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Tu sei qui: Portale La Fiammella La Fiammella n 2 - 2014


Ti amo in tutto,
o di travaglio, o di pace;
perchè non cerco, ne mai cercai,
le consolazioni di Te;
ma Te, Dio delle consolazioni.

Benvenuti nel sito

madre.jpg

Madre Angelisa Spirandelli, Superiora Generale
Un cordiale saluto a quanti si accosteranno al nostro sito web preparato con gioia e passione nell’intento di far conoscere l’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, il suo Carisma specifico nell’ambito della grande Famiglia Carmelitana.
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La Fiammella n 2 - 2014

 

La  Fiammella

Numero 2 - Anno 2014

 

essere apostoli di

liberta'

 

La verità vi farà liberi

Dio, autore della libertà, non tollera la schiavitù

 

 

Non si può capire la dignità umana senza la libertà. Fin dall’inizio abbiamo l’esempio biblico della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto. Come liberazione dal potere e oppressione del faraone, Dio ha voluto che il suo popolo sperimentasse la vera libertà che si è estesa poi a tutte le nazioni. Noi abbiamo un solo Dio che è sempre vicino specialmente a quelli che soffrono per la schiavitù e l’oppressione.

“Siamo chiamati alla libertà.” Gal. 5,13  La libertà è stata offerta a tutti noi indiscriminatamente.

È per la libertà che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha salvati (cfr. Gal. 5,1). La libertà che ci ha donato Gesù supera il peccato di tutti noi, con questa libertà siamo chiamati da Gesù come discepoli, consacrati e missionari.

San Paolo dice che siamo chiamati alla libertà non per seguire i nostri desideri ma per essere a servizio gli uni degli altri nella carità (cfr. Gal. 5,13). Pertanto la vera libertà è libertà per il servizio avendoci Gesù dato l’esempio per primo “Io sto in mezzo a voi come colui che serve.” Lc 22,27

La libertà dello Spirito ci chiama ad essere responsabili del prossimo.

“Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi di nuovo imporre il giogo della schiavitù”. Gal. 5,1

Il Vangelo è la parola che ci libera dalle schiavitù di sempre. Ma la libertà è frutto di una ricerca, di una lotta, di una conquista. Come lo è stato per la beata Maria Teresa di Gesù; una “fiamma a cielo aperto” del suo tempo, che ha saputo lottare per un progetto di bene contro tutte “le correnti avverse” che la spingevano verso il materialismo, il calcolo, l’egoismo e fare luce a quanti cercano il giusto cammino.

Così è stato per i santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II: papi, persone che, in nome di Cristo, sono stati rivoluzionari. Fari del nostro tempo.

Ancora oggi, noi suore carmelitane, con la vita, con le opere, cerchiamo di tenere viva la fiaccola della fede.

Sr Annie Petta

 

 

 

 

Dio, autore della libertà, non    tollera la schiavitù

 

 

Non si può capire la dignità umana senza la libertà. Fin dall’inizio abbiamo l’esempio biblico della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto. Come liberazione dal potere e oppressione del faraone, Dio ha voluto che il suo popolo sperimentasse la vera libertà che si è estesa poi a tutte le nazioni. Noi abbiamo un solo Dio che è sempre vicino specialmente a quelli che soffrono per la schiavitù e l’oppressione.

“Siamo chiamati alla libertà.” Gal. 5,13  La libertà è stata offerta a tutti noi indiscriminatamente.

È per la libertà che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha salvati (cfr. Gal. 5,1). La libertà che ci ha donato Gesù supera il peccato di tutti noi, con questa libertà siamo chiamati da Gesù come discepoli, consacrati e missionari.

San Paolo dice che siamo chiamati alla libertà non per seguire i nostri desideri ma per essere a servizio gli uni degli altri nella carità (cfr. Gal. 5,13). Pertanto la vera libertà è libertà per il servizio avendoci Gesù dato l’esempio per primo “Io sto in mezzo a voi come colui che serve.” Lc 22,27

La libertà dello Spirito ci chiama ad essere responsabili del prossimo.

“Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi di nuovo imporre il giogo della schiavitù”. Gal. 5,1

Il Vangelo è la parola che ci libera dalle schiavitù di sempre. Ma la libertà è frutto di una ricerca, di una lotta, di una conquista. Come lo è stato per la beata Maria Teresa di Gesù; una “fiamma a cielo aperto” del suo tempo, che ha saputo lottare per un progetto di bene contro tutte “le correnti avverse” che la spingevano verso il materialismo, il calcolo, l’egoismo e fare luce a quanti cercano il giusto cammino.

Così è stato per i santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II: papi, persone che, in nome di Cristo, sono stati rivoluzionari. Fari del nostro tempo.

Ancora oggi, noi suore carmelitane, con la vita, con le opere, cerchiamo di tenere viva la fiaccola della fede.

Sr Annie Petta

 

 

Libertà

 

 

Libertà

Sui quaderni di scolaro

Sui miei banchi e gli alberi

Sulla sabbia sulla neve

Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto

Su ogni pagina che è bianca

Sasso sangue carta o cenere

Scrivo il tuo nome

Sulla giungla ed il deserto

Sui nidi e le ginestre

Sull’eco dell’infanzia

Scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole

Sulla pioggia

Scrivo il tuo nome

E in virtù d’una parola

Ricomincio la mia vita

Sono nato per conoscerti

Per chiamarti

LIBERTÁ

 

Paul Éluard

 

 

 

 

Anche oggi sei qui…

 

Quando Papa Giovanni Paolo II venne in visita in Polonia nei giorni 16-23 giugno 1983 non mi fu possibile partecipare agli incontri con Lui.  Ma il Signore ha ricompensato in un altro modo il desiderio di incontrarlo: in un sogno gli consegnai un bellissimo mazzo di rose bianche.

Questo fu l’inizio degli incontri con Lui. Ogni incontro era particolare e irripetibile. In uno di essi ho capito ancora di più quanto fosse straordinario.

Anche oggi sei qui...queste parole che sono vive in me ancora oggi mi accompagnano dal  1986, quando le mie Consorelle del noviziato, prima del ritorno in Polonia, mi hanno invitato a partecipare all’incontro con il Santo Padre organizzato per i religiosi provenienti dall’ India nell’ Aula San Clemente. Con il permesso di Madre Clemens sono andata con loro.  Nell’aula volevo mettermi da parte e così gioire solo di esserci. Invece le Consorelle, mentre il Santo Padre si avvicinava, mi hanno fatto lo spazio per poterlo salutare. Il Papa si è avvicinato e dopo il saluto mi ha detto: Anche oggi sei qui!

