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Ti amo in tutto,
o di travaglio, o di pace;
perchè non cerco, ne mai cercai,
le consolazioni di Te;
ma Te, Dio delle consolazioni.

Benvenuti nel sito

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Madre Angelisa Spirandelli, Superiora Generale
Un cordiale saluto a quanti si accosteranno al nostro sito web preparato con gioia e passione nell’intento di far conoscere l’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, il suo Carisma specifico nell’ambito della grande Famiglia Carmelitana.
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La Fiammella n. 3 2015

La  Fiammella

Periodico dell’Istituto Nostra Signora del Carmelo     Numero 3 - Anno 2015

Gratuitamente avete ricevuto,

gratuitamente date (Mt 10,8)

 

Editoriale

 

Al centro della storia della salvezza c`è l`iniziativa gratuita di Dio che chiama l`uomo all`esistenza e lo salva quando cade nel peccato mandando il suo figlio, Gesù Cristo: il dono più grande che riceviamo da Dio e che celebriamo nell’imminente Natale.

Credo che tutti noi possiamo quotidianamente osservare come molto spesso le nostre relazioni manchino del senso della gratitudine. Noi riceviamo sempre di più di quello che doniamo eppure spesso l`indifferenza domina gran parte della nostra esistenza. Si dà tutto per scontato, tutto è ovvio e dovuto. La gratitudine invece è un sentimento  di affetto e di riconoscenza. Esso traspare soprattutto nelle così dette “piccole cose” della vita quotidiana. È un atteggiamento che si manifesta in tanti modi, dal dire grazie per una seppur piccola cosa ricevuta, al saluto, alla disponibilità, alla riconoscenza vera e propria.

La vita consacrata testimonia la gratuità dell`amore di Dio che si traduce nel dono di sé per il Regno di Dio.

La gratitudine è un formidabile veicolo di benessere sociale. Le persone inclini alla gratitudine si distinguono per un maggiore senso di vicinanza agli altri, ciò le aiuta a costruire solide reti sociali che sono un fattore essenziale per il benessere individuale. Sentirsi riconoscenti non basta è necessario esprimerlo.

Se tutti coltivassimo il senso di gratitudine la nostra vita sarebbe molto più rosea,  perché sarebbe costituita da relazioni sociali molto più soddisfacenti: si diffonderebbe la gioia interiore, il senso di gratificazione, il rispetto per gli altri, per l`ambiente. La gratitudine, dobbiamo ammetterlo … è davvero l`inizio della grandezza per ognuno di noi. Tanti Auguri di Buon Natale!

 

Sr Annie Petta

  

Natale

 

 Viene per chi sta dietro la porta chiusa

“Ecco sto alla porta e busso …”

Egli non viene né per onorare il suo nome

né per salvare la sua dignità:

viene per chi sta dietro la porta chiusa.

E chi ci sta dietro la porta chiusa?

Io ci sto: in tanti ci stanno; ci sta il mondo.

Il quale mi sembra ancora più sprangato

in questo Natale …

Da secoli, non da decenni, Egli attende …

ma anche se tardasse un po’…, aspettatelo:

Egli verrà e lo vedrete tutti e ne godrà il vostro cuore

poiché Egli viene a portare la pace al suo popolo

e a restituirgli la Vita.

 

Don Primo Mazzolari

 

 

 

Nulla è

impossibile a Dio

 

 

L’altra mattina la lettura della messa era dal II libro dei Re. Naaman si presentò al re per essere guarito dalla lebbra. Eliseo mandò a dire al re di mandarlo da lui che lo mandò a lavarsi sette volte nel Giordano per guarire.

La cosa sembrò talmente semplice che non fu neppure creduta. Il sacerdote celebrante commentò: “Dio non ha bisogno di fare cose strepitose per le sue opere, fa le sue opere nella semplicità, tutto fa nella semplicità perché è Dio”. Non so perché, ma durante la lettura e nella spiegazione, mi venne da pensare a “dona Deusita”. Era un pomeriggio e le signore del Club das Maes, nel Centro Sociale di S. Josè in Manaus erano in silenzio, quando entrò una mamma che subito scoppiò a piangere e gridò: “Non voglio morire, non posso morire, ho tanti figli e tanti nipoti che devo allevare!” Poi a singhiozzi spiegò che quella stessa mattina la dottoressa dell’Istituto di Oncologia, dopo la visita e il controllo degli esami le aveva detto “di tornare a casa e di stare tranquilla, mangiare e darsi pace, perché i medici non potevano più fare niente per lei”. Infatti aveva già fatto diverse cure e ultimamente anche un intervento per un tumore che si era riformato … stare tranquilla, mangiare e darsi pace … quando in casa non c’era niente se non un nugolo di ragazzi che reclamavano.

