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Tu sei qui: Portale La Fiammella La Fiammella n 2 - 2016


Ti amo in tutto,
o di travaglio, o di pace;
perchè non cerco, ne mai cercai,
le consolazioni di Te;
ma Te, Dio delle consolazioni.

Benvenuti nel sito

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Madre Angelisa Spirandelli, Superiora Generale
Un cordiale saluto a quanti si accosteranno al nostro sito web preparato con gioia e passione nell’intento di far conoscere l’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, il suo Carisma specifico nell’ambito della grande Famiglia Carmelitana.
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La Fiammella n 2 - 2016

 

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La Fiammella

Periodico dell’Istituto Nostra Signora del Carmelo Numero 2 - Anno 2016

 

Misericordiosi come il Padre

(Lc 6,36)

 

 

Sommario

 

 

Editoriale 3

Ti avevo chiesto 4

La Misericordia nella vita

della Madre Maria Teresa Scrilli

e Madre Maria Mosca 5

La Misericordia 8

La professione perpetua

di Sr Maria Matrona Ola 11

La Misericordia è la via

che unisce Dio e l’uomo 16

Giubileo dei ragazzi 18

L’anno della Misericordia

in Terra Santa 20

Nuovi germogli Scrilliani 22

La Madonna de Noantri 24

Lo Scapolare del Carmine 25

Preghiera 28

 

 

EDitoriale

 

 

 

Il Santo Padre Francesco ha indetto il Giubileo della Misericordia. Abbiamo un intero anno per riflettere su questo tema. Ci è di luce la beata Maria Teresa Scrilli non solo nell’esempio e nella fedeltà ai grandi progetti intrapresi “per la gloria di Dio e il bene delle anime” ma anche e soprattutto nella quotidianità, vero “campo di prova” della misericordia. Nell’accoglienza non solo del “lontano” ma anche e soprattutto del “vicino”, riconoscendo Dio nei fratelli, sempre.

Vi proponiamo un approfondimento biblico sull’argomento e varie iniziative legate al Giubileo.

La Madonna del Carmine, nostra Patrona, ci renda autentici testimoni di misericordia e carità, cose di cui il mondo oggi ha estremo bisogno.

 

Sr Maricla Deiana

 

 

 

ti avevo chiesto

 

Ti avevo chiesto, Signore,

la forza per avere successo.

Tu mi hai reso debole,

perché imparassi a confidare in te.

 

Ti avevo chiesto la salute

per fare cose grandi.

Mi hai dato l’infermità

per comprenderla meglio.

 

Ti avevo chiesto la ricchezza

per possedere tutto.

Mi hai dato la povertà

per accorgermi che ho bisogno di te.

 

Ti avevo chiesto il potere

perché gli uomini avessero bisogno di me

mi hai dato l’umiliazione,

perché io avessi bisogno di loro.

 

Ti ho chiesto tante cose

per godere la vita.

Mi hai dato la vita

perché mi rallegrassi di ogni cosa.

 

Non ho avuto niente

di quello che ti avevo chiesto.

Mi hai dato tutto ciò

di cui avevo veramente bisogno.

 

Non hai esaudito, Signore,

le mie richieste,

perché non sapevo

quello che stavo chiedendo.

 

Sei stato fedele alle tue promesse

di dare “cose buone” a quelli che pregano.

Soltanto tu le conoscevi.

 

Kirk Kilgour

 

 

 

 

la Misericordia nella vita della Madre Maria Teresa Scrilli e madre maria mosca

 

 

Quanti chilometri ci separano dal nostro “ieri” e quanta polvere si è accumulata sulla scrivania dal mio “ieri”?

Quanti raggi di sole hai contato “ieri” e quanti occhi brillanti dei bambini o dei sofferenti hai notato dal tuo “ieri”? Hai percorso il cammino dal tuo “ieri” all’ “oggi” senza prendere un respiro più profondo e senza domandarti: “Come è andata?” e “Cosa troveremo nel futuro?”.

Percorrere un cammino e accorgersi di come l’ho passato è il tuo vivere ed è il mio vivere. É ricostruire oppure costruire la propria storia con il Signore che ci ama e che è pieno di misericordia.

Accorgersi dei raggi che trapassano le nuvole e ricambiare lo sguardo di un bambino o del sofferente significa avvertire nel tuo intimo il passaggio di Dio nella tua vita. Il passaggio di Dio che è pieno di amore, perchè Lui è Amore, perchè Lui è la Misericordia.

Nella vita della nostra Beata Madre Maria Teresa Scrilli e della confondatrice Madre Maria Mosca puoi accorgerti che già nella loro piccola età “la grazia del Signore” non è stata trascurata. Il loro cammino dal loro “ieri”, in ogni tappa della loro vita, era un costruire il domani con la fede e nella speranza.

Quale era il loro stile di vita e come ci sono riuscite?