Infatti, alcuni giorni prima ho potuto partecipare alla Messa, nella sua cappella personale, organizzata dall’Istituto di Spiritualità Teresianum di Roma, così l’abbiamo incontrato, ha salutato ciascuna di noi, si è fermato  con me e ho potuto scambiare con lui alcuni pensieri nella nostra lingua, essendo anche io polacca. Il Santo Giovanni Paolo II era una persona eccezionale e tengo sempre nel mio cuore ogni incontro con Lui.

Nonostante la fatica nel giorno della Sua canonizzazione ho potuto dire: Anche oggi sono QUI!...

Per poter partecipare al grande evento, per la Chiesa e per ciascuno di noi, dalla Casa Generalizia eravamo pronte a tutto: lunghe attese, caldo, freddo, pioggia e soprattutto alla lunga camminata che ci attendeva, circa 10 Km, da casa fino a San Pietro. Si, perché dovevamo avviarci da casa alle 00:50 e a quell’ora gli autobus non viaggiano. Eravamo Sr Pascalin, Sr Caterina,  Sr Julietta,  Sr Sheena, Sr Chona ed io. La nostra suora segretaria si è offerta di darci un passaggio, così, sette suore, il bagaglio, seggiolino pieghevole compreso, siamo entrate tutte nella piccola macchina e siamo “partite”. C’era già movimento a quell’ora, gente che si avviava a piedi, pullman di pellegrini che sfrecciavano per le strade.

Siamo arrivate fin dove potevamo, Piazza Pio XI, poi abbiamo proseguito a piedi fino a Via della Conciliazione (ore 01:20) unica entrata per tutti. C’era già una folla interminabile, tutti gomito a gomito. Alcuni per la stanchezza dormivano, alcuni cantavano con gioia. Poi siamo state ferme fino alle ore 6.00 quando abbiamo iniziato ad avviarci verso la Basilica di San Pietro. Siamo arrivate in Piazza San Pietro verso le 7:30. Abbiamo respirato un po’ di aria fresca e pregato. Così è comincia la Santa Messa ed è stato dato L’ANNUNCIO che il beato Giovanni XXIII e il beato Giovanni Paolo II sono ascritti tra i santi. ERA IL MOMENTO PARTICOLARE. Il momento della grande gioia. Ho  affidato a Dio, per mezzo dei due Santi tutto ciò che porto nel cuore, tutte le mie Consorelle, le famiglie, coloro che mi sono vicini e che hanno chiesto  la preghiera, tutto il mondo.

Il giorno della Canonizzazione, il 27 aprile è stato un evento di crescita spirituale e morale per la gente che crede che il Signore della vita è Dio, e il nostro compito è di dare una testimonianza del vero amore come ci hanno insegnato i due Grandi Santi. Non ha importanza se dovevamo faticare e sentire  la stanchezza. Posso dire che sono una di quelli che realmente era presente alla Canonizzazione. La Chiesa ci ha dato questi esempi  perché “hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia” (dall’ omelia)…In questo momento era giusto ripetere  “anche oggi sono qui..., GRAZIE di averti  incontrato”.

Sr Walentyna Wylotek

 

 

 

Educare alla Libertà

 

 

 

Quando parlerai di educare, non dimenticare che è sempre all’autonomia. Perché, come per ogni essere vivente, educare è far crescere sulle proprie radici.

E non dimenticare neppure che educare sarà sempre alla libertà. Educare  è indicare una strada, mostrare dei punti di riferimento e lasciar partire....E da parte tua lasciar cadere l’illusione che sarà la medesima strada percorsa da te.

Come per un gabbiano educare vorrà dire dare energia, coraggio e lanciarlo nel cielo. Senza pensare di essere il solo a educarlo, perché l’aria e il suo coraggio lassù ne sosterranno il volo.

Non potrai formare essere liberi se non dando libertà. E solamente vivendo il rischio della responsabilità ne farai degli esseri responsabili. Stare in piedi e camminare. Aprire la bocca e parlare. Saranno queste per un bambino le esperienze necessarie per diventare pure lui uomo come te. Ma da ciò riconoscerai domani il suo valore di adulto: la solidità di stare in piedi da solo o una parola aperta che non si nutra di ambiguità.

Educare è sempre alla differenza e il primo a comprenderlo sarai proprio tu. Come una madre, vedrai l’altro diventare grande e ogni giorno di più allontanarsi da te, differente. Educare sarà accompagnarlo per mano, ma poi seguirlo soltanto con lo sguardo. Sarà farsi vicino per poi porre tra voi una distanza, che tuttavia vi legherà diversamente e per sempre.

Educare è costruire un essere umano. E aiutarlo ad amare ciò che è differente, piuttosto che averne paura. Perché sarà fra le differenze che vivrete la vostra vita di creature umane. E mentre il simile non farà che consolidare ciò che sei, il diverso ti interpellerà e ti farà avanzare...

Educare è trasmettere un sapere o una tradizione, per vedere sorgere da essa una creatività nuova e diversa. L’avvenire, in questo modo, saprà prendere forza in ciò che oggi saprai dare.

Ma la libertà di essere differente resterà la tua lezione più grande.

 

padre Renato Zilio

 

 

 

liberi “da”

o liberi “di”?

 

 

Cosa c’è nel mezzo di questa domanda?

Piccoli gesti. Prendere la mano di una persona e confortarla in un momento di tristezza. Sorridere ad un bambino. Ascoltare chi ci parla di frammenti della propria vita. Quasi tutti siamo in grado di sentire, ma ascoltare è meglio! Tirare fuori da noi stessi il disincanto dell’ascolto sincero e fraterno. Si è liberi “da” ciò che abbiamo intorno, dalle persone e ci isoliamo e viviamo il mondo con diffidenza, lo osserviamo e crediamo di avere ragione da vendere, e coloro che, anche gli oggetti,  provano ad entrarvi  trovano sbarrato, chiuso, inaccessibile. Cresce dentro di noi, e costruiamo una fortezza cupa, isolata, libera da tutti e da tutto!

Si è liberi “di” amare con gratuità, trasportando con la Croce insieme, liberi di allontanare dal nostro cuore e dalla nostra mente pensieri grigi e solitari.

C’è uno strumento che ci rende liberi: la preghiera. Il viatico per eccellenza. Gli ingredienti sono: il pensiero attivo e il cuore.

La preghiera alleggerisce il peso della vita, quello che le diamo se la liberiamo di esprimersi con attenzione verso il prossimo.

