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Tu sei qui: Portale La Fiammella La Fiammella n 3 - 2014


Ti amo in tutto,
o di travaglio, o di pace;
perchè non cerco, ne mai cercai,
le consolazioni di Te;
ma Te, Dio delle consolazioni.

Benvenuti nel sito

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Madre Angelisa Spirandelli, Superiora Generale
Un cordiale saluto a quanti si accosteranno al nostro sito web preparato con gioia e passione nell’intento di far conoscere l’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, il suo Carisma specifico nell’ambito della grande Famiglia Carmelitana.
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La Fiammella n 3 - 2014

La  Fiammella

Numero 3 - Anno 2014

 

 La  Famiglia

casa del cuore

 

Sommario

 

 

Editoriale                                                        3

La Chiesa e lo Stato insieme per la famiglia            4

La vera emergenza è la famiglia                              5

Famiglia: Luogo di accoglienza                               7

L’amore: Il valore più importante                            8

Istituto Nostra Signora del Carmelo

una “famiglia” nel Carmelo”                                  10

Sì per sempre                                                         12

La fede mi spinge ad affrontare tutto                   14

Il Carmelo: Il giardino del credente                      16

Adozioni a distanza                                               18

istituto nostra signora

del carmelo 2014

Beatificazione della Fondatrice

Maria Teresa di Gesù Scrilli                                   20

Le nuove realtà dell’Istituto                                  22

Manaus 160 anni dell’Istituto                                26

W i nonni!!!                                                           27

75° anno di presenza delle

Suore Carmelitane a Pissatola (RO)                      29

Il Carmelo una “Famiglia” nella Chiesa                 30

Ragioni di una scelta                                             31

Un’esperienza di famiglia                                      32

Le bomboniere della solidarietà                             35

Preghiera                                                                36

  

Editoriale

 

Carissimi lettori.  
La famiglia ha ricevuto da Dio la missione di essere la prima cellula vitale della società. Tale missione sarà adempiuta con il reciproco affetto fra i membri e la fede in Dio.

Ricordo questa domanda del Santo Padre Francesco alle famiglie che erano arrivate a Roma per l’anno della Fede:” Come è possibile  vivere la gioia della Fede oggi nelle vostre famiglie?”.

Nella famiglia la vita spesso è faticosa, a volte anche tragica. Ma quello che pesa più di tutto è la mancanza di amore. Senza amore ogni sacrificio diventa più pesante. Eppure la famiglia è il luogo privilegiato in cui questo amore è possibile costruirlo e viverlo nella sua autenticità.

Papa Francesco esorta i coniugi a partire e camminare insieme. Mano nella mano, sempre, per tutta la vita. Ma sappiamo come questo oggi sia particolarmente difficile da realizzare, si tratta di andare ogni giorno contro corrente.

Ogni famiglia, come quella di Nazareth, è inserita nella storia di un popolo. La Sacra Famiglia è modello per le nostre famiglie. Non pensiamo che le difficoltà che hanno incontrato siano minori delle nostre! Ma erano uniti, c’era l’amore e il servizio reciproco.

Preghiamo affinché Dio Padre ravvivi  in noi la riconoscenza per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi del progetto della creazione e i figli crescano in sapienza, età e grazia rendendo lode al suo santo nome. Amen.  

Sr Annie Petta

 

 

La Chiesa e lo Stato

insieme

per la FAMIGLIA

 

Settembre 2015

Incontro mondiale delle FAMIGLIE a Philadelphia, USA

 

Tema:

Un popolo che genera i suoi figli.

Comunità e Famiglia nelle grandi tappe dell’iniziazione cristiana.

Con la presenza di Papa Francesco.

 

 

Dalla Costituzione della Repubblica Italiana:

Art. 29 “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

 

 

La Famiglia

La vera emergenza è la famiglia

  

La famiglia italiana non ce la fa più a reggere i colpi brutali della vita quotidiana: i fatti di cronaca parlano chiaro. E’ evidente che la cellula fondamentale del nostro tessuto sociale ha urgente bisogno di interventi mirati, di attenzione da parte dei politici, del buon senso degli amministratori. 

 

Ecco la proposta dell’Associazione Italiana Genitori A.Ge.

La famiglia italiana, potente ammortizzatore sociale, è ormai scarica. Non ce la fa più a reggere i colpi brutali del quotidiano. Due genitori che non riescono a gestire la grave malformazione del figlio, nato privo di reni; una mamma che dimentica la figlia di due anni in auto e ne causa la morte; due nonni che, oltre alla pena di avere una figlia in coma, non riescono a farsi affidare la nipote neonata. 

Sempre più la famiglia è chiamata a farsi carico di gravi problemi sociali, dall’assistenza agli anziani al collocamento dei giovani in cerca di lavoro alla sofferenza psichiatrica, ma nessuno mai si chiede fino a quando potrà reggere a una simile pressione.  
La giustizia sarà probabilmente clemente con la mamma di Lecco, colpevole di aver sostenuto il marito gravemente ammalato, tre figli, il lavoro e di aver poi ceduto a uno stress dalle conseguenze tragiche, ma riuscirà quella povera mamma a perdonarsi la perdita della figlia? Appare evidente che la famiglia oggi ha urgente bisogno di interventi mirati, e anche di attenzione e di buon senso da parte di chi le leggi le fa e da parte di chi le applica. 

Senza nulla togliere al grave problema dei rifiuti, non può non far riflettere il fatto che tutta una serie di fattori (nuova coscienza ambientale, pressione dei media, volontà politica) contribuirà a risolvere presto l’attuale situazione d’emergenza, mentre per la famiglia siamo sempre in alto mare.