Tutte le mamme si alzarono, parlavano, chiedevano, gridavano. Io mi trovavo da poco in Brasile, non capivo niente, si rivolsero a me dicendo “Bisogna fare qualcosa suora, qualcosa!” e una disse “Una novena tutte insieme!” “Ma a chi?”. Tornai a casa, chiamai la consorella e ritornammo a S. Josè con le immaginette della Madre Fondatrice, che da pochi giorni avevamo ricevuto da Roma in portoghese.

Tutte in ginocchio per terra recitavamo la preghiera, poi tutte abbiamo pregato individualmente e ci siamo impegnate a continuare la preghiera a casa nei giorni in cui non ci si riuniva al Centro Sociale. Anche le suore si impegnarono, facevamo la novena 3 volte al giorno. Tutte volevamo la guarigione di dona Deusita.

Passarono alcuni giorni e non sapemmo più niente. Dopo una settimana o più vidi la figlia dell’ammalata e chiesi notizie della mamma. “Sta bene – mi rispose – è andata a lavorare” “A lavorare? Ma come? Non capisco” pensai. In un momento mi passarono per la mente mille pensieri. La bambina spiegò “La mattina si sentiva bene, non aveva più male (quale mattina?) è andata dove davano lavoro e adesso lavora con i muratori a pulire le case in costruzione”. È così, i poveri e i semplici vedono tutto normale. Voleva la guarigione e l’aveva ottenuta, non ha fatto rumore, non ha avvisato nessuno, è andata a lavorare. Quando riuscii a parlare con dona Deusita, dopo un mese o più, chiesi spiegazioni e mi raccontò “Ho visto, o sognato, una suorina che mi ha detto: Vuoi guarire? Risposi di si. Mi disse – fa cuocere da tuo marito 1 Kg di riso, non buttare via l’acqua, bevita tutta, ti farà bene”. Così fece e la mattina si alzò, era guarita. Aveva creduto. Semplice, più facile che lavarsi sette volte nel Giordano. Noi, le suore, restammo dubbiose, ma lei era guarita e ci credevo come non ci credevo. Tutte le signore del Club dos Maes invece erano sicure fin dal primo momento, avevano fede, la fede dei poveri, dei bisognosi, la quale alle volte fa difetto a noi.

Poi ci consigliarono di andare all’Istituto Oncologico per i dovuti controlli e accertamenti, era un po’ lontano e scomodo da raggiungere, ma andai. Subito mi chiesero se era per il certificato di morte e avendo parecchi figli ci fosse necessità di qualche aiuto. Quando seppero quel che volevo fu come muovere un vespaio. Tutti volevano sapere come, perché … ma nessuno disse mai “Non è vero, non può essere”, ci fu anzi molto interesse per la Madre Fondatrice – la suorina – e per la sua vita, anzi mi vergognavo di non conoscerla meglio. Durante le ricerche dei documenti e le svariate visite fra i medici e le infermiere non abbiamo mai avuto un “no”, ma curiosità e stupore. Ad un certo punto c’era da guardare i vetrini per l’esame istologico, per fare il confronto, ma qualche giorno prima un’inondazione aveva allagato l’archivio, spazzato via i cassetti e tutti i vetrini sparsi nell’acqua. Furono raccolti e messi tutti in un catino … poca speranza di ritrovare quello che si cercava. Furono ritrovati tre, di cui due in buone condizioni. Ancora una volta il Signore fece vedere che a Lui nulla è impossibile; c’è la fede dei semplici, degli ignoranti, di quelle donne, molte delle quali analfabete, che trasporta le montagne. Tutto avveniva secondo lo stile della Fondatrice che non voleva pubblicità e nascondeva i doni di Dio su di lei e la sua santità. Quella guarigione fu riconosciuta miracolosa dalla Congregazione dei Santi, valida per la beatificazione. Quei giorni e le feste in rendimento di grazie celebrate in parrocchia e in cattedrale a Manaus furono un bel riconoscimento della santità della Madre Scrilli, quando tutta Manaus si mosse, ne parlò la televisione, i giornali, anche oltre Manaus. Una giornalista alla fine di un’intervista sorrise e disse “Come è facile per Dio e bello per noi vedere che Dio ci segue, ci ama e ci aiuta quando ci si mette nelle sue mani”.