Quando si è liberi “da”? quando l’ascolto è indifferente, il progetto di vita è ostinatamente rivolto verso noi stessi. Quando si è liberi “di”? quando l’ascolto è accogliente, il progetto di vita è umile. Così come l’eredità gratuita che Gesù ha lasciato liberamente a tutti, senza alcuna distinzione, mostrando la forza potente della Misericordia. Lui si è fatto strumento di Amore, di Riscatto, di Perdono, di Fratellanza, di Gioia.

Nel mio lavoro la domanda iniziale, liberi “da” oppure liberi “di”, è costante nella mia mente. Spesso scelgo la libertà “di” essere ciò che ho scelto (altrimenti mi annoierei!) ovvero assistere l’altra persona, in un momento in cui ha bisogno di incontrare uno sguardo carezzevole ma competente, empatico ma proattivo. Penso sempre alle parole “ vedere nell’altro il volto di Dio”, cosa penserebbe di me se fossi indifferente? Non cosa penserebbero di me gli altri collaboratori, i miei pari, ma Lui cosa penserebbe di me? Il suo Amore è riposto in buone mani, in un buon cuore? Ecco, dialogare con Dio mi rende libera di scegliere da che parte stare.

 

Dr.ssa Sofia Marinangeli

Coordinatore gestionale infermieristica, Policlinico Tor Vergata, Roma

 

 

 

 

La grandezza dell’uomo

sta nel poter scegliere

tra il bene e il male

 

Saluto tra

Papa Francesco

e il Patriarca Bartolomeo,

Gerusalemme 2014

 

 

Il peccato cos’è? È contraddire la nostra natura, ciò per cui siamo fatti. Per cui stranamente l’uomo può fare quello che non può fare. Ma facendo quello che non può fare, getta la sementi della sua distruzione, di sé e del circostante. La pena è la morte, e se voi guardate il mondo contemporaneo, il paesaggio di morte è dilagante. La miseria, le primavere arabe (che poi sono tutt’altro che primavere!), i focolai di guerra … e perché? Perché l’uomo non ha rispettato la natura della comune umanità. Cioè a dire, il farsi carico della reciproca finitudine, il non prevaricare sugli altri, che è il modo in cui io leggo la legge, il comandamento. Il Decalogo dice che l’uomo deve essere responsabile dell’altro uomo. I primi comandamenti sono proclamazioni del primato della comunità, la festa, il sabato. In secondo luogo è la generazione, padri-figli, responsabilità. L’altra legge dice: “tu non puoi violarmi, perché io sono la legge dell’altro dentro di te” e notate bene che prima che appaiano i divieti, appare la comunità felice del sabato. Disprezzare la legge significa rompere il legame di comunità. Ma questo legittima la guerra sconfinata, l’inimicizia totale. Dalla dimensione di emancipazione si è passati al deliro di onnipotenza.

E voglio aggiungere un altro punto: gli elementi di espansione sociale, la crescita dei consumi … beh, i consumi sono libertà. E perché i consumi sono libertà? Perché permettono all’uomo di realizzare le proprie dimensioni, di essere liberato dal bisogno. Però quando il consumare diventa un vorace ingurgitare senza valutare più ciò che si sceglie, allora si diventa immediatamente schiavi del consumo. E nella nostra società una delle ragioni per cui oggi noi ci sentiamo meno liberi è data dal fatto che non siamo all’altezza del libero arbitrio, di scegliere fra il bene e il male. La libertà non è vissuta in termini di scelta, è vissuta in termini di accesso maggiore o minore al consumo. Quindi, lungi dallo scegliere, è l’automatismo del consumare che ci fa sentire liberi. Allora, nella crisi, l’ascesi è sottrarsi alla corrente consumista, non per rinunciare, ma per giudicare.

E questo vuol dire un grande ritorno a sé, a sé dentro le istanze della comunità. Perché solo dentro la comunità è possibile una valutazione della nostra finitezza, perché il delirio di onnipotenza, L’individualismo, nasce dalla presunzione che si possa esistere per sé soli.

Sandro

 

 

 

Il valore della libertà:

Sappiamo ancora apprezzarla?

 

Si dice spesso che la libertà sia il maggior valore per l’essere umano e che nessuno ha il diritto di ridurlo in schiavitù.                    Ma che cos’è la libertà? Di questo termine enigmatico sono state coniate più di 200 accezioni diverse. Difficile da pensare e da definire, la libertà è anche una condizione problematica da vivere e da difendere. La libertà ha in effetti una caratteristica un po’ speciale rispetto ad altri valori, nel senso che essa è ciò che permette la loro esistenza: la libertà ci dà dignità, ci permette di decidere e di prenderci delle responsabilità, di operare delle scelte, ci consente di amare e di essere creativi, di ubbidire senza essere servili, di avere coraggio. Credo davvero che, dopo il dono della vita, sia il valore più grande!

Il rischio con la libertà è quello di usarla male, di abusarne, di credere che voglia dire “tutto mi è permesso, posso fare quello che mi pare”. È la libertà guidata dal capriccio che rischia di diventare violenza.Se oltre alla libertà non abbiamo anche uno sguardo di fede verso Chi ce l’ha donata e ci può indicare come usarla, rischiamo di non preoccuparci delle conseguenze sugli altri di ciò che facciamo.

Confucio diceva: Non fare ad altri ciò che non vorresti essere fatto a te stesso. Un altro legame positivo è rappresentato da disciplina e ubbidienza che non sono, come saremmo portati a dire d’istinto, l’opposto della libertà, ma una sua componente fondamentale: pensiamo all’ubbidienza alla legge, che in una società è l’unico elemento che permette la libertà di tutti.

Poi c’è l’amore. Pensateci: è il vertice e la fonte della libertà. Nessuno può essere costretto ad amare, né a smettere di amare. La libertà è un valore enorme perché significa prendersi delle responsabilità, rispondere delle proprie azioni, agire e scegliere in ogni circostanza, senza delegare ad altri quello che invece spetta sempre a noi fare. Senza libertà non possiamo vivere, anche se vivere liberi significa anche essere capaci di autolimitarsi per il bene comune.

La libertà è buona, fragile, estremamente preziosa. Era Voltaire che diceva: Non condivido quello che dici, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa essere libero di dirlo. E’ difficile mettere un ideale davanti ai propri interessi immediati, è difficile combattere per il bene comune. Egoisticamente siamo portati a pensare a noi stessi. Ma se questo tipo di attitudine non si esercita attraverso l’educazione, che fine mai può fare la convivenza civile?

Vito

 

 

 

Il signore della


Fantasia

 

In questo periodo sta spopolando al cinema “Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug” realizzato dal regista Peter Jackson che aveva già realizzato la trilogia cinematografica dal titolo “Il Signore degli Anelli  (vinti 17 premi Oscar).