Occorrono “Scuole Genitori” per una prevenzione a monte delle varie forme di disagio, occorrono servizi efficienti (asili nido, scuole dell’infanzia per tutti, trasporti scolastici, assistenza domiciliare per gli anziani ecc.) e poi sussidi e sgravi fiscali. 

Per parte nostra, continueremo il nostro impegno quale Associazione di Genitori da 40 anni impegnata al servizio delle famiglie, in stretta sinergia con le altre Associazioni del settore, chiedendo però a chi di dovere di intervenire prima che sia troppo tardi.



 

Famiglia:

Luogo di accoglienza

 

 

In questi nostri tempi moderni dove l’emancipazione regna sovrana si ha   l’impressione che il termine FAMIGLIA per alcuni significhi perdita di libertà, di divertimento, di felicità, sovraccarico di responsabilità; per altri rappresenti qualunque cosa, persona o animale che stanno insieme sotto lo stesso tetto.

Personalmente ritengo che “famiglia” non sia nulla di tutto questo: per me famiglia, in senso stretto, equivale a dire un uomo ed una donna  che in piena libertà si sono accolti reciprocamente e consapevolmente decidono di percorrere insieme un cammino che li porterà a fare numerose scelte, a superare numerose difficoltà, a condividere tutto ciò che di bello o brutto la Vita riserverà loro, non ultima l’accoglienza di quegli splendidi doni che sono i figli, nei tempi e nei modi che Dio riterrà opportuni.

La famiglia deve essere così importante per ognuno di noi da diventare un cardine nella nostra vita, una priorità assoluta da tutelare a qualunque livello sia esso politico, sociale, economico, lavorativo, religioso.

Capaci di staccare il cordone ombelicale che ci tiene legati alla famiglia di origine in cui nasciamo, cresciamo, maturiamo, impariamo a condividere, a sognare, a trasformarci in persone migliori e proiettati nella famiglia che ci scegliamo, formiamo, modelliamo.

Famiglia è accoglienza dell’altro che non è noi, che è diverso da noi e come tale va compreso e amato ogni giorno soprattutto quando il tempo metterà in risalto aspetti che non ci piacciono  e avremo il desiderio di fuggire per rifugiarci nell’unico posto dove non troveremmo contrasti: nella solitudine del nostro io.

A dispetto di tutte le difficoltà che incontreremo la famiglia è l’unico posto dove ti sentirai sempre a casa, protetto, accolto, compreso, amato, mai solo.

 

Magda Antonelli

 

 

L’amore:

IL VALORE PIù IMPORTANTE

 

 

Spesso quando si parla di valori in un discorso riguardante la ‘famiglia’, si va a pensare ed intendere ciò che il nucleo familiare dovrebbe trasmettere alle nuove generazioni: i bambini che diventeranno gli adulti del domani. Pronti o meno a quello che la società, il mondo e il lavoro avranno in serbo per loro. Si tratta di educare, compito nel quale la famiglia è affiancata dalla seconda agenzia educativa: la scuola. Ma per quanto ci si sforzi di tramandare nozioni e modelli di comportamenti adeguati, c’è sempre una selezione da fare, un qualcosa a cui dare priorità rispetto ad altro. E, la formazione della persona, a livello interiore, è quello a cui si dovrebbe dare sempre più rilievo. Altrimenti non si sarebbe altro che “gusci vuoti”, pieni del ‘saper vivere’, senza possedere in realtà gli strumenti e il modo in cui affrontare la vita stessa. Non si tratta di linee generali da seguire o schemi comportamentali da ripetere, quanto andare a fondo nell’individuo, aiutandolo a sviluppare il suo essere. Tutto ciò che è esterno a noi ci coinvolge e ci plasma in maniera determinante, ma alcune cose ci accompagnano (fisicamente, moralmente, spiritualmente) tutta la vita. La famiglia è tra queste. Si può non avere rapporti con essa, ma già questa negazione di relazione include che c’è stato un prima, lieto o meno, che ha portato a questa condizione. E anche chi purtroppo non ha la fortuna di averla o di averla avuta, avrà sicuramente avuto invece dei punti di riferimento, affettivi e morali, che gli hanno fatto da guida in qualche modo. Lasciando un messaggio impresso in maniera indelebile. La famiglia è il primo contatto che abbiamo con il mondo quello, che più probabilmente, ci influenzerà maggiormente sul nostro modo di essere. Per questo ogni membro è così importante e fondamentale: dà un contributo che solo lui può dare, data la sua unicità. Ma qual’è il valore più importante, il massimo insegnamento che la famiglia può dare? Credo, soprattutto per esperienza, che la risposta sia la capacità di Amare. Si riesce ad amare davvero, solo sapendo che cosa vuol dire ricevere amore. Si può “insegnare” ad amare, solo amando, dando amore, ricevendolo in cambio a nostra volta. È un ciclo che non si può, né si deve interrompere. Non tutti hanno la fortuna di conoscere l’affetto sincero e incondizionato di chi si vuole bene, ma spetta proprio a chi lo ha ricevuto di trasmetterlo a sua volta, per non concludere questo ‘passaggio di testimone’. Chi ha due toghe deve darne una a chi non ne ha… chi ha poco o tanto amore che sia, deve essere pronto a donarlo, a donarsi affinché il prossimo lo conosca a sua volta grazie a lui. Uno sguardo di compassione che non è giudicare o impietosirsi in maniera negativa (il celebre “mi fai pena”) ma un saperci riconoscere negli occhi dell’altro e andare ad aiutarlo secondo le nostre possibilità. Non perché lui ha meno, ma perché noi abbiamo di più. Ma nonostante ‘abbiamo di più’, in realtà sappiamo che siamo come lui. In altre circostanze, ma anche domani, potremmo esserci noi al suo posto. Un rapporto ben strutturato in famiglia dà una sicurezza emotiva che ci farà sempre da base nei futuri rapporti, nei quali si cercherà il confronto, la condivisione, l’amicizia col prossimo. Personalmente sento mie l’apertura e la curiosità verso il mondo, la ricerca dell’altro, la gioia di vivere e la voglia di andare avanti, nonostante le difficoltà, gli insuccessi e le delusioni… le sento mie, perché mi sono state trasmesse dalla mia famiglia. Se sono come sono è perché c’è una parte innata di me, che si è sviluppata per via delle mie scelte, delle mie esperienze, ma soprattutto grazie alla mia famiglia. Vivere è amare, non serve avere lo stesso sangue per andare d’accordo o creare dei legami. Occorre il tempo da trascorrere insieme, la pazienza, tanta pazienza, dell’uno verso l’altro, la voglia di incontrarsi, di tendersi la mano. Ma per far si che tutto ciò avvenga c’è bisogno dell’amore. Senza sarebbe impossibile.