 

Sr Amabile Dalla Valle

 

 

 

Maternità

                   e grazia

 

 

 

La Grazia è il dono gratuito e inatteso che ricevo ogni giorno senza sapere il perché e quando arriverà.  Per Grazia del Signore vivo, compio scelte e azioni, ma sempre nel quotidiano dipanarsi della vita, comprendo che nulla viene da me se non per la Grazia che ricevo.

Sono la moglie di Paolo e la mamma di Chiara, Livia e Lucia, trascorro le giornate ad occuparmi di loro.

Quando sono arrivati nella mia vita, per primo Paolo, il marito, mi sono subito sentita impegnata a costruire la relazione e il legame di sentimenti e vincoli che caratterizza il fidanzamento e poi il matrimonio, e sempre, credendo di fare il compito che mi era assegnato, ho accolto quel vortice di entusiasmo, gioia e fatica della costruzione di una vita in coppia, insieme; successivamente com’è nella natura delle relazioni familiari, sono arrivate le figlie e l’esperienza di dare la vita, nutrirla, accudirla, crescerla ha pervaso i miei pensieri, i progetti del futuro, le giornate dal mattino al tramonto.

L’esperienza di vivere con loro, come moglie e madre, di accompagnare la loro vita, ha sviluppato in me la riconoscenza verso il Signore per il dono di avermeli donati, il marito e le figlie, mi sono sentita onorata di aver ricevuto queste loro vite in carico, da portare avanti, da accudire accompagnare, proteggere, ed è stata la più grande sorpresa per me scoprire man mano, a piccoli passi, tra sensazioni, non detti e occasionali episodi fugaci, che io sono la grazia per loro, che loro sentono e vivono questo dono riconoscente di avere me, e noi tutti reciprocamente. Alle volte capitava quando le figlie erano piccole che mi sentivo stanca e appesantita dal tran tra quotidiano e mentre le accudivo tra un bagnetto e una merenda, tra una febbre e un compito scolastico,  mentre io vedevo la mia fatica e spossatezza loro mi elogiavano per la bellezza e la presenza accudente; come era possibile pensavo che la stessa persona potesse essere vista da angolature così differenti!!

Certo con il passare del tempo e la trasformazione dei legami è comprensibile che loro mi percepiscono dal punto di vista del “prendere” e io da quello del “dare”, così come io li vedo “perfetti” nel loro entusiasmo del crescere, del realizzarsi come persone, sono orgogliosa dei loro successi, contenta delle loro cose, mentre loro mettono in evidenza le fatiche, le mancanze che vivono quotidianamente.

Nessuno di noi ha messo a disposizione dell’altro se non il proprio esserci e ciascuno non ha piena consapevolezza della grande importanza che ha per gli altri, in questo è la gratuità con cui Dio ci ha legati insieme, ed è difficile comprendere la portata di tale valore se non ci si mette nei panni dell’altro.

Solo l’immaginare quanto io sono importante per le mie figlie e per mio marito mi può vagamente avvicinare alla sensazione di amore che provano loro nei miei riguardi, e viceversa.

 Ho scoperto quant’è inesauribile la forza che mi permette di “sopportare”, che mi permette il “sacrificio” (nel senso esatto del termine, ossia del “render sacro”) per amore, che consente il donarmi all’altro e lo scoprire che donandomi all’altro faccio il più bel dono a me stessa.

Ho ringraziato Il Signore perché mi ha dato un ventre che può generare, accogliere, nutrire e partorire,  un ventre caldo e accogliente che Dio ha scelto per deporre il seme della vita.