Anche “Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug” è un film ispirato dal libro “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien.  Ma cosa sanno in più di Tolkien?

In tanti conoscono Tolkien per la sua opera letteraria maggiore che è “Il Signore degli Anelli”, libro di fantasy per giovanissimi e adulti, ma pochi conoscono la vita di Tolkien e questo è un limite nella comprensione delle sue opere. La prima cosa che va detta è che Tolkien era cattolico ed andava a messa quotidianamente: un esempio per i ragazzi e i giovani di oggi che in tanti purtroppo sono lontani dalla fede. Rimase orfano di padre e poi perse anche la madre Mabel che si era convertita al cattolicesimo nell’ostracismo di tutti i suoi parenti. Tolkien infatti la considerava come una martire per il trattamento che aveva subito. Il ragazzo fu affidato a Padre Francis Morgan, figlio dell’Opera Oratoriana di San Filippo Neri e la fede continuerà ad animarlo per tutta la vita. Diventerà professore di lingua anglosassone presso la prestigiosa Università di Oxford.

Veniamo ora a qualcosa di eclatante dal punto di vista culturale per il mondo di oggi: scrivendo a Padre Robert Murray, nel 1953 Tolkien dichiara apertamente l’intenzione di scrivere la sua opera maggiore:

“Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la “religione”, oppure culti o pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l’elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo” (La realtà in trasparenza, Lettera n. 142, Bompiani Editore).

Sempre parole di Tolkien: “Ne Il Signore degli Anelli il conflitto fondamentale non riguarda la libertà, che tuttavia è compresa. Riguarda Dio, e il diritto che Lui solo ha di ricevere onori divini”. Tra l’altro, il teatro delle vicende de Il Signore degli Anelli è la Terra di Mezzo: l’espressione “Terra di Mezzo” è stata presa in prestito da Tolkien da un antico poema

sassone “Cristo di Cynewulf”. Infatti troviamo il seguente passo: “Ave Earendel  brillante degli angeli, oltre la Terra di Mezzo inviato agli uomini ... “. Qui l’espressione  Terra di Mezzo” significa questo mondo che si trova tra l’inferno e il Paradiso.

Il Signore degli Anelli è l’opera del trionfo della Provvidenza e della vittoria degli humiles, quelli che in chiave evangelica sono coloro che entreranno nel Regno dei Cieli. Ma per capire interamente la pietas e la struttura religiosa e cattolica vanno letti assolutamente Lo Hobbit e Il Silmarillion !!!

Per tornare al cattolicesimo vissuto da parte di Tolkien vi propongo parte di una lettera scritta al figlio Michael (che diverrà sacerdote cattolico):

“Al di là di questa [...] vita oscura [...], io ti propongo l’unica grande cosa da amare sulla terra: il Santissimo Sacramento. [...] Qui tu troverai avventura, gloria, onore, fedeltà e la vera strada per tutto il tuo amore su questa terra, e più di questo: la morte. Per il divino paradosso che solo il presagio della morte, che fa terminare la vita e pretende da tutti la resa, può conservare e donare realtà ed eterna durata alle relazioni su questa terra che tu cerchi (amore, fedeltà, gioia), e che ogni uomo nel suo cuore desidera.” (La realtà in trasparenza , Lettera  n. 43, Bompiani Editore)

Ora, ad un certo punto, a Lotholorien, la compagnia dell’Anello riceve come provvista alimentare un unico cibo: il lembas, parola elfica che significa il “pane di via” o in latino viaticum. Infatti il testo specifica che il lembas nutriva più la volontà che il corpo: come non vedere per analogia la fonte simbolica di questo lembas nell’Eucarestia che nutre quotidianamente il popolo libero, il popolo cristiano?

Il Signore degli Anelli può davvero essere un’esperienza tridimensionale per l’anima e la psiche: anche nel mondo oggi, il vero Sauron, ossia il demonio, l’angelo decaduto, vuole assoggettare tutto al suo potere e l’unico modo di vincere è  con il bene, con le armi della Luce, come comanda il Signore a San Paolo, rifiutandoci di usare l’anello del male, simbolo del peccato, invenzione del diavolo.

Tanti ragazzi sono lontani dalla fede, non aspettiamoci che capiscano Gesù con i metodi tradizionali.

Gesù è il Signore della Fantasia nella Terra di Mezzo ed aspetta solo di essere scoperto. Cristo però ha bisogno di missionari, di nuovi missionari della Terra di Mezzo che portino la gioia e la speranza cristiana ai più piccoli.

Faremo come San Martino di Tours, divideremo il nostro mantello con i più piccoli perché scoprano l’Amore di Dio per ogni uomo ? 

 

Salvatore Carloni

 

 

 

Una scelta di libertà

La vita consacrata

 

 

Voglio ringraziare il Signore per la sua grazia e per i doni che ho ricevuto, per il dono delle consorelle che mi hanno sempre accompagnata nel cammino di formazione. Non posso pretendere di fare da sola o di non aver bisogno di nessun aiuto. Credo che il Signore lavora sempre attraverso gli altri, le consorelle che mi stanno accanto e mi guidano per la via del mio scopo che è Cristo stesso. Essere fedeli a Cristo nel mondo di oggi esige una relazione autentica con Lui, e la religiosa deve osare vivere un’attesa: un incontro con il Signore. L’appartenenza alla famiglia religiosa non basta, dobbiamo essere unite.

Egli è il vero paradiso, il vero amore che va atteso, desiderato, cercato.

Nell’amore e con amore Egli mi ha cercata, mi ha voluta, mi ha chiamata, aspetta ogni giorno la mia risposta. Ogni giorno chiedo di amarlo attraverso i miei poveri servizi, offro i suoi tesori che ci affida, Lui è il Maestro buono e perfetto, Egli è il mio tutto. Riconoscendo che in Lui trovo la sorgente della vita voglio essere sua per sempre.

una suora

 

Un cuore gioioso è un cuore ardente d’amore per sempre. La consacrazione porta ad una vita più significativa e felice

Ho sentito molto spesso nella vita le parole “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.”Gv 15,17.Queste parole così forti e positive hanno coperto tutte le mie debolezze. Mi sento riconosciuta da Gesù. Una cura attenta rende diversa ogni cosa. Posso dire che il mio cambiamento è avvenuto ascoltando le sue parole di conforto. Non ho parole sufficienti per dire grazie, ma ho la mia vita da vivere per Lui come testimonianza di ringraziamento. Ricordo come la nostra Fondatrice, la Madre Maria Teresa di Gesù, ha risposto alla sua chiamata “Oh, mio Sposo, non ho parole sufficienti per dirti grazie per avermi scelta per te.”(Autobiografia).