 

Giulia Moscatelli

19 anni

 


 

Istituto Nostra

Signora del Carmelo

Una “famiglia” nel Carmelo

 

Maria, mia cara mamma

 

Maria Teresa di Gesù, nonostante avesse tutto ciò che può far felice una ragazza, mancò di ciò che di più scontato si riceve in famiglia: l’affetto della madre. Era nata in una famiglia borghese, tuttavia la sua condizione non era invidiabile.

Mi pare di avere inteso, che la stessa mattina della Domenica per tempissimo, cioè dopo poche ore esser venuta alla luce, fui portata al Sacro Fonte; e ciò per far cosa molto privata, atteso il malcontento delli miei Genitori per avere avuta in me, una seconda femmina. Scritti, Ed Vaticane 2006, pag 27, n.2.

Era un’altra bambina, la seconda, dunque … non “contava ”in una famiglia assetata di prestigio sociale.

Fino all’età di anni 4 o poco più, ho inteso dire da mia Madre, che fui assai malinconica e facile al pianto; per cui essendole d’aggravio, procurava di allontanarmi da sé più che poteva. Considero che per il carattere che aveva mia madre, e per le molte sue occupazioni, dovevo esserle assai di peso; e appena che per l’età ne feci capace, compresi il disamore verso me, di mia madre; e non so dire abbastanza, quale spina fosse questa al mio cuore! Scritti, Ed Vaticane 2006, pag 28, n.3. Quanti bambini del nostro “ricco” occidente potrebbero dire le stesse cose. Genitori troppo occupati non si curano dei sentimenti dei loro figli, dei loro progressi, delle loro fatiche. Quando i genitori si separano le frustrazioni dei piccoli aumentano ancora di più.

Così Maria fin da piccola conobbe una sofferenza profonda ma l’esperienza negativa della vita familiare tuttavia non indurì il suo cuore. Nel Vangelo e nei buoni consigli delle maestre, trovò la forza di dare l’amore che non riceveva. Anzi di amare gli altri più di se stessa. Se è vero che nulla accade a caso nella vita di una persona, forse proprio l’atteggiamento materno e le conseguenze subite aiuteranno in seguito, Maria ad amare con tutto il trasporto specialmente le persone più sole e abbandonate. Era capace di comunicare con tutti. I suoi rapporti erano cordiali, familiarmente affettuosi, colmava i bambini di attenzioni e premure.

Amava la sua famiglia così com’era:

L’affetto che portavo alli miei Genitori e Sorella, era fortissimo; tutto mi era di peso, quello che, per essi, tale credevo; e non so che [cosa] non avrei fatto per essi. Scritti, Ed Vaticane 2006, pag 29, n.5 

Nonostante il disamore, della Madre, a me oltremodo sensibile, il mio affetto non raffreddò per Essa. Studiavo in tutto, il modo di contentarla, ed aiutarla, e in questo, facevo proprio cose superiori alla mia età;…lo facevo proprio per l’amore che le portava; non già per essere elogiata che di questo non cadeva pericolo. Certo, disposizione di Dio, per il bene di me; che la Madre, non voglio, né il cuore mel permette, crederla condannabile. Scritti, Ed Vaticane 2006, pag 33, n.8.

Maria trova un grande conforto nella relazione con la Madonna caratterizzati da tratti filiali, di figlia a madre: Fu questa l’epoca, in cui trovai, la bramata corrispondenza dell’amore di Madre nella, a me cara Mamma, Maria SS.ma

Scritti, Ed Vaticane 2006 pag 35, n.11. Sentimenti e convinzioni che l’accompagneranno per tutta la vita e che trasmetterà alle sue figlie spirituali nella fondazione dell’Istituto che l’avrà come principale Patrona.

 

Sr Maricla Deiana

  

 

 

    per sempre

 

 

Viviamo aperte allo Spirito e ci manteniamo in atteggiamento di formazione continua per cogliere Dio che opera nella nostra storia personale e in quella comunitaria. (Cost. 120)

 

 

La consacrazione ѐ un grande dono del Signore e noi gli siamo grate. Sappiamo che non ѐ facile ma è una scelta di vita molto bella. Ci sentiamo indegne ma abbiamo la fiducia che la grazie e l’amore del Signore ci guiderà. Siamo molto felici di questa vocazione. 