Come donna so. Se solo voglio sapere, so. Come ogni donna, ho in me quel germe sapienziale che è della femminilità. Ho cominciato e sto imparando a nutrirlo, amarlo e cercarlo in ogni momento, in ogni esperienza, per fare di ogni esperienza un tesoro di conoscenza per il fine ultimo che è l’amore incondizionato.

Fare di ogni esperienza un tesoro vuol dire lasciarsi andare alla vita con lo stesso totale abbandono che mi hanno insegnato le bimbe che si slanciano tra le braccia della mamma.

La femminilità materna per me è la continua richiesta di trasformare, lasciarmi andare e trasformare, morire e rinascere, morire e rinascere ancora e ancora e sempre. Così sarò per la vita dei miei familiari,  il dono che la vita stessa mi ha chiesto di essere.

Io e mio marito stiamo accompagnando le figlie all’esperienza che le braccia che le accolgono le confortano le proteggono (le nostre) sono le braccia di Dio, che la nostra voce è il suono liquido di Dio, che il latte è il nettare dell’amore di Dio. Poiché Dio vive nel profondo del cuore e non può essere scoperto se non attraverso la madre, il padre.

Rimarrebbe là, nascosto, se una madre non lo rendesse visibile, tanto come noi non possiamo guardare il Sole perché è troppo visibile, ma possiamo guardare la Luna, che accoglie amorevolmente la luce del sole e ce la riconsegna affinché noi la possiamo conoscere. Questo è quanto io come mamma posso fare: rendere visibile il nascosto, manifestare il Divino che soggiace dietro alle persone e alle occasioni che incontrano, Divino che  rimane nascosto nel cuore perché troppo assoluto e insieme troppo semplice per essere colto.

Diventare ciò che si è, è il compito di ogni mia figlia, diventare ciò che sono per la grazia che ricevo dalle mie creature e al tempo stesso essere noi ( io e Paolo) lo strumento che Dio ha dato loro per diventare ciò che sono attraverso di noi.

 

Francesca Militello

 

 

 

Gratis siete salvi

   

La salvezza  non sembra oggi in cima agli interessi correnti. Altre sembrano le priorità. Tuttavia non mancano esperienze personali e sociali che ci fanno avvertire un bisogno di salvezza.  Di fronte alla eventuale diagnosi di una grave malattia per me  o per una persona a me cara ho sperimentato il bisogno di un intervento salvifico.

Lungo il cammino della vita non mancano circostanze in cui siamo sollecitati a porci domande sul nostro futuro e sulle speranze che riponiamo in esso. La serie delle “speranze” s’imbatte necessariamente nel limite invalicabile della morte. Essa relativizza tutto il resto. Di fronte alla morte l’uomo vive la sua assoluta impotenza di salvarsi con le sue stesse forze e abdica alla sua autosufficienza. Allo stesso tempo in essa scopre l’insopprimibile aspirazione a vivere per sempre. E’ possibile che tutto finisca nella morte? Che senso ha allora la vita? C’è la possibilità di una “salvezza” dalla morte, o di una vita oltre la morte? Di fronte all’insopprimibile aspirazione a vivere e alla costatazione dell’inevitabilità della morte l’uomo sperimenta la sua assoluta impotenza  di salvarsi con le sue sole forze e svanisce in lui l’illusione dell’ autosufficienza.  In questa fragilità appare  l’iniziativa di Dio «amante della vita». 

L’Antico Testamento narra la storia degli interventi salvifici di Dio che coglie il grido del suo popolo e lo conduce dalla schiavitù alla libertà attraverso l’esodo dall’Egitto verso la Terra Promessa. Nel Nuovo Testamento  Gesù è il Salvatore  che salva il suo popolo dai propri peccati (Mt 1,21;). Egli, inviato del Padre,  è «disceso dal cielo per noi e per la nostra salvezza»  e percorse le nostre strade «beneficando e risanando tutti gli oppressi» (Atti 10, 38; Mt 4,23; ), e infine  per la nostra salvezza accettò la Passione e morte uscendone  vittorioso  con la sua  Risurrezione. La salvezza infatti  è  iniziativa gratuita  (è dono, grazia) del Padre che ci ha tanto amati «da dare il suo Figlio Unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» cioè la «vita beata», la vita che è «semplicemente vita, semplicemente felicità» (Benedetto XVI, Spe salvi, 11) e nulla e nessuno potrà più insidiare.