La vita della Fondatrice mi ha ispirata.

Quando guardiamo indietro ai nostri quattro anni di formazione riflettiamo che abbiamo sperimentato un sacco di miracoli e che Dio ci ha guidate, plasmate e trasformate. Il cammino è stato lungo, abbiamo sentito lo sradicamento, il trapianto, la crescita e finalmente ora il giorno della professione è arrivato. Sappiamo tutte che la vita religiosa non è facile, ma è sempre possibile quando riconosciamo che il peso non è tutto su di noi, perché ci ha chiamate Dio al di là di tutte le nostre debolezze. Così è arrivato  il giorno della fiducia professata con i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza,è il segno della nostra totale consacrazione a Dio.

Il 1° maggio, in occasione della festa di S. Giuseppe, le Suore Carmelitane dell’Istituto Nostra Signora del Carmelo hanno gioito per la prima professione di Sr Roselia, Sr Edna, Sr Therese e Sr Lee Ann presso la cappella del convento di Manila. La messa è stata celebrata dal Rev.do Fr. Luciano Felloni insieme ai Padri Alex, Arte, Ted, Joshua, e Ronnie. È stata una festa meravigliosa che ha dato un ricordo significativo per tutti quelli che hanno partecipato.

Siamo piene di gioia per il Signore, la sua grazia e la sua benedizione si sono veramente manifestate. Siamo molto grate a tutte le persone che hanno contribuito alla nostra formazione, che ci hanno aiutato a crescere e scoprire il meraviglioso senso della vita consacrata.

Un ringraziamento speciale alla nostra Congregazione, alla Madre Generale Angelisa Spirandelli e al suo Consiglio. La nostra sincera gratitudine per la fiducia nella nostra vocazione, per essere una famiglia che continua a vivere il carisma portato dalla nostra amata Fondatrice la beata Maria Teresa Scrilli. 

 

Sr Roselie, Sr Edna,

Sr Therese & Sr Lee Ann

Comunità di Manila

 

 

 

Non potrai fuggire da te stesso

 

Io spero... nonostante tutto

Ti chiedo perché?

Io non capisco, è veramente un mistero,

perché vuoi distruggere tutto e tutti i componenti

della nostra famiglia, della tua famiglia.

C’è un disegno malefico nella tua mente

che va come un treno in corsa verso cosa?

Il tuo egoismo, il tuo egocentrismo calpesta tutti coloro che ti amano gratuitamente, che avrebbero bisogno di te,

del tuo affetto, del tuo tempo, delle tue conoscenze.

E che desiderano dedicarti tempo e darti affetto.

Cosa stai seminando?

Dolore, delusioni, depressione, abbandono.

Stai dando esempi negativi

ai tuoi nipoti che avrebbero bisogno di certezze

e di persone equilibrate, responsabili, ADULTE.

Stai creando squilibri psicologici

alle tue due figlie che adorano il proprio padre.

Mi hai delusa, mi hai calpestata

dopo tanti anni in cui mi hai colmata di amore e di premure.

Io continuo a pregare anche per te,

Nulla è impossibile a Dio.

Apri il tuo cuore all’AMORE vero

e la tua vita cambierà.

Smetti di fuggire, prima o poi la realtà

ti si presenterà davanti e allora non potrai più fuggire.

Non potrai fuggire da te stesso.

Il Buon Dio esiste e ci sta accanto.

Io percepisco la sua vicinanza in continuazione.

Ti senti a posto con la tua coscienza?

Quella vera quando verrà a galla ti farà soffrire

di rimorsi e di pentimenti.

Prega perché ciò avvenga presto.

La mia vita è come un libro aperto:

io sono sempre la stessa,

Ricorda che io sto subendo le tue decisioni, che non condivido e ribadisco che credo nella indissolubilità del matrimonio.

“Finché morte non ci separi”

Ora io sono il tuo nemico da combattere, ma sono sicura di non averti fatto nulla di male,

sono lo specchio della tua vera coscienza, quella che tu adesso vuoi rinnegare.

Io spero... nonostante tutto.

tua moglie

 

 

 

Canada

 

Festa di Nostra

 

Signora del Carmelo

 

 

La festa di Nostra Signora del Monte Carmelo è conosciuta in tutta la Chiesa universale. I Carmelitani della grande Famiglia del Carmelo di tutto il mondo celebrano la festa di Nostra Signora del Monte Carmelo il 16 luglio. Come Suore Carmelitane festeggiamo questa occasione benedetta dal 1953, quando abbiamo iniziato la prima casa in Canada. Da allora la gente ha iniziato ad essere devota e familiare con questa celebrazione, in particolare allo Scapolare che viene consegnato dopo la S. Messa con un breve Rito di imposizione. Scapolare che racchiude le promesse della Madonna di guidarci e proteggerci come Madre e ci impegna nel cammino cristiano e di fede.

Quest’anno ci siamo riunite con le consorelle delle altre tre comunità di Toronto.

Qui nella Chiesa di S. David per celebrare la Santa Messa in onore della Madonna.

Il celebrante è il nostro parroco Fr Ernest e i concelebranti Fr Paul, Fr Justin e Fr Peter.

E ‘stata una Messa solenne, abbiamo fatto la processione di ingresso  e abbiamo pregato particolarmente per la nostra Congregazione, abbiamo rinnovato i nostri voti davanti all’altare segno di impegno nella nostra consacrazione e fedeltà a Dio. Abbiamo concluso la Celebrazione Eucaristica con la distribuzione del Santo Scapolare e tutte le persone che erano presenti erano felici e grate per averci in mezzo a loro.

Abbiamo continuato la festa pranzando tutte insieme  apprezzando la presenza dell’altra come segno della nostra fraternità che ci lega al cuore di Nostra Signora del Monte Carmelo.

 

Sr Rosina, Sr Marleni, Sr Demetria

Comunità di Maple, Canada

 

 

 

filippine

 

Ricordi di volontariato

                                    a Manila

Anni pieni di emozioni

 

Questa bella storia è iniziata tanto tempo fa .... era l’autunno del 2005 e nella mente continuava a ballare l’idea di dedicare un po’ del mio tempo a dei bambini bisognosi.

Ma come fare? Da dove partire?

Ho provato a fare qualche ricerca su internet ed ecco che si apre una pagina che cambierà la mia vita, che mi porterà ad aiutare tanti bambini e che mi porterà nelle Filippine. Senza perdere tempo nel gennaio 2006 mi trovavo su un volo. Destinazione: Filippine-Manila-Quezon City-Carmelo School.