Creando momenti di silenzio e di racco-glimento, lasciandosi plasmare e condurre da Lui. Testimoniando e annunciando l’amore di Dio raggiungendo il cuore e la mente dei giovani” (cfr Misericordiae Vultus. Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia.), lavorando per la gloria di Dio e per condurre anime a Lui.

Papa Francesco invita a “Recuperare il valore del silenzio per meditare la Parola che ci viene rivolta. In questo modo è possibile contemplare la misericordia di Dio e assumerla come proprio stile di vita” (Misericordiae vultus). Trovare i momenti di silenzio e di raccoglimento, per le nostre Madri, era la base per stare alla scuola dell’ ascolto, per contemplare il Volto di Gesù, che guarda con misericordia e parla dell’amore del Padre.

Se il chicco di grano non muore, non porta frutto” (Gv 12, 24-26) citava spesso la Madre Maria Teresa Scrilli. Il chicco di grano deve morire nel silenzio e anche quando germoglia non fa rumore e nel profondo silenzio porta il frutto che si trasforma in farina e si lascia plasmare; nel pane si lascia distribuire a tutti per dare la forza a chi ha bisogno.

La Madre Fondatrice e la Madre Maria Mosca, nel silenzio ascoltavano; nel silenzio amavano; nel silenzio scoprivano la volontà del Signore. Nel silenzio creavano “la vita nuova”, portavano l’Amore e tornavano a Dio per trovare Amore. Davanti al Santissimo Sacramento gustavano la presenza di Dio e maturavano il desiderio di vivere in Lui, con Lui e per Lui.

Dalle parole che possiamo leggere negli Scritti della Madre Fondatrice possiamo essere sicure che sono passate per l’esperienza del silenzio davanti al Crocifisso o al Santissimo Sacramento: “Parto da voi, fiamma di amore, in pegno vi lascio questo mio cuore; so bene che volevo lasciare il cuore a Gesù.” (Fondatrice).

Così, ogni nostra preghiera o apostolato deve diventare un vero incontro con il Signore Gesù, che vuole essere presente nella nostra vita e che vuole che viviamo in continua consapevolezza che Dio Padre è con noi, che ci ama, ci cerca e che ci perdona sempre, che vuole essere conosciuto nel mondo e amato.

Davanti a Lui, accettando il suo sguardo pieno di misericordia, possiamo ricostruire la vita, riavere la gioia e la pace, l’entusiasmo e il desiderio di farlo conoscere, di portarlo con il coraggio lì dove Lui vuole. Perché la “Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.” (Misericordiae Vultus) .

Guidate dallo Spirito di Dio le nostre Madri hanno allargato il loro spirito di misericordia verso quelli che erano nel bisogno e come dice papa Giovanni Paolo II: “la misericordia non perdona soltanto i peccati ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini”. Erano convinte che “La misericordia cambia il mondo” Papa Francesco. Cosa ci insegnano? I loro momenti forti di preghiera e la contemplazione del Volto di Gesù hanno trovato continuità nella missione.

Avendo esempi così grandi, possiamo anche noi sperimentare in modo profondo che la misericordia è la via che apre il nostro cuore e fa entrare coloro che ci stanno accanto e a cui siamo mandate. Se vogliamo vivere la vita in pienezza secondo il dono della chiamata ricevuta nel sacramento del battesimo dobbiamo aprirci allo Spirito, perché il nostro desiderio corrisponda a quello che Dio ci chiede. Il loro insegnamento è ciò che oggi dice Papa Francesco: “seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso, entrare nella sua grande opera di misericordia per ogni uomo … Il nostro linguaggio e i nostri gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre. (cfr. Misericordiae Vultus ).

 

Sr Walentyna Wyloteck

 

 

 

 

 

  1. la Misericordia

 

Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15)

 

 

Dobbiamo essere veramente grati a Papa Francesco per il grande dono fatto alla Chiesa e al mondo indicendo il Giubileo straordinario della misericordia.

 

Il Papa ci ricorda nella Bolla d’indizione che il nucleo fondamentale del Vangelo è la misericordia perchè l’identità profonda di Dio è misericordia. Ma cos’è la misericordia? Questo termine potrebbe trarci in inganno. Nel linguaggio comune molte volte misericordia indica quel sentimento di pietà e di commozione che l’ uomo prova dinanzi a chi è nel bisogno.

Ma nella Bibbia cosa indica la misericordia? Nell’ Antico Testamento ci sono soprattutto due termini che indicano la misericordia: hesed e rahamin.

Hesed è il termine più usato indica l’amore, la bontà, la compassione che induce all’aiuto e che nasce dalla fedeltà ad un patto tra persone legate da una relazione con diritti e doveri, come ad esempio il marito verso la moglie, il padre verso i figli o un sovrano verso i sudditi.