Il dono di Dio raggiunse l’uomo che era «senza speranza e senza Dio nel mondo» (Ef 2,12). E perciò senza futuro. La salvezza, frutto della misericordia di Dio che cancella i peccati, perciò da una parte è riscatto, liberazione: la grazia rende l’uomo libero di amare e perciò responsabile. Dall’altra è comunione con Dio, comunicazione della vita stessa di Dio, «vita eterna»  in noi già in questo mondo. Siamo già «salvi», ma  solo nella speranza di restare ancorati nella fede e nell’amore a Colui che ci ha  chiamati.  Qui sta la nostra responsabilità: rispondere all’amore.

Dio non ci salva isolatamente, ma come membri del suo popolo, la Chiesa, Corpo Mistico di Gesù Cristo, che prolunga in essa la sua azione salvifica.

 

P. Carlo Cicconetti O. Carm.

 



 

Fiamma a cielo aperto

ONLUS

www.fiammaacieloaperto.org 

 

 

Carissimi,  a noi estranei dalla globalizzazione dell’indifferenza e dell’individualismo, Gesù, nel Vangelo di Luca, dice:

“Date e vi sarà dato”. Ciascuno di noi avrà sperimentato nella propria vita quanto siano vere queste parole. Il Signore non si lascia mai vincere in generosità; oltrepassa ogni misura nel concederci i suoi doni.

Papa Francesco ci chiama alla solidarietà con coloro che vivono nella povertà, privi del necessario. In varie parti della terra non manca solo il pane, ma ogni altro aiuto per condurre una vita dignitosa, socialmente integrata nel mondo di oggi. Noi Suore dell’Istituto di Nostra Signora del Carmelo abbiamo colto l’invito della Chiesa. Abbiamo udito il grido dei poveri di terre lontane e depresse, abbiamo accolto in apposite strutture bimbi destinati a vagare soli per le strade malsane della “periferia” privi non solo del pane quotidiano ma di ogni altro aiuto socio-culturale.

Con il contributo di persone generose, che non sempre danno il superfluo, ma anche parte del loro necessario, abbiamo aperto scuole in Brasile, India, Filippine, Indonesia; in quest’ultima nazione a Maumere-Flores, a luglio, verrà inaugurata una scuola costruita per i bambini poveri del villaggio.

Alla beata Teresa di Calcutta che si lamentava col Signore perché non faceva niente per quelli che muorivano di fame...il Signore rispose: “Io ho fatto tanto; io ho fatto tutto quel che potevo fare: HO FATTO TE!”.

Da più di trent’anni siamo presenti in terra di missione, ed è bello vedere come tanti bimbi, grazie anche al vostro aiuto, crescono inseriti culturalmente nella società pieni di speranza verso un futuro diverso, più sereno e promettente. C’é davvero più gioia nel dare che nel ricevere. Il Signore ci aiuti ad essere le sue mani protese verso il mondo che soffre. Ringrazio quanti aderiscono a questo progetto di amore, di solidarietà, di carità.

 

Madre Angelisa Spirandelli


  

L’Associazione Fiamma a cielo aperto – ONLUS ha lo scopo di coinvolgere TANTI in un’opera di solidarietà verso l’attività missionaria delle Suore Carmelitane dell’Istituto Nostra Signora del Carmelo in INDIA, FILIPPINE e INDONESIA, dove le Suore accolgono bambini bisognosi di tutto.

I beneficiari sono i bambini delle missioni delle Suore Carmelitane.

Il contributo economico è interamente devoluto al sostegno scolastico, all’assistenza sanitaria e ad altri beni primari di cui il bambino e la sua famiglia hanno bisogno.

 

 

 

Il Figlio di Dio è diventato figlio dell’uomo,

perché quest’ultimo diventasse figlio di Dio S. Ireneo

 

 

 

Natale:

 

Dio è passato dalle parole

alla Parola fatta carne

 

E il Verbo si fece carne e venne

ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14)


Dio realizza le sue promesse - “Dio che aveva già parlato nei tempi antichi in molti modi ai Padri e per mezzo dei Profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo”(Eb 1,1-2). Dio ha parlato in maniera definitiva non attraverso la Legge o i Profeti, ma attraverso se stesso, il Cristo, il Verbo di Dio fatto uomo. Nella notte di Natale avviene proprio questo: quel Bambino è il segno del nuovo agire di Dio nella storia. Tutta la storia dell’Antica Alleanza, cioè la storia del popolo scelto, è in prospettiva dell’attesa di un Messia, il Salvatore che realizza le antiche promesse, dice san Gregorio di Nazianzo. I giorni dell’attesa sono passati e Colui che era promesso è venuto. Il Logos incarnato apparve sulla terra come uomo tra gli uomini.