Sono partito assieme a Giorgio (mio fratello) e Monica (una cara amica). All’aeroporto ci vengono a prendere due Suore emozionate per la nostra visita. Noto subito che Manila è una città tremendamente caotica. Smog, jeepny (miny-bus), migliaia di persone e tanta povertà.

Arrivati al convento l’atmosfera cambia. Il traffico sembra scomparso, la tranquillità aleggia tutto intorno.

La scuola si trova a fianco del convento. Bella e pulita. Certo un po’ piccola. Scoprirò in seguito che ci sono solo l’asilo e le elementari. I bambini sono tutti in uniforme scolastica. Tutti ben curati e puliti. A quel punto mi è sorto un dubbio ed una domanda? Io sono partito per un progetto dall’altra parte del mondo e mi ritrovo in una bella scuola con dei bei bambini, puliti e curati.

La risposta del mio dubbio non tarda a trovare un’agghiacciante risposta. Sister Annie mi accompagna a “HappyLand”, la baraccopoli da dove arrivano molti dei suoi alunni. La baraccopoli si trova solo a pochi minuti dalla scuola. O cielo!!! La povertà è infinita.

Nella baraccopoli conosco una bimba. Mary Rose. Mi accompagna a “casa” sua. Solo una stanza. Il bagno sono praticamente le fogne a cielo aperto. Nella stanza ci vive assieme ai suoi 12 fratelli ed alla mamma. Il papà l’ha perso qualche anno prima. Mary Rose ha solo 5 anni.

Chi sta leggendo questa storia si immaginerà che il sodalizio con questa bambina mi darà dei batticuori di felicità. Mary Rose, oltre a decine e decine di bambini, va gratuitamente nella Carmelo School.

Suor Annie è una suora con una volontà vincente. Mi spiega i suoi progetti. Vorrebbe costruire delle aule per avere un giorno anche le medie. E magari un giorno le superiori. E magari un giorno una palestra.

Io ascolto Suor Annie. È fantastica l’energia di come vorrebbe realizzare il tutto ma non si rende conto che è un progetto impossibile. Ci vuole lo spazio. Certo attorno alla scuola ci sono dei terreni ma costosi. E dove trovare le finanze per costruire la scuola, la palestra?

Che tenerezza mi fa Suor Annie. Una suora che sogna ad occhi aperti.

Eravamo nel lontano 2006.

Sono tornato nelle Filippine nel 2009 e nel 2013. I sogni di Suor Annie non ci sono più ... I sogni sono diventati realtà. Ci sono le medie, ci sono le superiori e la palestra è in costruzione. Io direi che questo fatto assomiglia ad un miracolo. Mary Rose adesso ha 14 anni. È una bella ragazzina che mi emoziona ogni volta. Mi vede un po’ come il suo papà ed io la vedo come una figlia. Mary Rose frequenta le superiori ed una volta finita la scuola avrà la possibilità di trovare un lavoro decente per uscire dalla sua situazione di degrado ed emarginazione. E questo non sarebbe possibile se non ci fossero queste fantastiche Suore.

Un Grazie alla fondazione “aiutare i bambini” che aiuta concretamente questo progetto e che mi ha dato la possibilità di andare nelle Filippine.

 

Roberto Fornari

 

volontario al 100%, felice nel non ricevere neanche un euro per supportare i costi del viaggio e che i tutti i fondi raccolti vadano esclusivamente ad aiutare i bambini.

 

 

 

80° Anniversario della

fondazione della

scuola dell’infanzia Maria Mosca, Osimo

 

Osimo in festa

I festeggiamenti per gli 80 anni di presenza in Osimo di noi Suore di Nostra Signora del Carmelo è stato motivo di ringraziamento a Dio per le meraviglie che compie attraverso noi sue creature e ci ha dato la possibilità di rivisitare avvenimenti, di ricordare consorelle che sono entrate nella storia del paese, di approfondire la conoscenza e ripercorrere le esperienze spirituali e umane di chi si è lasciato guidare da Dio. Sono loro che ci indicano il cammino che anche noi oggi possiamo vivere con l’aiuto dello stesso Spirito di Dio.

Questa festa che è stata soprattutto del popolo e quindi molto partecipata, ci ha dato l’opportunità di presentare due donne che hanno fatto la storia del nostro Istituto: Maria Scrilli fondatrice e Clementina Mosca da noi considerata cofondatrice; toscana una, marchigiana l’altra, ma che per volere di Dio si sono incontrate, conosciute e condiviso il loro ideale di donazione per realizzare e portare a compimento l’Opera da Lui voluta.

È il 1° maggio 1888 quando Clementina Mosca, giunta a Firenze per motivi di salute, entra come convittrice nella minuscola comunità della Madre Maria Teresa Scrilli. Due donne eccezionali si trovano di fronte per un umanamente inspiegabile e misterioso appuntamento del loro comune destino: essere al servizio di Dio. La Madre Scrilli vede in Clementina l’inviata di Dio per continuare l’opera intrapresa con tanta fatica e sofferenza e la storia conferma quanto da lei preannunciato.

Clementina, divenuta Madre Maria Mosca, spenderà tutte le sue energie e le sue qualità spirituali e intellettuali per far rifiorire e rinvigorire l’Istituto fondato dalla Madre Scrilli. Negli anni in cui ne sarà responsabile – 1897-1934 – fonderà 41 comunità in varie regioni italiane tra le quali Osimo Stazione che diventerà luogo di riferimento per la minuscola frazione.

La festa del 27 maggio scorso, voluta della popolazione, è stata  preparata per alcuni mesi da un Comitato formato da insegnanti e genitori della scuola e da alcuni parrocchiani. È stato pubblicato un libro, scritto a più mani, dai genitori, è stata realizzata una mostra fotografica con fotografie dalle origini ai giorni nostri e a  conclusione della festa è stato realizzato, sempre dai genitori, il sito della scuola: www.scuolainfanziamosca.it

La celebrazione eucaristica è stata presieduta da S. Ecc.za Mons. Edoardo Menichelli arcivescovo della Diocesi di Ancona-Osimo e ha concelebrato Don Sauro Barchiesi nipote di Madre Maria Teresa Natalini. È seguito un momento di fraternità in cui si sono esibiti i cori degli alunni della scuola, dei loro genitori e quello della parrocchia, intercalati da testimonianze di persone che nella fanciullezza hanno frequentato la scuola e da adulti la comunità, ricordando le suore che nel corso degli anni hanno prestato la loro opera.