Il 16 di Agosto 2014, abbiamo professato i voti perpetui.  “Finalmente” (possiamo dire) abbiamo raggiunto la meta che ciascuna delle religiose desidera cioè  consacrarsi per sempre a Dio. Ma il “finalmente” non è solo per quel giorno piuttosto comincia da quel giorno. C’ѐ un detto che dice “Ogni finale ѐ l’inizio” ecco perché la nostra professione perpetua è una promessa di grande responsabilità e di impegno a vivere pienamente la chiamata del Signore sia in comunità che con la gente,  dovunque ci troviamo.

Il Vescovo, Mons Antonio Tobias, che ha celebrato la messa ha parlato del valore della vita consacrata. Ha detto che la consacrazione è di tutti. Attraverso il nostro battesimo siamo stati consacrati a Dio. Siamo chiamate a dar valore a ogni cosa che facciamo in tutti i momenti, straordinari o quotidiani.

La celebrazione ѐ stata bella e commovente, tutta la giornata è stata meravigliosa. Per questo vogliamo ringraziare le persone che ci hanno accompagnate nel cammino di formazione; le nostre famiglie, che ci hanno sostenute e amate tantissimo; le nostre formatrici, che ci hanno ispirate e guidate fino a questo punto della vita religiosa; la Superiora Generale Madre Angelisa e il Consiglio per la fiducia riposta in noi e tutte le consorelle che sono diventate parte della nostra  vita. Grazie a tutte voi per il vostro sostegno e preghiera, vi abbiamo intagliato nei nostri cuori e siete tutte nelle nostre preghiere.

Come la Madonna anche noi lodiamo il Signore: “L’anima nostra magnifica il Signore e il nostro spirito esulta nel Dio nostro Salvatore perché ci ha dato il  dono della consacrazione e possiamo dire Sì per sempre”.

Sr Sheena e Sr Stephanie


 

La fedemi spinge

ad affrontare  tutto

 

 

Sono sempre stata una persona piena di energie ed entusiasmo ma una grave malattia mi ridusse quasi in fin di vita. Sono stata rimandata in India con la speranza che la mia terra mi giovasse. Ho trascorso quasi un anno immobile a letto con il corpo coperto di piaghe. Come  Giobbe ho sperimentato la sofferenza vera, e tutto quello che fino ad allora avevo chiamato sofferenza a confronto mi sembrava il paradiso.

Qualche volta chiedevo al buon Dio di allontanare da me il terribile dolore solo per mezzo minuto. Tenevo sempre stretto in mano un piccolo crocifisso che mi era stato regalato. Le consorelle mi assistevano, i parenti venivano a trovarmi. Li ricompensavo con un sorriso (dal profondo della mia sofferenza) e mi rassegnavo pensando che il buon Dio mi vuole tanto bene. Soffrivo offrendo tutto per la Sua Gloria e per la salvezza delle anime. La fede mi spingeva ad affrontare tutto.

Grazie a Dio sono uscita da quella situazione, così mi sono messa subito a cercare un lavoro. Mi chiamarono dalla diocesi di Trivandrum, come animatrice diocesana dei giovani. Nel servizio che svolgevo coinvolgevo anche le consorelle e così, dopo 5 mesi di servizio pastorale, siamo state premiate con il primo posto  tra le undici diocesi del Kerala. Poi il direttore del Centro di Assistenza Sociale di Kochuveli, un ente statale, mi ha proposto un servizio al Centro di Recupero per tossico-dipendenti e alcolizzati. Sono stata assunta per l’assistenza spirituale. In tre anni ho potuto constatare la benevolenza e la benedizione del Buon Dio verso di me  e verso il Centro. 

Ho potuto toccare la grande sofferenza causata dalle dipendenze che porta con sé lunghi strascichi: tante famiglie distrutte che hanno perso tutto, degrado morale, emarginazione sociale, divorzi, povertà materiale. Tanti giovani perdendo la dignità, vivono abbandonati dalle famiglie e rifiutati dalla società! Sono molto felice che il Signore si sia servito di me per cercare di recuperare queste persone.

Organizzavo la giornata facendo in modo di tenerli occupati, valorizzando le loro abilità. Invitavo le famiglie cercando di “ricucire” i rapporti, ascoltandoli e dando nuova speranza.

Forse ho scritto troppo, in realtà ci sarebbe ancora tanto da dire. Il tempo è molto prezioso per fare del bene. La vita forse ci darà delle sofferenze. Non importa! Colui che vede tutto sa fare meglio. Ho sperimentato che per tutto ciò che si soffre e che si dona c’è un premio nelle mani del Signore. L’importante è avere fiducia in Lui sempre, come diceva la nostra Madre Fondatrice.

 Suor Maggi Fernandez

 

 

Il carmelo:

Il giardino del credente

 

Nella Bibbia si legge che Adamo ed Eva abitavano in un giardino (Gen 2,8). Si  volevano bene ed erano in buon rapporto con Dio.  La vita umana con il Divino in questo giardino è la prima famiglia.   Nel giardino dell’Eden c’è la prima chiamata ad essere uomo e donna.

Cerchiamo di vedere meglio l’importanza di questo giardino. A prima vista si capisce che è un luogo aperto che ci piace per la bellezza della natura. È un luogo di pace e serenità che ci offre la gioia di un cielo aperto, simbolo biblico di un dialogo aperto con Dio, senza timori.

La Famiglia Cristiana è la continuità di questa prima  famiglia dell’Eden dove il Suo figlio Gesù è l’amore che abita nel cuore.