 

Dio viene per dimorare con il suo popolo - Dio non viene per farci una visita di cortesia ma per dimorare con il suo popolo. Se nell’Antico Testamento il luogo ideale della presenza vivente di Dio era il tempio o la tenda,  ora la sua presenza è nella vita stessa dell’uomo e nella carne visibile di Gesù che la comunità dei discepoli ha contemplato e toccato (1Gv1,1-4).

 

Gesù esprime l’amore di Dio per tutti gli uomini - Il Natale è manifestazione di Cristo che pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e diventando simile agli uomini» (Fl 2,6). Le parole di S. Paolo esprimono tutto il mistero del Figlio di Dio incarnato. L’uomo col peccato si era umiliato e perduto; Cristo “disceso dal cielo” con la sua Kenosis (abbassamento, umiliazione) o condizione di servo fino alla morte di croce, salva l’uomo gratuitamente. Adamo voleva diventare come Dio e sconvolse e traviò l’umanità, Dio facendosi uomo, la salverà  assumendo su di sé tutte le realtà umane e di ciascuno. Perciò ogni azione, ogni gesto è ormai segnato dalla presenza di Dio, è carico di questa salvezza. Quindi, ogni creatura umana è segno che Dio si è incarnato e diventa luogo della sua presenza e strumento della sua azione. Nel Concilio Ecumenico Vaticano II si afferma che «in realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo … Cristo, nuovo Adamo, manifesta pienamente l’uomo all’uomo e gli svela la sua altissima vocazione» (Gaudum et Spes 22.a). L’incarnazione di Dio è certezza che la nostra carne, in qualche sua radice, è santa e che la nostra storia, in qualche sua pagina, è sacra. Per dirla con le parole del Concilio: «Il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi»(Gaudum et Spes 22.b). Dio ci indica la via per essere veramente umani. Infatti, Cristo, pur essendo di natura divina, non ha voluto trarre profitto da questa condizione, ma ha assunto volontariamente la condizione di uomo povero, umile, scomunicato, condannato, crocifisso. Il Natale ci dà questo annuncio: l’umanità del Figlio di Dio è la via mediante la quale egli ci ha salvato gratuitamente, per cui chi lo accoglie e lo segue si fa egli pure più umano e capace di vivere al meglio la propria realtà di sofferenza, di speranza, di amore e di relazione con gli altri. Non bisogna avere paura di assumere fino in fondo la nostra umanità, con tutte le sue carenze e risorse, perché è la stessa che ha assunto Lui incarnandosi, riconoscendole un altissimo valore.

Il Vangelo, però, richiede concretezza: bisogna passare dalla parola alla pratica, dalle idee ai fatti, dai buoni propositi all’impegno concreto di ogni giorno; è questo il cuore del messaggio del Natale. Siamo chiamati ad accogliere la Sua presenza in noi  e a testimoniare questo mistero agli altri incarnando il Vangelo, cioè Gesù, nella nostra vita, così che gli  altri possano vederlo, toccarlo, riconoscere l’amore di Dio. Affidiamoci alla Madonna che per prima ha accolto il Verbo  nella sua vita e lo ha donato al mondo con la sua vita.

 

Sr Elsy Vaimelil



 

Professioni religiose

 

Il giorno tanto atteso è arrivato!

 

 

Un giorno bello, da ricordare per tutta la vita! Il giorno in cui abbiamo detto fortemente il nostro SI offrendo al Signore la nostra vita; come ha scritto la Madre Fondatrice Maria Teresa Scrilli “Sono tua Signore, nacqui per te, che vuoi da me?”