Questo primo termine è molto utilizzato dalla Bibbia proprio perché Dio stipula un’Alleanza con il popolo d’Israele e tale patto comporta infatti diritti e doveri; inoltre il rapporto tra Dio e il suo popolo è stato descritto dai profeti anche come un rapporto coniugale tra lo sposo e la sposa. La misericordia divina allora indica la bontà e la compassione che nasce in Dio in virtù della relazione che lo lega al suo popolo. È una decisione cosciente del Signore di intervenire a favore di chi è nel bisogno e che nasce dalla fedeltà ad un impegno preso. Hesed è allora la tenerezza divina intessuta di fedeltà che porta Dio ad intervenire fattivamente a favore dei bisognosi.

Rahamim è l’altro termine utilizzato nella Bibbia per indicare la misericordia; esso viene dal vocabolo rehem, che vuol dire viscere, e indica l’organo materno deputato alla gestazione della vita, cioè l’utero. Dinanzi al bisogno, alla povertà e alla miseria degli uomini, le “viscere di misericordia” di Dio, le “sue viscere materne” si commuovono e lo spingono ad agire per sollevare e aiutare. Possiamo dire di più: questo termine ricollega l’opera di Dio alle sue viscere femminili, come se in Dio ci fosse una componente maschile e una femminile, che lo porta a generare e a ri-genera la vita di chi ama. Uno dei testi biblici che ci parlano di queste viscere materne di Dio è il passo del profeta Isaia: “ Sion ha detto «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,14-15).

Possiamo allora affermare che i due termini utilizzati dalla Scrittura ci presentano due dimensioni della misericordia: quella maschile (hesed) e quella femminile (rahamim), quasi a sottolineare che in Dio c’è l’amore paterno e coniugale, che opera in virtù dell’amore e della fedeltà, ma anche la tenerezza materna che nasce da un legame viscerale con le creature e che le rigenera.

La misericordia divina si volge all’uomo, a colui che è amato da Dio e interviene in suo favore per aiutarlo e per rigenerarlo, operando un cambiamento nella vita della persona amata. La misericordia in Dio, ma anche in Gesù, non è solo un sentimento interiore di compassione, ma una forza che, pur nascendo dall’intimo, porta ad agire concretamente per la persona amata che è nel bisogno. Allora capiamo che misericordia è veramente, come dice il termine italiano, miseri- cor -dare, dare il cuore ai miseri, ai poveri ai bisognosi, non solo sentire un’emozione, un sentimento di pietà, ma anche agire, fare qualcosa, dare tutto se stessi ai poveri.

Tutto questo ci aiuta a comprendere che in questo anno di misericordia siamo chiamati a riscoprire l’amore misericordioso di Dio verso di noi e soprattutto ad essere misericordiosi, come il Padre, verso i nostri fratelli, facendo crescere in noi un sentimento di compassione e di tenerezza che ci spinga ad agire concretamente per il bene di chi è misero, povero, indigente, di chi vive in qualsiasi forma di povertà.

 

Don Luca Mastrangelo

 

 

 

 

la professione

  1. perpetua di Sr Maria Matrona Ola

 

 

 

 

Roma, 15 maggio 2016

Casa Generalizia

 

 

Fratelli e sorelle, tre solennità scandiscono il ritmo del tempo pasquale, quasi a voler far gustare le ricchezze del mistero fondamentale della nostra fede: la risurrezione di Cristo, la sua ascensione ai cielo, la venuta dello Spirito Santo.

La solennità di Pentecoste chiude il lungo periodo del tempo pasquale. Son trascorse sette settimane, ossia 50 giorni dopo la Pasqua. Pentecoste vuol proprio dire cinquantesimo giorno. Per gli antichi cinquanta era il numero della pienezza di un tempo. É giunto a compimento il tempo del Gesù terreno e delle sue apparizioni e si apre un nuovo tempo: il tempo della chiesa e dello Spirito.

L’evento celebrato dalla festa di oggi non è narrato dal Vangelo ma dalla prima lettura dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11), in cui si racconta l’avvenimento fisico della Pentecoste. Prima della sua ascensione al cielo, Gesù invitò gli apostoli a rimanere insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito. Essi, corroborati dalla presenza materna della Vergine, si riunirono nel Cenacolo e pregarono con insistenza, in attesa del compimento della promessa del Padre. Luca descrive che gli apostoli furono raggiunti da una serie di fenomeni concomitanti che costituirono una straordinaria manifestazione del divino: nella Scrittura il fuoco, il rombo, il vento sono elementi in cui Dio non di rado manifesta la sua potenza.

Il brano mette in evidenza tre fatti: la venuta dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti con Maria, la Madre di Gesù; il valore che lo Spirito riversa nei discepoli di Gesù; la comprensione universale del messaggio da parte dei pellegrini che pur parlano lingue diverse.