Perciò il cuore dei cristiani deve avere lo spazio di quel giardino, lo spazio del perdono, lo spazio per fidarsi a vicenda ecc. Come dice Papa Francesco “La famiglia Cristiana è un’ istituzione che prega, conserva la fede e sperimenta la gioia. Alla base della gioia vera c’è la presenza di Dio e il suo amore che invita alla misericordia  e al rispetto  verso tutti”. La seconda chiamata è ad essere cristiano. Le famiglie che si trovano nel “giardino” desiderano vivere con Dio. Tra queste persone  Dio ne chiama alcuni, non per loro merito, ma per sua scelta. Questa è la chiamata alla vita consacrata (cfr.Mc 3,13). I religiosi hanno l’impronta dell’amore di Dio nel cuore e vogliono una vita nel “giardino”  di Dio, perciò considerano la Chiesa una famiglia dove offrono il loro servizio con gioia e speranza. Papa Francesco dice “I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo” (Lettera circolare ai consacrati alle consacrate verso l’anno dedicato alla Vita Consacrata, P.1).

La vocazione nel Carmelo è una chiamata specifica a seguire Cristo nel cammino della Chiesa sotto la protezione della Beata Vergine. Maria ed Elia sono due figure di riferimento per noi carmelitane. Hanno affrontato la vita con la forza interiore e la fede profonda (Lc ,38;  1Re 18, 36 - 39). Però sapevano in chi avevano riposto la loro speranza. Questi esempi ci danno la certezza che Dio vive! È presente, è con noi. Questa è la fiducia  e la certezza che noi religiose del ventunesimo secolo dobbiamo avere. Dichiarando il 2015 l’anno dei religiosi il Santo Padre esorta a questa vita
che consuma nella fiamma dell’amore.

La Chiesa d’oggi vive tra gli doli del materialismo e il consumismo. Perciò ancora di più il Carmelo deve rendere attuale lo spirito di Elia, che combatteva le idolatrie del suo tempo, e lo stile di vita mariano, fatto di sobrietà, semplicità, fede quotidiana.

Questo significa cantare il Magnificat  nel silenzio come Maria e sperimentare la sua presenza continua come dice la Fondatrice.

 

Sr Mary Antoniyo Kolathara

 

 

nel 2004

150 anni

 

Istituto Nostra

Signora del Carmelo

 

 

10 anni dopo

2014

 

 

 

 

beatificazione della fondatrice

 

Maria Teresa di

 

Gesù Scrilli

 

 

La  Madre  Scrilli,  testimoniando «eroicamente» la speranza cristiana e la capacità di risorgere dal dolore, invita a considerare «l’educazione come servizio», come «un rapporto personalizzato» e «un sapersi porre in relazione» con gli altri e l’Altro.

 

Cardinale José Saraiva Martins

Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi

 

 

“Veramente, Maria Teresa Scrilli era nata educatrice… Poiché educare non significa tanto impartire delle lezioni, ma comunicare qualcosa di se stesso a un altro. L’educazione morale e spirituale si apprende dalla vita viva.”   

 

Mons Luciano Giovannetti

 

 

Con la sua anima carmelitana, Madre Scrilli era profondamente contemplativa. Proprio per questo riuscì a penetrare nel cuore della realtà. 

Padre Joseph Chalmes, O. Carm

 

 

 

 

le nuove realtà dell’istituto

Ti rendo grazie,

 

Signore

 

Ti rendo grazie, Signore

con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia: hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.  Salmo 137

 

Quest’anno celebriamo dieci anni della nostra presenza missionaria in Indonesia. Ringrazio il Signore per il coraggio e la forza che mi ha dato per avventurami in quella bella terra che è l’Indonesia. Bella quanto sconosciuta per me: tutto ciò che sapevo lo avevo appreso dai libri di scuola.

Avevo già collaborato per iniziare la missione a Manila, ma conoscevo un po’ le usanze di quel popolo e l’uso della lingua inglese è più diffuso. Ma in Indonesia era tutto diverso. La popolazione è prevalentemente di religione musulmana e la lingua parlata è l’indonesiano (bahasa indonesia). Sono scesa all’aeroporto di Surabaya e tutte le mie ansie si sono sciolte come neve al sole trovando le persone accoglienti e disponibili nei miei confronti.

Mi sono recata alla Casa Provinciale dei nostri Padri Carmelitani a Malang. I confratelli sono stati molto ospitali, specialmente il P. Provinciale Heribertus Purwanto che mi incoraggiò ad andare avanti nel progetto di aprire una comunità e portare il carisma della beata Maria Teresa Scrilli.

Le consorelle erano entusiaste nel sapere le belle notizie che davo e anche la Madre M. Teresa e il Consiglio approvarono di stabilire una comunità a Malang. Mi affiancarono  Sr Lilly, che è di origine malese e conosce il bahasa indonesia, così, come i discepoli mandati dal Signore due a due, abbiamo aperto la comunità a Malang il 15 agosto 2004. Abbiamo inaugurato la prima comunità mettendo il Santissimo nel Tabernacolo. Il nostro pensiero e la nostra preghiera era di essere guidate da Dio per realizzare al meglio la sua volontà per il bene della chiesa e dell’Istituto.

In un secondo tempo siamo andate all’Isola di Flores, a Ruteng, dove abbiamo lavorato nella diocesi in una missione di evangelizzazione. Nel 2005 abbiamo avuto la prima vocazione indonesiana: Sr Maria NenuWea. Ci siamo sentite molto confortate. 

Nel mentre Maumere (Isola di Flores) venne eretta a Diocesi (gennaio 2008), il Vescovo Mons. Vinsensus Sensi Potokota era molto favorevole ad averci nella sua nuova Diocesi e così ci siamo trasferite a Maumere dove c’è la comunità dei nostri confratelli carmelitani, anche loro sono stati molto accoglienti e disponibili in vista di aprire una nostra comunità. Grazie a Dio, con l’intercessione della nostra patrona Maria del Monte Carmelo e con la protezione della beata nostra Madre fondatrice Maria Teresa Scrilli, abbiamo potuto fare tanto del bene  a quella gente povera, buona e semplice portando il carisma del nostro Istituto e la spiritualità dell’Ordine del Carmelo.