Queste parole della Fondatrice ci incoraggiano e ci ispirano a conformare la nostra vita in Cristo attraverso la consacrazione. Nei quattro anni di salita al Monte Carmelo il cammino non è stato sempre facile, sulla strada c’erano pietre e fango che ci hanno fatto cadere ma questo ci ha reso più forti perché Dio era sempre con noi come ha promesso “Non abbiate paura, Io sono sempre con voi” (Mt 28,20).

La celebrazione eucaristica è stata presieduta da P. Jim Lava, il nostro parroco, hanno concelebrato P. Ireneo O. Carm., P. Jorg O.M.V., P. Vincent e P. Xyrel M.H.F.. I nostri cuori erano pieni di gioia perché toccati dalla bontà infinita di Dio, i nostri occhi pieni di lacrime di felicità che scorrevano nei nostri visi. Nel suo amore Dio ci ha fatto capire che ognuna di noi ha una vocazione e una missione nella famiglia religiosa fondata dalla Madre Scrilli.

Vogliamo esprimere il nostro grazie a tutte le persone che ci hanno accompagnate nel cammino di formazione e alle nostre Superiore per la fiducia riposta in noi accogliendoci in questa bella Famiglia religiosa.

GRAZIE !

 

MANILA  9 maggio 2015

Sr Yosefina Taeki

Sr Demetriana Oeleu

Sr Mary Ann Enage

Sr Janah Estrella

 

 

 

Salmo 15

 

 

 

Ho detto al Signore: “Il mio Signore sei tu, 
solo in te è il mio bene”.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: 
nelle tue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: 
la mia eredità è stupenda.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; 
anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore 
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

Mi indicherai il sentiero della vita, 
gioia piena alla tua presenza, 
dolcezza senza fine alla tua destra.

 

 

 

ROMA  25 luglio 2015

 
 

Sr Agatha Pantola, Sr Yuliana B. Ena Falo

Sr Hernalyn Rebuton, Sr Estelle Ametepe

Sr Patrisia Abi, Sr M. Anthoinette Torres

Sr Marissa Arellano

 

 

 

the Delegation  day

 

Anche quest’anno  tutte le suore della Delegazione indiana, si sono riunite a Kalamassery per celebrare Il Giorno della Delegazione. Abbiamo cominciato con la Santa Messa celebrata da P. Joseph Prasad Rettore del Seminario Carmeligiri. Commentando  il vangelo di San Giovanni 1, 35-42 ha detto che solo se le nostra fondamenta sono sulla preghiera possiamo dare una vera testimonianza.  Dove noi lavoriamo: nelle scuola, negli ospedali, nel servizio pastorale, con la nostra testimonianza e l’atteggiamento del “vieni e vedi” suscitano nuove vocazioni. Ci siamo riunite per  rivedere la nostra vita di consacrate nell’Istituto. Hanno iniziato l’incontro le Aspiranti con una preghiera-danza. Ci siamo chieste: stiamo testimoniando i consigli evangelici nella nostra comunità? Abbiamo lo spirito di famiglia con atteggiamenti di amore reciproco, confidenza, sincerità, generosità? Stiamo testimoniando lo spirito e il carisma della Fondatrice nella nostra vita? E altro. Dopo, le organizzatrici ci hanno proposto un concorso a quiz sull’Autobiografia della Fondatrice. È stata una bella esperienza: rivedere il passato della nostra vita, ringraziare Dio per tutto quello che ha fatto per noi,  ritornare nelle nostre comunità ancora più motivate per vivere e testimoniare il carisma della Fondatrice nell’Anno della Misericordia.

 

Sr Mercy Thachetpakambil

 

 


il laboratorio dell’amore di Dio

  

Amare una persona significa: accettare di non capire tutto di lei, essere disposti a cambiare cioè a soffrire, rinunciare a qualcosa per lei.” Dagli appunti di Chiara Corbella, una paziente del reparto di oncologia, così come tanti atri: Laura, Patrizia, Marco, Andrea, Giulio ecc….

