prospettò un lavoro che mi sarebbe piaciuto molto intraprendere: l’insegnamento nella scuola materna statale. Non fu facile decidere: gravare sul reddito familiare per continuare gli studi o andare a Roma dalle suore carmelitane, col “pericolo” di farmi suora?

Finché presi la decisione di partire per Roma, rassicurata da mia madre. Ero decisa a mettercela tutta per tornare presto a casa con il diploma in mano. Non avevo fatto i conti, però, con l’Altissimo.

Un giorno entrai in sacrestia e dissi alla suora: “Voi suore avete il Paradiso assicurato!”. La religiosa rispose: “Ma non é indispensabile esserlo per il Paradiso”. Mi ritirai nella mia cameretta-studio con una tale serenità e gioia per essere riuscita a comunicare qualcosa di assolutamente intimo, lasciando che il timore per l’incertezza del futuro facesse posto al desiderio di accogliere il dono della vita consacrata.

 Ora non rimaneva altro che comunicare la mia decisione alla mia famiglia. L’occasione si presentò un pomeriggio di agosto, davanti ad un bel panino farcito con affettato casereccio, alla domanda meravigliata di mia sorella sul motivo per cui non ero tornata prima “Per caso vuoi farti suora‘?”. “E se anche fosse?”, fu la mia pronta risposta. Mia sorella fu la prima a darmi man forte nella scelta, anche mio fratello mi incoraggiò esclamando “Beh! Abbiam fatto noi le nostre scelte anche lei farà le sue!”. Mia madre, dal canto suo, disse che avrebbe pregato per me la Madonna del Buon Consiglio perché mi consigliasse. Quando andai a salutare il mio parroco ebbi l’impressione che avesse già capito tutto, mi lasciò con questa riflessione: “Anche nella vita consacrata ci sono momenti difficili; l’unico punto di forza e di riferimento sia per te l’Eucarestia!”. E cosi è stato, quando sembra di affondare nelle sabbie mobili, Cristo Eucarestia è sempre pronto ad allungare la Sua mano per farmi ripartire con forze inaspettate.

Mille grazie ancora per avermi dato la possibilità di fare un salto nel passato a riscoprire la gioia di una scelta di vita e ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, la potenza e la misericordia del Padre celeste che desidera solo la nostra felicità eterna.

Vi ricordo nella preghiera e vi abbraccio fraternamente.

 

Suor Maria Luisa Tam

 

 


 

lasciare tutto

 

 Celebrazione per i 50 anni di vita consacrata di Suor Teresina Morreale

 
Domenica, 15 novembre, alle ore 4:00 p.m. nella cappella delle Suore di Nostra Signora del Carmelo, sita al 2700 Jane Str., Toronto, c’è stata una solenne Messa di ringraziamento per la ricorrenza dei 50 anni di vita consacrata di Sr Teresina Morreale.

Nasce a Recalmuto in Sicilia, in una famiglia di 13 figli. Nel 1952 arriva in Canada, ad Hamilton, con la sua famiglia all’età di 20 anni dove, per aiutare a portare avanti la famiglia, lavora in fabbrica per quasi 12 anni.

Sr Teresina dice che al lavoro sentiva una voce che le diceva nel cuore “Lascia la tua famiglia e il tuo lavoro e seguimi”. Così nasceva la sua vocazione che la portava a lasciare tutto e ad affidarsi alle mani di Dio. Nel 1963 entra nell’Istituto di Nostra Signora del Carmelo. Si è dedicata in particolare all’assistenza degli anziani, servizio che le dava tanta gioia avendo sempre in mente le parole di Gesù “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi più piccoli l’avete fatto a me” Mt 25,40. Per quasi 21 anni lavora a Villa Colombo, per trasferirsi nella nuova sede di Jane Street, dove vive tutt’ora per il nuovo apostolato nel Day Care Centre.

Nell’omelia della S. Messa commemorativa P. Amedeo Nardone O.F.M. così ha sottolineato: Sr Teresina ha avuto la grazia di vivere e testimoniare da consacrata e per 50 anni la sua vita offerta a Cristo e alla Chiesa. Come vuole il carisma proprio delle Suore di N. S. del Carmelo, lei si è dedicata interamente alla dilatazione del Regno di Dio sulla terra, avendo fisso lo sguardo sui Sacri Cuori di Gesù e Maria e servendo generosamente nella Chiesa.