Abbiamo avuto tante vocazioni, superiori alle nostre attese, le giovani hanno fatto la formazione nelle comunità di Cebù e Manila (Filippine) perché la Diocesi di Maumere non poteva ancora offrire questo servizio.

Finalmente, grazie al buon Dio, abbiamo acquistato un terreno per costruire la casa a Kewapante (Maumere) e il 16 luglio 2012 è stata inaugurata con la visita di Madre Angelisa Spirandelli. La casa è molta bella e comoda per tutte le attività della comunità di formazione. La comunità è impegnata nella pastorale parrocchiale e accoglie i bambini della zona. Abbiamo ora il progetto di costruire un asilo.

L’Indonesia è molto riconoscente per tanti sacrifici che l’Istituto e le consorelle stanno facendo per loro. Tante sono state le consorelle che hanno lavorato per la buona riuscita del progetto. Siamo molto grate ai nostri padri carmelitani.

Di nuovo ringraziamo tutti coloro che hanno prestato i loro tempo, preghiere, tanti benefattori che contribuiscono con l’Associazione Fiamma a cielo aperto ONLUS,  per il buon successo della missione, a maggiore gloria di Dio, per realizzare il suo Regno. Auguriamo ogni benedizione da Dio e una ricompensa centuplicata.

Sr Annie Petta

 

 

 

Manaus 160anni dell’istituto

 

Il 15 ottobre abbiamo festeggiato i 160 anni della fondazione del nostro Istituto con una Celebrazione Eucaristica nella Scuola Nostra Signora del Carmine in Manaus/Brasile. C’erano i  bambini, i genitori, le insegnanti e collaboratori, presiduta dal parrocco P. Jardson Sampaio.

Il coro dei bambini, che è stato preparato con molta cura e amore da Sr Eliane e le maestre hanno animato la Celebrazione. Abbiamo anche preparato una serie di slides raccontando un pò l’inizio dell’Istituto, la nostra presenza in altri continenti e come é stato fondato l’Istituto in Brasile. Durante l’omelia il padre ha sottolineato i160 anni dell’Istituto, la festa di Santa Teresa D’Avila e il giorno delle maestre. Ha ricordato anche la sua prima maestra e la canzone che aveva imparato a scuola. É stato molto bello! Dopo ha invitato una suora e una maestra a raccontare la propria esperienza di vita. Cosí, Sr Mercy ha parlato dell’ Istituto e la maestra Karen sulla gioia di fare parte dei primi passi dei bambini. La mamma di un bambino della scuola ha chiesto la parola e ha ringraziato la scuola per la dedizione ai bambini, motivando gli altri genitori a valorizzare di piú le maestre dei loro figli.

 Alla fine della Messa c’è stato un momento di fraternità dove ognuno ha portato cibo da casa: torte, salato, dolci, caffe con latte, succo naturale, frutta ecc. Ringraziamo il Signore per i doni che il Brasile ha ricevuto da 29 anni di donazione nella missione, insieme alla scuola, alle famiglie..., che sono gioiose per la presenza dell’Istituto qui a Manaus. Che il Signore ci fortifichi con la Sua grazia per servire sempre piú questa missione che intendiamo di essere la Sua volontá.  

 

Le Suore di Manaus

 

 

 

 

 

W i nonni!!!

 

Dalla SCUOLA D’INFANZIA “DEL CARMELO” di Pietrasanta. FI

 

È bello condividere esperienze positive!                                                                Nelle indicazioni del curriculum si sottolinea che una delle finalità della scuola dell’infanzia è educare alla cittadinanza unitaria, valorizzando le diverse identità. Una via privilegiata per fare tutto ciò è formare cittadini che partecipino con consapevolezza a una collettività dove ci sono memorie e tradizioni.

Grazie a una legge del 2005 si è istituita la Festa Nazionale dei nonni dove è stato ufficializzato un momento di festa che celebra la figura dei nonni, l’importanza del ruolo all’interno delle famiglie e della società.

A tal punto, nella programmazione annuale abbiamo volutamente fatto combaciare l’accoglienza dei nuovi bambini con questa tradizionale festa dei nonni che si è svolta il giorno 2 ottobre.

Tutto il team della Scuola dell’Infanzia del Carmelo ha contribuito all’organizzazione di questo evento così speciale. Assieme alla programmazione dei canti abbiamo fatto preparare ai bambini un segnalibro con una piccola poesia sul retro che hanno consegnato durante la festa ognuno ai propri nonni. Durante la bellissima giornata soleggiata nel nostro giardino si è svolta quindi l’accoglienza dei nuovi bambini con l’arrivo del fungo wa ciu wa, il dono di benvenuti e bentornati ,i canti preparati e il gran finale con un super girotondo che abbracciava tutti i partecipanti della festa….è stato bellissimo, i nonni erano fortemente emozionati e i bambini felici di essere riusciti a far sorridere ancora una volta coloro che hanno una valenza affettiva ed educativa importante per la loro crescita e il loro sviluppo sociale.

Molti nonni si sono successivamente complimentati con le suore e le insegnanti per l’ottimo lavoro svolto e si sono resi disponibili per i prossimi appuntamenti festaioli della scuola. Tanti hanno sottolineato quanto sia bello condividere con i nipotini momenti di gioia, questi sono momenti speciali che i bambini conserveranno nella loro memoria anche in età adulta. C’è un prezioso legame che unisce nonni e nipotini, è l’uso e la concezione del tempo. Entrambi vivono nel presente, sono fondati sul qui e ora, assaporano gli attimi della quotidianità con pienezza e intensità!!!!.Felice festa dei nonni…..