Sono trascorsi 80 anni da quel lontano 27 dicembre 1933. Tante consorelle hanno prestato il loro sevizio a Osimo,  tutte presenti nella nostra mente e nel nostro cuore; lo spirito e lo zelo che ci hanno trasmesso sono rimasti immutati, desiderose, a nostra volta, di consegnarli a coloro alle quali passeremo il testimone e continueranno il nostro cammino.

                                                                                              

Sr Maria Stella

 

 

 

80 anni di impegno educativo ad Osimo Stazione

 

Ècon sentimenti di gioia e di sincero ringraziamento a Dio che ci accingiamo a celebrare l’80° anniversario della fondazione della Scuola dell’Infanzia di Osimo Stazione “Maria Mosca”.

Sentimenti di gioia per la consapevolezza di aver dato, attraverso le nostre Suore della Congregazione delle Suore Carmelitane - Istituto di N.S. del Carmelo - un valido e prezioso servizio alla cittadinanza. Servizio che continua ancora oggi, con sempre rinnovato impegno ed efficienza, a trasmettere certezze e valori che danno ai bimbi senso e dignità alla loro persona. Sentimenti di ringraziamento a Dio perché tutto e sempre è riconducibile a Lui che guida i nostri passi e ispira progetti di bene.

Le care religiose che ci hanno precedute non soltanto si impegnavano nell’accoglienza e nell’educazione dei piccoli ma la loro presenza era molto apprezzata anche nella scuola di lavoro per ragazze. Le suore che le guidavano erano davvero delle artiste nel ricamo, e ancora oggi conserviamo lavori di grande pregio; abbinavano al lavoro anche e, soprattutto, l’aspetto educativo.

Ci congratuliamo con le consorelle di Osimo Stazione e con tutta la comunità educante per l’impegno, l’amore e la passione educativa che caratterizzano la Scuola dell’Infanzia “Maria Mosca”.

Il Signore ricompensi, quanti nel tempo sono stati e sono tutt’ora vicini nella conduzione dell’opera “Maria Mosca” ed hanno collaborato a far si che i semi gettati non cadessero invano.

Dal 27 dicembre 1933 ad oggi i frutti maturi sono molti; ora ne gustiamo il fragrante sapore nella presenza ancora di tanti bimbi che frequentano la scuola.

Con tanti auspici affidiamo l’opera alla protezione di M. Maria Mosca di cui la scuola porta il nome, perché la conservi ancora a lungo nella sua missione educativa.

Madre Angelisa Spirandelli

Superiora Generale

 

 

 

 

 

grazie suore per essere

ancora tra noi!

 

La nostra Comunità Parrocchiale festeggia 80 anni di presenza delle Suore Carmelitane. Tutti coloro che, in diversi modi, hanno sperimentato il loro servizio, lo ricordano sempre attento, discreto e competente.

Le Suore, fedeli allo spirito della Fondatrice, la Beata Maria Teresa di Gesù, hanno promosso l’aspetto culturale e religioso tra la gioventù non tralasciando la più povera. E questo partendo dalla scuola materna per arrivare anche a quella di età più matura. L’interessamento arriva anche a valorizzare gli aspetti più pratici onde preparare alla vita: scuola di ricamo e cucito. Presenti nell’ambito di attività pastorali si relazionano anche con le persone adulte in modo sempre incisivo. Quando le situazioni videro assente un servizio di ”pronto soccorso” intervennero per venire incontro alle necessità. L’anima di tutto era sempre quella della spiritualità carmelitana che faceva trasparire il “soprannaturale” dal loro modo di fare. Ancora oggi quello stile ha lasciato tracce che si intravedono nelle famiglie che allora si formavano e ha dato vocazioni religiose sia per la loro congregazione che per altri tipi di vita consacrata. Le persone oneste, pur lontane da schemi religiosi, apprezzavano la loro opera perché animata da amore coinvolgente e gioioso.

Ho potuto constatare quelle caratteristiche che le resero capaci di realizzare in anticipo quello che Papa Francesco si augura per tutte le religiose “siate madri” “siate sorelle”.

Agli educatori Papa Francesco ricorda di insegnare due parole oggi in disuso: “grazie” “per favore”. Io ho sempre in mente Suor Daria che in mezzo ai bambini metteva due dita rivolte verso l’alto e dicendo “Quali sono le due belle paroline?” e tutti rispondevano in coro “Grazie … per favore”.

Grazie! Grazie Suore per essere ancora tra noi!

 

Don Enrico

Parroco Osimo Stazione – Abbadia

 

 

Il servizio reso dalle Suore Carmelitane è un grande dono

 

Mi accingo a scrivere queste modeste righe con vera soddisfazione ed animo grato per una realtà cittadina per la quale provo un grande affetto sia personale che nella carica istituzionale che ricopro.

Ho conosciuto le Suore dell’Istituto di Nostra Signora del Carmelo all’asilo. Bella forza direte voi.

Già, ma non in quello di Osimo Stazione bensì al Muzio Gallo quando avevo cinque anni. Nonostante le attenzioni di Sr Elena e Sr Patrizia non posso dire di essere stato un grande affezionato di quell’esperienza infantile.

Dopo trent’anni ebbi l’occasione di bussare alla porta della Scuola Materna Maria Mosca di Osimo Stazione per altri motivi e mi aprì la compianta Sr Patrizia che io non riconobbi subito. La cosa strana è che fu lei a riconoscermi, dopo tanti anni e tanti bambini avuti!

Da quel giorno ebbi modo di apprezzare il lavoro svolto da questa piccola ma straordinaria comunità di religiose e di scoprire la storia di una nostra grande concittadina: MARIA MOSCA. Ho maturato la convinzione che il servizio reso dalle Suore Carmelitane in città e particolarmente ad Osimo Stazione sia stato e resti un grande dono per la comunità di Osimo Stazione, per la Parrocchia ed in definitiva per l’intera città.

Soprattutto ritengo significativo che la scuola materna dell’Istituto resti ad Osimo Stazione per altri ottanta e più anni come segno tangibile della gratitudine alla Madre Maria Mosca, prima Superiora e Confondatrice dell’Istituto, “La più tenera Madre dell’Istituto” come ebbe a scrivere nel 1941 la Madre Fedele Frappa nell’introduzione alla Biografia che parla della sua vita.

La mite, umile, silenziosa, ma quotidiana presenza da ottanta anni delle sorelle carmelitane è un valore aggiunto all’attività educativa e spirituale dell’intera comunità verso i più piccoli e per le numerose generazioni, nonché un prezioso sostegno a tanti padri e madri di famiglia che trovano nella scuola materna un punto di riferimento importante.