Anche nel Vangelo é ricordata l’effusione dello Spirito. Il primo giorno della settimana, o il giorno della risurrezione di Cristo, i discepoli sono riuniti in una casa con le porte chiuse per paura dei Giudei. Ma poi venne Gesù. L’inaspettato. Il morto risorto. Egli non li rimprovera per averlo abbandonato nell’Orto degli Ulivi. Al contrario, concede a essi tre doni.

Il dono della pace come saluto, come dono gratuito e come perenne responsabilità. Il dono delle sue piaghe, vale a dire la certezza della sua Vittoria sulla morte. E il dono del suo Spirito, che è lo Spirito del perdono. Questi doni sono quelli che fanno la Chiesa.

La Pentecoste celebra, appunto, il dono dello Spirito, “che é Signore e dà la vita” e ci spinge a riflettere sul ruolo dello Spirito nella vita della Chiesa e di ognuno di noi.

Carissima suor Maria Matrona, nel contesto di questa solennità hai voluto professare i voti perpetui di castità, povertà e obbedienza nella Congregazione delle Suore Carmelitane, nell’Istituto di N. S. del Carmelo, dando così pubblicamente forma giuridica alla tua consacrazione totale e definitiva al Signore già avvenuta con la professione semplice da te emessa qualche anno fa.

Il rito della professione viene collocato all’interno della celebrazione eucaristica per significare il legarne tra l’offerta che il religioso fa di se stesso e il sacrificio eucaristico. “Infatti quanto più fervorosamente [i religiosi] vengono uniti a Cristo con questa donazione di sé che abbraccia tutta la vita, tanto più si arricchisce la vitalità della Chiesa ed il suo apostolato diviene rigorosamente fecondo” (PC 1).

E Tommaso d’Aquino, religioso di vita santa e acuto investigatore della verità rivelata, così esprime questa realtà: «religiosi sono tutti coloro che totalmente si pongono al servizio divino, quasi olocausto offerto a Dio» (S.Th. II-II, 186,10). Come Cristo ci ha redenti non con la predicazione e le opere compiute, ma con il sacrificio della Croce, che sempre attualizziamo nella S. Messa, così tu chiamata a seguirlo, ad imitarlo più da vicino, ad amarlo con più intensità, perché a te di più è stato dato, realizzerai la tua vocazione non solo e non tanto nel fedele compimento delle attività apostoliche, che pur dovrai svolgere per l’edificazione della Chiesa, ma soprattutto e innanzitutto lasciandoti consumare giorno dopo giorno dall’amore per Cristo che ti ha scelta e per il Padre, che ti ha consacrata.

E d’altra parte, cara suor M. Matrona, non é questo l’insegnamento che riceviamo dalla più antica e autentica tradizione carmelitana - scevra da ogni pur dotta chiosa — che nel corso dei secoli ha trovato espressione in uomini e donne che l’hanno incarnata con coerenza?

Mi piace qui ricordare a riguardo le parole della piccola Teresa, che la Chiesa, attribuendole il titolo di Dottore, ha riconosciuto grande maestra di vita spirituale: “Mi offro vittima d’olocausto al Vostro amore misericordioso” (Atto d’offerta all’amore di Dio nella festa della SS. Trinità) e ricordando il giorno della professione aggiunge “Mi sono offerta a Gesù affinché Egli compia perfettamente in me la sua volontà...” (MA 218). Ed un’altra carmelitana sua contemporanea, la beata Elisabetta della Trinità scrive “vorrei che la professione fosse l’inizio di un atto di adorazione destinato a non cessare mai più nella mia anima” (L 127); “Se adempio — prosegue — perfettamente la mia vita di carmelitana, ho la consolazione di consumarmi per Lui, per Lui solo!” (L 141). Carmelitane del secolo trascorso.

Riascoltando queste parole a noi ben note, come non avvertire, noi carmelitani di questo tempo il desiderio di non lasciare che il nostro secolo trascorra senza essere segnato da testimonianze vive di siffatta spiritualità?