 

Maestra Cinzia

 

 

75°

anno di presenza

delle Suore Carmelitane

a Pissatola (RO)

 

 

 Il 14 settembre 2014 a Pissatola si è celebrato l’anniversario di 75 anni di presenza delle Suore Carmelitane.                                                   “Sia benedetto Dio Padre del Signore nostro Gesù Cristo” per i tanti doni che avete ricevuti per la festa che oggi, domenica 14 settembre 2014, con il Popolo di Dio che è in Pissatola, con l’intero Istituto di N. S. del Carmelo e i tanti amici, vi apprestate a celebrare!

I 75 anni della vostra presenza e della Scuola Materna da voi animata, il 50° di consacrazione di due Consorelle, sono il motivo della vostra gioia e causa della nostra festa. quindici lustri, 75 anni, sono la pagina gloriosa della vostra testimonianza di Consacrate, di formatrici ed educatrici, di tante giovani generazioni. Sono anche la pagina che racconta il vostro amore e la vostra attenzione alle persone anziane del paese.

Questi 75 anni raccontano anche l’amore grande della gente di Pissatola per le “sue” Suore, per la “sua” Scuola materna, per l’Istituto di N. S. del Carmelo di Firenze, cui ha donato alcune delle migliori ragazze. È bello, è giusto che ricordando tali felici avvenimenti, viviate momenti di preghiera, di festa e di esultante amicizia, che rendano completa la vostra gioiosa celebrazione.

All’augurio delle Consacrate e dei Consacrati della nostra Chiesa, unisco il mio personale, arricchendo della mia umile preghiera e della domanda di copiose benedizioni di Dio grande e buono.

 

Don Gianni Azzi (Diocesi di Adria - Rovigo)

 

 

 

 

Il Carmelo

una “famiglia” nella Chiesa

Vivere in semplicità

 

 

 

Vivere in semplicità è una grande sfida nel nostro mondo consumistico; rischiamo di lasciarci cullare da ricchezze troppo abbondanti e di cadere, così, nella dimenticanza di colui che ci ha creati e del perché noi esistiamo. Una vita più austera, invece, ha la capacità di aprirci a visioni nuove, o solo dimenticate, della conoscenza di Dio; liberati dalle distrazioni e dalla sicurezza illusoria dei nostri piccoli comfort o lussi, possiamo stare davanti a Dio un po’ così come siamo in realtà, cioè come esseri umani che anelano al loro Dio, bisognosi della sua misericordia e mai appagati pienamente se non in Lui (vacare Deo).

L’austerità, la semplicità della vita non è mai facile per nessuno: né per una persona da sola, né per una comunità. Ogni fascia di età, ogni tipo di personalità o di cultura ha i suoi punti forti e le sue debolezze in questocampo. È una sfida il saper valutare il nostro stile di vita sulla base dei comportamenti e sempre col rispetto reciproco e ancor più è una sfida il saper attuare i necessari cambiamenti, che, ogni volta, possono aiutarci ad avvicinarci di più a Dio, agli altri e al popolo di Dio che vive attorno a noi.

Quinn R. Conners, O.Carm.

 

 

 

Ragioni di una scelta

 

La nostra chiamata ad essere testimoni ed annunciatori del Vangelo che Gesù ci ha lasciato è il centro ed il fondamento su cui si poggia la nostra comunità. Quella Parola annunciata molto tempo fa diventa sempre più nuova e recente ogni volta che noi religiosi ci confrontiamo con essa. È ciò che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli, una via di continuo rinnovamento e conversione nellíottica di un totale amore e donazione così come Lui stesso ha indicato. Dall’approfondimento del suo insegnamento e della sua testimonianza anche noi diventiamo discepoli e costruttori del suo testamento. Tale memoria ci spinge a dare ìragione della nostra vocazioneî in un mondo che cambia continuamente ed in cui il messaggio della nuova alleanza che Gesù ci ha lasciato lentamente svanisce. Insieme a ciò che la Provincia Italiana dei Carmelitani ha prefisso anche noi come i discepoli di Cristo, nella sua sequela, impariamo ad essere testimoni e costruttori di comunioneî con la trasparenza della nostra vocazione. In questo modo saremo veramente di esempio per coloro che vorranno seguire da vicino Cristo nella vita religiosa.

Quinn R. Conners, O.Carm.

 

 

Un’esperienza

 

          di famiglia

 

Storia di un pellegrinaggio

 

In occasione del 800° Anniversario della morte di S. Alberto di Vercelli, Patriarca di Gerusalemme e Legislatore dei Carmelitani, in collaborazione con i Padri Carmelitani e le diocesi di Piacenza-Bobbio, Vigevano, Vercelli, Biella, Reggio Emilia-Guastalla, è stato organizzato un pellegrinaggio per visitare i luoghi di  S. Alberto.

Eravamo 23 persone tra religiosi, suore, terziari e amici del Carmelo provenienti da Napoli, Cagliari e Roma. Ci ha accompagnati anche la preziosa reliquia dello Scapolare di San Giovanni Paolo II.