L’esempio mirabile e l’intercessione materna della Beata Maria Teresa Scrilli, Fondatrice della Congregazione, l’ha generata molto giovane alla grande famiglia spirituale del Carmelo, dove rifulge la ricerca del primato di Dio, l’intima unione con Cristo, l’amore alla Vergine del Monte Carmelo, il servizio silenzioso e premuroso ai fratelli.

Quanti anni dedicati alla preghiera e al servizio! Quante energie spese quotidianamente per  amare “Il Signore tuo Dio con tutto il cuore,con tutta l’anima e con tutta la mente” cfr. Dt 6,5 e per “Condurre anime a Dio” come diceva la Beata Maria Teresa Scrilli.

Sr Teresina ha pronunciato il suo SI oggi come cinquant’anni fa. Come non rendere a Dio un GRAZIE per la testimonianza di fedeltà che le ha concesso? Il futuro che appartiene a Dio non è incerto, ma è fondato sui tanti momenti e circostanze che lo hanno visto operare e mostrare la sua infinita misericordia per salvare e non per giudicare.

Con questa speranza, Sr Teresina, ti auguriamo una rinnovata generosità nel dono di te e gioia nella fedeltà per molti anni ancora. Possa la Beata Maria Teresa Scrilli ottenerti un “totale abbandono alla volontà di Dio, segreto di ogni felicità in questo mondo e nell’altro”.

 

P. Amedeo Nardone O.F.M.

 

 

 

 

“Grandi cose ha fatto

in me l’Onnipotente,

e santo è il suo nome”

Lc 1, 46

 

Professione perpetua di

Sr Evelin Estrera

 

celebra Mons Antonio Tobias

 

8 Dicembre 2015,

Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria

Manila

 

 

 

 

grati perchè amati

  

“Benedici il Signore anima mia,

e non dimenticare tutti i suoi benefici”

(Salmo 103,2)

 

 Un cuore colmo di “grazie” scaturisce da una grande esperienza di amore che va oltre le nostre debolezze e i nostri limiti, è un’esperienza di “grazia”. Quando infatti il dono di Dio ci raggiunge il nostro cuore si apre alla lode e alla gratitudine perché si comprende che ciò che sembrava impossibile avviene.

Il Convegno Nazionale, organizzato dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni della CEI, anche quest’anno come ogni anno, ha radunato presso il Church Village Hotel circa 650 animatori vocazionali, fra direttori delle èquipe diocesane, rettori ed educatori dei seminari, formatori/formatrici, seminaristi, giovani religiosi e religiose, animatori vocazionali e operatori pastorali. Il tema di questo convegno era : Ricco di Misericordia … ricchi di grazie. Grati perché amati, è lo slogan scelto della Chiesa Italiana in vista della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni in programma 17 Aprile 2016.

Due dei tanti relatori, Padre Ermes Ronchi e la Prof.ssa Maria Marcolini, attraverso una polifonia di voci e linguaggi, hanno sviluppato spunti come l’amore e la gratitudine, la vocazione universale alla santità e le vocazioni specifiche, per affermare il primato dell’amore sulla legge, dell’accoglienza sull’affannoso operare.

Come cantore dell’amore di Dio, Padre Ermes, ha ricordato a tutti che la vocazione è la vita in pienezza, e per questo dobbiamo essere portatori di pienezza e obbedire alla felicità. Per me il primo modello di quest’azione è la Vergine Maria,  la nostra Madre e la nostra Sorella. Lei, che ha ricevuto il saluto dell’angelo Gabriele, è stata esortata ad essere felice perché Dio è innamorato di lei. “Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. Luca 1,30. Proprio perché  è innamorata, Maria può accogliere l’Amore!  Perché come dice san Giovanni evangelista: ”venne nella sua casa e i suoi non Lo accolsero. A chi però Lo accolse diede il potere di divenire figlio di Dio.” Gv. 1,11-12.

Sì, Dio che è l’ Amore entra solo dove si accoglie, dove si fa entrare. E Maria è la prima persona nel Nuovo Testamento che è innamorata di Dio, che  Lo accoglie nel suo grembo e Lo porta nel mondo. Maria, come modello di Vita Consacrata, ci dà un grande esempio con la sua vita per  essere pronte in ogni momento della nostra vita per accogliere l’Amore e divenire “casa di Dio che conserva la sicurezza e il vanto della speranza” Eb3,6b. 