Come non avvertire la responsabilità di privare la Chiesa - con un cattivo uso del dono ricevuto — di un bene di cui essa ha bisogno per la sua missione? Certo questa dimensione essenziale della consacrazione religiosa carmelitana — cammino verso la stanza più segreta del castello che é l’anima, mistica salita faticosa e dolorosa del monte abitato sulle vette da Dio — per essere realmente vissuta deve tradursi in uno stile di vita, in atteggiamenti concreti, in sentimenti percepibili. É in questa linea si pongono le esortazioni della Madre M. Teresa Scrilli, che stamane devi sentire più che mai a te rivolte “ti sia sostegno nella vita e nell’attività apostolica l’intimità con Dio... anzi ogni tua attività scaturisca dallo spirito di preghiera; la tua presenza, le tue parole e azioni ispirino alle persone che avvicini la presenza di Dio, lo spirito di fede”. Cara suor M. Matrona, costruisci la tua dimora nel cuore di Dio, così da essere canale del suo amore misericordioso, non ricercare mai la falsa grandezza, cui sembrano condurre i successi effimeri, e gli impegni prestigiosi. Impara a praticare la via dell’umile servizio feriale, che se apparentemente rende insignificanti agli occhi del mondo e forse anche in mezzo alle sorelle, fa realmente grandi agli occhi di Dio e prepara a ricevere quella corona nuziale che lo Sposo pone, nel giorno che non conosce tramonto, sul capo delle creature che Lui e solo Lui hanno ricercato, tra le luci e le ombre che colorano questa nostra giornata terrena. Sei religiosa, e quindi chiamata alla vita comunitaria — sappi che devi personalmente contribuire alla crescita della comunione, che sola genera la vita comunitaria così come la pensa la Chiesa. E ricordati che la ricerca della comunione non può essere affidata all’uso di questo o quel metodo, che per quanto utile porta insito in sé i limiti di chi lo ha ideato.

La comunione si costruisce con l’umiltà — giusto conoscimento dei propri difetti e delle virtù e talenti degli altri, il perdono, il perseguimento della verità, senza ipocrisia e senza timore, sapendo che non il consenso degli uomini ricerchiamo, ma unicamente di piacere a Dio, che alla fine ci giudicherà.

Oh, non é un programma di vita per persone deboli e rassegnate, che si sentono appagate della mediocrità, bensì per donne forti, capaci di materna delicatezza ed insieme di scelte risolute, donne che mai indietreggiano dinanzi alle difficoltà, ma che le affrontano con prudenza e fermezza, che non “si preoccupano di tante cose”, “ma scelgono ciò che é necessario”, che non fugge via con il trascorrere del tempo. È la lezione intramontabile di Teresa d’Avila.

Il Carmelo guarda a Maria, stella luminosa che ne rischiara la notte purificatrice. I carmelitani ne sperimentano la materna protezione, e come fratelli e sorelle ne ascoltano la voce. A Lei noi affidiamo questa giovane. E Tu insegnale o Madre, come ogni madre fa con la figlia, a conservare sempre accogliente la sua casa, il suo cuore, così che piaccia allo Sposo, che bella sia sempre ai suoi occhi. Così sia.

 

Mons. Filippo Iannone O. Carm.

 

 

 

 

 

  1. la Misericordia

  2. è la via che unisce Dio

e l’uomo

 

Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della MISERICORDIA.

È fonte di gioia, di serenità e di pace” Papa Francesco

 

 

Prima di scrivere cosa è per me la Misericordia e che è possibile anche nella situazione simile alla mia, cioè vivere nella gioia, nella serenità e nella pace, voglio presentarmi: mi chiamo Nicola Di Domenica, sono nato a Castiglione Messer Marino (CH) il giorno 08.11.1937. Sono sposato con Elvira. Per motivi di lavoro, nel lontano 1957, sono emigrato in Svizzera, successivamente, dopo aver sposato Elvira, siamo andati in Germania. Qui, dopo tanti sacrifici, mi sono ammalato e per prima volta ho subito un’operazione ad un’ernia alla colonna vertebrale. L’operazione sembrava fosse andata bene, invece, con il passare del tempo, mi ha reso invalido al 100%. Dopo questa brutta esperienza io e mia moglie siamo ritornati in Italia, dove, nonostante la malattia, siamo riusciti a costruire una casa. Ma purtroppo il problema si è ripresentato e ho dovuto affrontare quattro interventi, ancora una volta riguardanti le ernie, sia d’origine cervicali che dorsali. L’ultimo intervento, che ho fatto quattro anni fa è stato fatale, perchè sono rimasto bloccato con le gambe e ho perduto quasi del tutto l’autonomia personale.

Ma in questa esperienza negativa della mia vita mi sento fortunato, e di questo ringrazio il Signore tutti i giorni, perchè accanto a me c’è mia moglie, che è una grande donna piena di umanità e di pazienza, che mi accudisce, mi conforta e mi incoraggia nei momenti più difficili della malattia. Inoltre, nel mio paese ci sono le suore carmelitane, che settimanalmente mi portano la Comunione, anche per questo ringrazio il Signore. Quando potevo camminare mi recavo alla messa tutte le domeniche, e adesso non posso. Ricevere la comunione a casa mi dà conforto e non mi sento abbandonato dal Signore. Le Suore che attualmente mi portano Gesù sono Sr Molly e Sr Walentyna, mentre negli anni scorsi veniva Sr Minì.