Nel pellegrinaggio non erano previsti i luoghi della Terra Santa dove S. Alberto è stato inviato come Patriarca di Gerusalemme e è avvenuto l’incontro con i Carmelitani.  Inoltre in quella terra benedetta sono presenti vari monasteri carmelitani che con fedeltà al carisma vivono secondo la Regola del Carmelo intercedendo per la pace dei Luoghi Santi. Alberto aveva 55 anni quando Papa Innocenzo III lo nominò, nel 1205, Patriarca di Gerusalemme, la sua vita è stata sempre un pò a rischio, trascorsa tra impegni di pacificazione e risanamento di contese, spesso veniva chiamato per aiutare a rinsaldare la pace tra le varie città. Alcuni eremiti, che si erano riuniti sul Monte Carmelo, avevano iniziato una vita fraterna in comune. Gli chiesero di scrivere per loro una Formula di Vita. S. Alberto vedeva in quei Carmelitani lo spirito del profeta Elia, aveva colto in loro una vita permeata dallo Spirito di Dio. Ne venne fuori una Regola breve, composta quasi esclusivamente di riferimenti biblici. Diceva: “Voi Carmelitani da buoni combattenti rivestitevi dell’armatura di Dio … tutto il corpo sia protetto e l’anima sia rafforzata”.

Perché una comunità di fratelli e sorelle, formata da persone diverse per storia e per culture, possa sentire legami di appartenenza e camminare insieme lungo uno stesso itinerario di fede, è necessario vivere i valori della condivisione ed essere “un cuor solo e un’anima sola”.

Siamo partiti da Sassone per Firenze, verso la basilica della Madonna del Carmine, del 1268, fondata da un gruppo di frati carmelitani.

Le cappelle Brancacci e Corsini sono bellissime; vi sono raffigurati episodi del Vangelo e la vita dei primi frati. Qui abbiamo avuto una bella accoglienza dai Padri Carmelitani e abbiamo pranzato con loro. Poi siamo partiti per Argigliano, il paese del Beato Angelo Paoli, dove abbiamo avuto una bella accoglienza come sempre  dai suoi compaesani e parenti. La mattina successiva eccoci a Mortara, dove S. Alberto venne eletto Priore dei Canonici Regolari di Sant’Agostino. La sera siamo arrivati a Vercelli e ci siamo fermati al Seminario. Il giorno dopo siamo andati a visitare la bellissima Chiesa di S. Andrea in stile romanico-gotico e la cattedrale di S. Eugenio dove S. Alberto è stato vescovo per 20 anni impegnandosi sia in campo religioso che civile con prudenza e fermezza. Anche qui abbiamo avuto una bella accoglienza.

La sera siamo arrivati a Biella dove si trova il Monastero delle Carmelitane di Carpineto. Incontrarle è stata una gioia immensa, anche qui abbiamo avuto un’accoglienza fraterna, con loro abbiamo fatto una Lectio divina sulla vita di S. Alberto, poi c’è stato un momento di fraternità indimenticabile, ci hanno fatto vedere le loro attività e ci hanno fatto anche un regalo. Abbiamo sentito quell’accoglienza  calorosa e familiare e abbiamo pregato tanto per loro perché “Il  Padrone delle messe porti tanti operai nella loro messe” e la nostra Madonna e S. Alberto proteggano e guidino sempre il loro cammino.

La sera del 19 siamo arrivati a San Felice del Benaco un luogo tranquillo, che affascina tutti, vicino al Lago di Garda. Ci ha accolti il Priore della comunità carmelitana, Padre Ernesto, insieme ai confratelli e ci ha fatto visitare l’antico santuario.

Subito dopo siamo partiti per Reggio Emilia dove c’è l’unica Parrocchia in Italia, dedicata a S. Alberto di Gerusalemme, è la terra natale del Santo, dove si sta preparando la festa del 800° anniversario. Anche qui abbiamo avuto una calorosissima accoglienza da parte del Parroco e dei parrocchiani. Dopo la Santa Messa abbiamo pranzato insieme ad alcuni parrocchiani, l’entusiasmo del parroco ci ha dato una bella testimonianza. E’ stato un pellegrinaggio meraviglioso, fondato sull’essenziale: la visita ai luoghi sacri e storici di S. Alberto che hanno ravvivato l’entusiasmo per la nostra fede e per il Carmelo, l’accoglienza e la condivisione ci hanno fatto sentire una famiglia molto unita e gioiosa. Quando c’è Cristo nella nostra vita, c’è la letizia e la gioia. La gente che abbiamo incontrato è stata molto accogliente e disponibile, e questo ci ha edificato tanto. Sentivamo tanto la presenza di questi due Santi nel nostro cammino. Il nostro ringraziamento particolare va a Padre Lucio Zappatore perché non solo ci ha fatto innamorare di questi due santi ma ci ha fatto sentire FAMIGLIA. Abbiamo vissuto l’insegnamento di Gesù “amatevi gli uni gli altri”. Papa Francesco, nel messaggio al Capitolo Generale dei Carmelitani scrive “Cari fratelli del Carmelo, la testimonianza del vostro amore e della vostra speranza, radicate nella profonda amicizia con il Dio vivente, può giungere come una “brezza leggera”che rinnova e rinvigorisce la vostra missione ecclesiale nel mondo di oggi”. Ho vissuto nella realtà questa parola.    

Sr Germeena

 

 

 

 

Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,

ti amo nella mia nullità,

ché anche in questo comprendo la

tua infinita sapienza:

ti amo nelle vicende molteplici,

svariate o straordinarie con le quali

Tu accompagnasti la vita mia …

Ti amo in tutto,

o di travaglio o di pace,

perché non cerco,

né mai cercai le

consolazioni di Te,

ma Te,

Dio delle consolazioni.

perciò mai mi gloriai,

né mi compiacqui

di quello

che mi donasti nel tuo

Divino amore

per sola grazia gratuita,

né mi angustiai e turbai,

se rilasciata

nell’aridità e pochezza.

Beata Maria Teresa di Gesù

 

 

 

 

 

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