Questa è la nostra vocazione: essere grati al Signore e portare il suo amore a tutti quelli che incontriamo nella nostra vita e nel nostro servizio ogni giorno. Il grazie cambia la vita perché porta alla consapevolezza che la vita è un dono ricevuto per essere nuovamente donato.

 

Sr Rofina Lasena

 

 

 

 

nella misura in cui

 accogliamo la grazia

   della misericordia                        

 

 

diventiamo sempre più pienamente popolo di Dio, e diventiamo anche capaci di annunciare a tutti le sue opere meravigliose, proprio a partire da una semplice e fraterna testimonianza di unità. Papa Francesco

 
Accogliendo l’invito di  P. Jardson Sampaio, nostro Parroco, siamo state in una piccola città chiamata Belterra nello Stato del Pará, Nord del Brasile, frontiera con l’Amazzonia. P. Jardson è molto impegnato nell’evangelizzazione ed è il responsabile dell’Area Missionaria Santi Martiri di cui facciamo parte con la nostra Comunità nel quartiere dello Zumbì, Manaus. Per adesso, a Belterra, le vie non sono asfaltate, ma c’è l’elettricità, e la linea telefonica funziona raramente, così Internet. Purtroppo  abbiamo visto anche lì la deforestazione, è molto triste vedere come l’uomo ha distrutto parte della foresta per creare piantagioni di soia. A causa di questo non cade una goccia d’acqua. Non ci sono negozi e per fare la spesa si va a Santarem (44 km di distanza).

Siamo andate là con scopo di presentare il nostro Istituto, il nostro carisma e le missioni di Manaus. Si va sempre con l’intenzione di dare … Siamo state in tre parrocchie; la gente, con l’accoglienza semplice e povera, ci ha fatto sentire in famiglia e ci ha trasmesso un forte senso di preghiera e di fiducia in Dio.

P. Jardson ci presentava alla comunità durante la Messa e alla fine ci lasciava un pò di tempo per condividere con le persone la nostra missione: parlare un pò della nostra Fondatrice, la Beata Maria Teresa Scrilli, lasciare qualche immaginetta. La gente è stata molto contenta della nostra presenza, alcuni dicevano: “Mi fa tanto piacere vedere le suore, mi è venuto anche il desiderio di andare in chiesa”. Credo che la nostra presenza tra la gente sia un segno della presenza di Dio. Nonostante la nostra fragilità umana il Signore agisce e noi diventiamo strumenti utili nelle Sue Mani per il bene del prossimo. Siamo andate anche a trovare il Vescovo Mons. Flavio Giovenale SDB, che ci hai accolto con molta gioia. La sera precedente il nostro ritorno a Manaus, come in ogni martedì, hanno preparato per pregare insieme  la Madonna del Perpetuo Soccorso, non in Chiesa, ma in casa con le famiglie. Dopo la preghiera abbiamo fatto una condivisione sulla Parola di Dio, poi c’è stato un momento di fraternità organizzato in omaggio della nostra presenza. Che bello!!! Hanno ricordato il primo giorno che siamo arrivate e hanno condiviso con tutti le aspettative e la gioia di conoscerci. Anche noi abbiamo ringraziato per la testimonianza e calorosa accoglienza. Ringraziamo il Signore per tanti doni chi ci ha concesso in questo viaggio e per l’esperienza di Dio e con Dio.

 

Sr Ivone e Sr Judy

 

 

 

Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,

ti amo nella mia nullità,

ché anche in questo comprendo la

tua infinita sapienza:

ti amo nelle vicende molteplici,

svariate o straordinarie con le quali

Tu accompagnasti la vita mia …

Ti amo in tutto,

o di travaglio o di pace,

perché non cerco,

né mai cercai le

consolazioni di Te,

ma Te,

Dio delle consolazioni.

perciò mai mi gloriai,

né mi compiacqui

di quello

che mi donasti nel tuo

Divino amore

per sola

grazia gratuita,

né mi angustiai

e turbai,

se rilasciata

nell’aridità

e pochezza.

Beata Maria Teresa di Gesù

 

 
  

Per informazioni, richieste,

attestazioni di grazie ricevute, rivolgersi a:

 

POSTULAZIONE ISTITUTO DI

NOSTRA SIGNORA DEL CARMELO

Casa Generalizia - Via dei Baglioni, 10

00164 Roma - tel. 06 66153752

 

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