Ho scoperto in questi anni di malattia di avere una forza, che sicuramente viene da Dio, che mi permette di sopportare tutto questo e dare un grande valore alla sofferenza. Ho fiducia nel Signore, anche se non capisco il perchè di tutto questo, che Lui mi è vicino e che la mia relazione con Lui è diventata forte e la mia fede è molto importante e che Dio è davvero pieno di misericordia. Attraverso il sorriso dei vicini, il cuore generoso di mia moglie e l’ Eucaristia, Gesù mi fa sperimentare la sua misericordia e il suo amore.

Non temere, io sono qui” ed io credo che la Misericordia: “è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato” - come dice Papa Francesco.

A tutti, a chi si trova nella situazione simile alla mia, auguro la fede nel Dio Misericordia, che è fonte di gioia, di serenità e di pace”.

 

Nicola Di Domenica

 

 

 

 

 

Giubileo dei ragazzi

 

Roma 23-25 aprile 2016

 

 

La misericordia è un sentimento di compassione verso il prossimo, in particolare verso i più bisognosi che si esprime praticamente con opere di aiuto. La misericordia ha un grande valore, farsi prossimo per l’altro equivale a stabilire un rapporto di amore tra le persone.

Papa Francesco quest’anno ha indetto l’Anno della Misericordia, invitando i cristiani, e non solo, a coniugarlo con la giustizia. Questa è stata una bella iniziativa e ha smosso tante coscienze. Lui ha fatto visita ai migranti di Lampedusa e di Lesbo, per opera sua è anche tornata l’amicizia tra gli Stati Uniti e Cuba.

Ho imparato che Dio Padre è misericordioso verso l’umanità; per la salvezza degli uomini ha mandato il suo Figlio ad incarnarsi e morire sulla croce dopo avere rivelato delle verità prima ignorate ed aver suggerito comportamenti nuovi.

A me piacerebbe andare in Africa per aiutare i bambini bisognosi, ma prima di tutto l’Africa che cerchiamo è dentro di noi, un luogo dove poter ritrovare l’immensità dell’altro. L’unico posto in cui l’uomo ritrova se stesso e la sua utilità nell’incontro con l’altro. Non servirebbe dunque partire: siamo già circondati da altre persone, basta affacciarsi alla finestra, l’altro è anche qui. Eppure di queste persone che vediamo, forse, non ne abbiamo bisogno, diventano addirittura scomode e magari già siamo in competizione con loro, per un parcheggio, per un lavoro, per un posto in fila … Abbiamo bisogno del viaggio per ritrovarci, per ritrovare Dio, per accorgerci che esiste l’altro e che ne abbiamo bisogno.

 

Azzurra Rispoli

 

 

 

 

  1. l’anno della Misericordia

  2. in Terra Santa

 

 

 

 

Come tutto il mondo cristiano anche noi stiamo rispondendo al grande avvenimento dell’ANNO DELLA MISERICORDIA.

Nella nostra Diocesi di Gerusalemme ci sono state alcune celebrazioni all’inizio di questo Anno di Giubileo. Sono state aperte le porte Sante a Gerusalemme nella Chiesa del Getsemani, a Betlemme nella Chiesa di S. Caterina, a Nazareth nella Basilica dell’Annunciazione. In più due porte ad Haifa nella Chiesa di Rito Cattolico Melchita e in quella di Rito Cattolico Maronita.

Il popolo cristiano ha risposto con grande entusiasmo e in diversi modi a questo invito di Papa Francesco.

Appena cominciato l’Anno della Misericordia abbiamo iniziato a sentire in parrocchia argomenti sulla Misericordia, che è stato il tema dominante nelle meditazioni durante la Novena di Natale. Nella nostra chiesa di Ramleh dopo Natale c’è stato il concerto Natalizio della Misericordia. Il nostro piccolo coro, dopo tanta preparazione, ha presentato i canti con grande gioia di tutti i presenti, accorsi nonostante il cattivo tempo anche dai paesi vicini.

Adesso abbiamo alcune iniziative per celebrare insieme alle altre parrocchie l’Anno della Misericordia, tra cui le Lodi Mattutine ogni giorno con gli studenti, la possibilità di partecipare alla S. Messa sulla Tomba di Gesù nel Santo Sepolcro, la Via Crucis sulle strade percorse da nostro Signore, i ritiri Spirituali per differenti gruppi che sono terminati con la visita della porta santa al Getsemani. Inoltre quest’anno facciamo una colletta per gli emigranti e perseguitati.

Il Santo Padre ha inviato una commissione presieduta da Mons. Zygmunt Zimowski per celebrare il “Giorno del malato” in diverse città in Terra Santa: Gerusalemme, Betlemme, Ain Karem, Nazareth, Haifa. La celebrazione principale è stata l’11 Febbraio, Giornata del malato, nella basilica dell’Annunciazione di Nazareth. Sono state organizzate le visite ai malati negli ospedali e agli anziani nelle case del riposo.