A nome dell’Amministrazione comunale e della città di Osimo ringrazio le Suore Carmelitane dell’Istituto di Nostra Signora del Carmelo per il servizio reso in questi decenni di attiva partecipazione alla vita socio-educativa della nostra città.

Stefano Simoncini

Sindaco di Osimo

 

 

madre maria mosca

 

al secolo Clementina Mosca

Confondatrice e Prima Superiora

dell’Istituto di Nostra Signora del Carmelo

 

 

Vogliamo ricordare anche gli 80 anni della nascita al cielo della compianta Madre Mosca, avvenuta il 22 luglio 1934. La Madre nacque ad Osimo il 26 agosto 1862, tredicesima figlia dei coniugi Pietro Mosca e Maria Conti, rimane orfana della madre a soli 18 giorni dalla nascita. Anima di forte volontà e intelligenza brillante a sei anni era già capace di leggere su qualunque libro, così diceva lo zio. Al suo impegno assiduo univa un grande desiderio di vivere le virtù nella maniera più alta.

Nel 1889, per motivi di salute si trasferisce a Firenze, in Via dei Serragli, sede dell’ Istituto di S. Teresa, come convittrice, qui conosce la Fondatrice, Maria Teresa Scrilli che vede in lei un’inviata della Provvidenza. Tuttavia “Aveva preso la risoluzione di entrare in clausura nell’Ordine delle Domenicane. Prima dell’ingresso si porta dalla Fondatrice Scrilli per ringraziarla del bene ricevuto e per raccomandarsi alle sue preghiere. Suor Maria Teresa di Gesù sente tutta l’amarezza nel saperla diretta altrove. Anche Clementina soffre nel separarsi da Colei alla quale aveva aperto il cuore. “Dalla Biografia della Madre Mosca a cura della Madre F. Frappa”.

Ma il Signore le fa capire che il suo posto non è dalle Monache Domenicane e “Il 1° dicembre, lasciò il Monastero di clausura, dove aveva trascorso solo 29 giorni, per essere ricevuta all’Istituto di S. Teresa, accolta con tanta festa dalle tre suore rimaste, da una novizia e da una postulante. Suor Giovannina Mantovani faceva da Superiora alla piccola Comunità, che versava in sempre più tristi condizioni finanziarie.” Dalla Biografia della Madre Mosca a cura della Madre F. Frappa.

Le viene affidato l’educandato nel quale impegna tutte le sue energie.

È amata dalle educande che la vorrebbero sempre vicina anche nelle ore di svago; è desiderata dalle figlie del popolo, che vedono in lei la madre guida, la maestra che ammonisce e corregge. Alla scuola del Divin Maestro essa apprende quella giusta disciplina che la rende atta alla formazione dei più disperati caratteri.” Dalla Biografia della Madre Mosca a cura della Madre F. Frappa.

Il 30 dicembre 1897 venne eletta Superiora Suor Vittoria Betti, la quale, per sua umiltà e l’età avanzata, si fece esonerare dalla carica. L’E/mo Cardinale Bausa, vista la rinuncia, nominò senz’altra votazione a Superiora Suor Maria Mosca (12 gennaio 1898). La serva di Dio accetta con rassegnazione l’arduo compito in tempi assai difficili, ma non si perde d’animo. Le prove maggiori per Suor Maria, in questo periodo, sono di carattere finanziario e si comprende quando si pensi che in cassa, quando entrerà in ufficio, furono trovati dodici centesimi […].

Da quel giorno si sente madre soprattutto delle educande che vorrebbe assistere una per una. Alla sera, sebbene affranta dall’assillante lavoro, raduna le sue care suore per esortarle alla dolcezza, alla pazienza, alla presenza di Dio.” Dalla Biografia della Madre Mosca a cura della Madre F. Frappa.

Alla Madre Mosca l’Istituto deve anche l’approvazione pontificia e l’aggregazione all’Ordine Carmelitano, tanto desiderato, come viene ricordato dalla nostra Madre F. Frappa, a quel tempo sua segretaria: “Il 16 luglio 1919  l’Istituto di “Nostra Signora del Carmelo” con una particolare festa dimostrava alla Vergine la sua riconoscenza e consacrava a Lei tutte le opere esistenti e quelle future.”

Il periodico dell’Istituto La Fiammella fu una sua idea. Vedeva nella stampa un’altra opportunità per divulgare il Vangelo e risvegliare le coscienze. Scrive nel primo numero uscito il 1° gennaio 1931:

Perché si presenta a voi La Fiammella? Perché pretende aver vita? Una fiammella fa luce appena, ma può diradare le tenebre, e può far vedere la via da percorrere, ed anche far trovare la via del Cielo a chi non la conosce: a chi l’avesse smarrita.

Quante volte la fragilità della nostra natura, la debolezza del nostro spirito, l’incostanza della nostra volontà ci spingono ad una desolante tiepidezza? Ebbene, La Fiammella, che conosce questi pericoli, si fa avanti e colla sua debole luce desidera, intende rischiarare  il sentiero difficile della santità. La vera Luce che illumina il mondo è solo Gesù: da lui emana il vivo splendore che dirada ogni tenebra. La Fiammella del Carmelo, obbediente al suo Supremo Signore, vuol portare anch’essa la sua luce minuscola, che unisce al chiarissimo splendore di Gesù per portare anch’essa  la sua modesta luce fra quanti la leggeranno.

A noi Suore Carmelitane il compito di continuare, sul solco della spiritualità carmelitana,

quel bene seminato a larghe mani dalle nostre Fondatrici.

 

Le Suore Carmelitane

 

 

 

 

Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,

ti amo nella mia nullità,

ché anche in questo comprendo la

tua infinita sapienza:

ti amo nelle vicende molteplici,

svariate o straordinarie con le quali

Tu accompagnasti la vita mia …

Ti amo in tutto,

o di travaglio o di pace,

perché non cerco,

né mai cercai le

consolazioni di Te,

ma Te,

Dio delle consolazioni.

perciò mai mi gloriai,

né mi compiacqui

di quello

che mi donasti nel tuo

Divino amore

per sola grazia gratuita,

né mi angustiai e turbai,

se rilasciata

nell’aridità e pochezza.

Beata Maria Teresa di Gesù

 

 

 

 

 

Per informazioni, richieste, attestazioni di grazie ricevute, rivolgersi a:

 

POSTULAZIONE ISTITUTO DI

NOSTRA SIGNORA DEL CARMELO

Casa Generalizia - Via dei Baglioni, 10

00164 Roma - tel. 06 66153752

 

 

 

 

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