In tutti i momenti della nostra vita ci incontriamo con la Misericordia di Dio. Aiutiamo anche gli altri a incontrare la Misericordia del Padre attraverso le preghiere, le letture, le celebrazioni parrocchiali, gli incontri con i giovani e con i bambini.

Vi auguro Buon Anno di Misericordia. Che il Signore, nella Sua Misericordia, ci aiuti a vivere questo tempo santo in Anno di Giubileo nella grazia e nella carità.

 

Sr Barbara Leja

 

 

 

 

  1. nuovi germogli

scrilliani

 

 

 

Mai ho sognato di battere la bandiera in questa mia patria! L’amata bandiera del nostro Istituto! La beata Madre Scrilli vuole diffondere anche in Indonesia il profumo della sua santità. Servendosi delle sue sorelle, le prime pioniere che sono entrate in questa amata terra indonesiana e hanno avuto il coraggio di combattere per la fede, pronte anche ad affrontare le sfide della natura e della cultura indonesiana. Ora, la bandiera è stata issata. La Madre Scrilli si alzerà e benedirà le sue figlie che cominciano a fiorire nella nostra Persada Nusantara (la nostra terra di Flores).

Il carisma della fondatrice è una risposta ai sogni della Chiesa e della comunità locale ed insieme lavoriamo per portare anime a Dio.

Il 15 luglio 2012, è stata una giornata piena di gioia; il convento Flos Carmeli é stato inaugurato da Mons. Gerulfus Kherubim Pareira a Maumere, Flores, “giorno tanto atteso per entrare nel paese di Canaan, dopo otto anni di vagabondaggio”, ha detto Sr Jessy nel suo discorso per quell’occasione.

Sono venute da Roma per rendere grazie a Dio con noi: la Madre Generale Angelisa Spirandelli e Suor Silvana Giungato.

La nostra felicità era incontenibile, ma la cosa più importante ora è testimoniare ed evangelizzare il popolo di Dio nella nostra parrocchia e nella diocesi di Kewapante soprattutto a Maumere. Il Vescovo ha detto che la presenza delle suore è una luce e che la porta del convento è sempre aperta per chi vuole incontrare Dio.

L’8 luglio 2013, per gentile concessione del governo e consenso delle comunità locali, abbiamo aperto la Scuola dell’Infanzia Paud Flos Carmeli, nonostante qualche difficoltà. Abbiamo un locale con quattro classi e l’area giochi per bambini. Tutto questo è stato realizzato anche grazie al generoso contributo dei Benefattori. Grazie! Il Signore vi ricompensi tutti!

Quattro giovani consorelle iniziano ad accendere il carisma della Beata Maria Teresa Scrilli, tutto impegnato nell’educazione delle nuove generazioni e nelle opere di carità verso i bisognosi.

La grazia di Dio è abbondante per l’Indonesia così da mantenere sempre alta la bandiera dell’ Istituto.

 

Sr Maria Nenu Wea

 

 

 

 

 

  1. La Madonna de Noantri

 

 

Roma, quartiere Trastevere, ogni anno, dal primo sabato successivo al 16 luglio, si celebra la festa tanto sentita della Madonna del Carmine, qui da noi chiamata la “Festa de Noantri” (di noi altri).

Religiosità, tradizione, folklore e divertimento sono le caratteristiche principali della festa del rione di Trastevere.

Le origini della festa risalgono al 1535, si narra che dopo una forte tempesta venne rinvenuta nei pressi della foce del Tevere una statua della Vergine Maria, scolpita in legno di cedro che, per questo motivo, venne chiamata “Madonna Fiumarola” e donata ai carmelitani che abitavano nella Basilica di San Crisogono a Trastevere dove prese il nome di “Madonna del Carmine”. L’11 agosto 1909 ottenne la definitiva sistemazione nella Chiesa di Sant’Agata.

Da allora, ogni anno, il primo sabato dopo il 16 luglio, la statua viene ricoperta di gioielli e abiti preziosi e portata in processione per le vie di Trastevere. Il programma religioso dei festeggiamenti inizia con la messa, presso la Chiesa di Sant’Agata, segue la tradizionale processione per le vie del quartiere. È una settimana di festeggiamenti a cui nessuno del rione vuole mancare. A chiusura dell’ottavario la Madonna viene portata dai Confratelli dell’Arciconfraternita del Carmine nella barca lungo il Tevere, alla presenza delle massime Autorità Religiose e Civili e di una moltitudine di fedeli. Partecipiamo anche noi suore carmelitane. É una bellissima esperienza vedere che la nostra Mamma del Monte Carmelo viene venerata da tantissimi fedeli, un’emozione unica: la nostra Mamma è la protettrice dei Trasteverini e la festa coinvolge particolarmente i romani. La nostra partecipazione è una bella testimonianza per la vita consacrata, ci incoraggia ancora di più a diventare, cioè a essere, altre madri di Dio, generarlo e portarlo ai fratelli, a tutti.

Maria, donna dell’azione, fa che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. (Papa Francesco). Amen.

 

Sr Germeena Naduvathezhathu

 

 

 

 

 

  1. Lo Scapolare

del Carmine

 

 

 

Lo Scapolare del Carmine non é una creazione umana, ma é la veste donata dalla Madre. L’anima cristiana é sempre sotto gli assalti dell’eterno nemico. La Stella maris promette a chi indossa devotamente la sua veste la sua permanente protezione, con le due grandi promesse: la perseveranza finale (preservazione dall’inferno) e la sollecita liberazione dal Purgatorio.

Due cose quindi sono significate dallo Scapolare: la prima, la più importante, la continua protezione materna di Maria; la seconda, da parte nostra, la devozione a Maria, cioé il mettersi sotto la protezione di Lei.

Ma la devozione a Maria non deve limitarsi a renderle qualche omaggio in determinate circostanze, ma, come Lei promette a noi non questa o quella grazia, ma una costante protezione, così la devozione a Maria, da parte nostra, deve costituire un indirizzo permanente degli affetti più intimi del nostro cuore, una specie di carattere personale: il vero devoto di Maria assume verso di Lei la posizione del figlio verso la madre.

Questa proprietà della devozione a Maria si compendia nella parola Consacrazione. Inoltre é la storia che conferma allo Scapolare il carattere di veste di Maria. Come il significato delle parole non si improvvisa arbitrariamente, così non s’improvvisa la forza espressiva dei simboli.

Ora lo scapolare del Carmine conta secoli di vita carmelitana, cioé intensa vita mariana; e questa vita, come ha fatto diventare il Carmelo l’Ordine di Maria, così ha convertito lo Scapolare in veste di Maria. Chi indossa lo Scapolare del Carmine si associa agli innumerevoli religiosi che da secoli hanno professato la più tenera devozione a Maria. Così inteso, lo Scapolare del Carmine occuperà il primo posto nella vita interiore dei fedeli.

Tra le pratiche ispirate alla devozione a Maria lo Scapolare del Carmine risponde adeguatamente al carattere di consacrazione. Il simbolo sensibile che interpreta questa devozione è un distintivo personale, un segno che parla della consacrazione a Maria. Lo Scapolare é la veste di Maria che non solo esprime la condizione personale di chi la indossa, ma più ancora la funzione della madre. L’atto della Madre che veste il proprio figlio di infinito amore materno.

Lo Scapolare, perchè indossato, sta ogni momento con noi per ricordarci che apparteniamo a Maria: esprime il carattere speciale della consacrazione a Maria, non soltanto come insegna esteriore, ma soprattutto come simbolo della vita interiore.

Lo Scapolare diventa così una continua e permanente preghiera a Maria. Infatti chi indossa lo Scapolare compie un atto di ossequio alla Madonna, col quale implicitamente dice di essere devoto di Lei e di mettersi sotto la di Lei costante protezione. In esso si compendia la preghiera di tutto l’Ordine, giacché chi lo indossa partecipa a tutti i beni spirituali prodotti dai Religiosi carmelitani.

Lo Scapolare per la sua semplicità é alla portata di tutti. Nessuna devozione investe totalmente il devoto, come quella dello Scapolare, per cui egli, consacrato a Maria, vive costantemente una vita interiore tutta mariana, divenendo così un figlio prediletto di Maria e Maria la sua Madre per eccellenza. Chi guarda allo Scapolare si ricorda l’amore di Maria e nasce il desiderio dell’imitazione delle sue virtù.

Esso ci parla di rinuncia: fatto di povera stoffa é il simbolo stesso della rinuncia ad ogni vanità. Ci parla di Penitenza: é il ricordo di Maria, la Madre Dolorosa che chiede astinenze e preghiere. Ci parla dell’ umiltà della Vergine, di santità nella sua più alta espressione, perché ci richiama ad imitate le sublimi virtù di Maria nella quotidianità.

Lo Scapolare ci mette a contatto i luminosi esempi dei Santi Carmelitani, che hanno raggiunto la più alta vetta della perfezione cristiana, imprimendo alla vita interiore un carattere tutto proprio: l’ascetica carmelitana.

 

Da: Conferenze sullo Scapolare

 

 

 

 

 

Signore Gesù,

che nella testimonianza evangelica

della beata Maria Teresa Scrilli

continui a insegnare al mondo

che sono i miti gli eredi del tuo regno

e che solo in te trovano rifugio

quelli che sono affaticati e oppressi,

sul suo esempio, suscita nei nostri

cuori il desiderio di servirti nei fratelli

e di poter risvegliare, soprattutto

nei giovani, una sete ardente del

tuo amore.

Concedici, ti preghiamo, per sua

intercessione, la grazia che

con fiducia ti domandiamo…

Tu vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen. Gloria.

 

 

 

 

 

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