La stanza del paziente è il laboratorio dove ogni giorno sperimento l’amore di Dio. Ogni mattina quando entro con il mio Buongiorno! e mi ricambiano con un sorriso  che riempie la giornata, anzi nel buio della mattina, la stanza improvvisamente si illumina. Quando prendiamo i parametri vitali chiediamo anche il livello di dolore, la maggior parte risponde “non c’è una parte del corpo che non mi faccia male”. Sembra il corpo martoriato di Gesù, ma la cosa più bella è che riescono  a sorridere. Anche durante la somministrazione delle terapie o durante le cure igieniche penso sempre ai fatti di Gesù che percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite….(Mt 9,35-36), e mi dice “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”(Mt 10,8). Quei malati potrebbero essere mio padre, mia madre, mia zia … non vorrei vedere il loro volto triste, allora per sollevarli cerco di scherzare, oppure  raccontiamo cose che ci fanno ridere, o rimango qualche minuto con loro e cerco di guardarli negli occhi e capisco la loro voglia di vivere, le tante domande a cui non c’è risposta, allora prego, prendo le loro mani e mi sembra che le mie preghiere arrivino al loro cuore. Loro, i malati, mi insegnano il valore dell’amore e della vita, e questa per me è vera ricchezza. Il loro dolore e la loro sofferenza sicuramente guadagnano loro il Paradiso. Dopo le mie ore di lavoro vado via ma loro restano a  “lottare per la vita”.

Noi infermieri e medici siamo chiamati a dare cura, conforto e speranza ai più sofferenti, ma più di tutto a dare un valore alla loro vita e per fare questo dobbiamo sacrificare la vita come ha fatto Gesù. Nel reparto di oncologia, certe volte, sembra che ci sia solo il buio, a volte è difficile dare spiegazioni della malattia e rispondere alle loro domande. Il nostro stare con Gesù ci dà la forza di  ascoltare e infondere in loro il suo Amore. Ognuno di noi è “strumento” nelle mani del Signore. È infatti nel mettermi al servizio di Dio e dei fratelli che trovo il senso della mia vita.

Papa Francesco ha ripetuto tante volte “la gratuità della salvezza in Gesù Cristo … un amore senza limiti” e afferma che “noi siamo all’altezza della gratuità della salvezza, perché l’amore è gratuito”. Allora facciamoci questa domanda: è vero che il Signore ci ha donato gratuitamente la salvezza, ma noi siamo fedeli a questo amore tanto misericordioso? Sappiamo amare e donare la vita senza limiti ai fratelli bisognosi? Dice Madre Teresa di Calcutta “ama senza aspettative, fai qualcosa per amore fine a se stesso, non per quello che ne potrai ricevere in cambio. Se ti attendi qualche forma di ricompensa, non è amore: l’amore vero è amare senza condizioni e senza aspettative”. Maria, Madre del Signore, immagine e modello della gratuità, ti prego di illuminare con i tuoi Doni di scienza e di intelletto tutti i medici, gli infermieri e quanti hanno cura dei malati, affinché questi ritrovino la salute, la speranza, la gioia. A Te affido questa mia umile preghiera.

 

Sr Germeena Naduvathezhathu

 
 

 

l’incontro con i Giovani carmelitani

 

il progetto Awakening

 

San Felice del Benaco, 18 – 22 Agosto 2015

 

 

I Padri Carmelitani hanno formato un Comitato per i giovani dell’Europa, per introdurli alla spiritualità carmelitana. Questo Comitato, che è formato da Padri, Frati e Laici carmelitani, ogni anno organizza diverse attività con i giovani. L’anno scorso sono andati per un pellegrinaggio a Fatima. Quest’anno si è svolto il progetto “AWAKENING” (RISVEGLIO)  nel Santuario della Madonna del Carmine a San Felice del Benaco (Brescia, Italia) dal 18 al 22 Agosto 2015. I giovani partecipanti sono venuti da vari paesi d’Europa: Italia, Polonia, Romania e Malta. Sono stati giorni pieni di attività sulla spiritualità carmelitana.

Il primo giorno abbiamo guardato un film sulla vita dei giovani che cercano il senso della vita. Su questo tema abbiamo poi discusso nei gruppi. Sono stati presentati vari problemi, il maggiore è la mancanza della presenza dei religiosi carmelitani per formare alla spiritualità carmelitana.

Nel pomeriggio, dopo la presentazione del tema “Cercatori di Dio”, abbiamo continuato con la Lectio Divina sulla Regola Carmelitana; meditando sul Profeta Elia.

Il secondo giorno aveva come temi: “Chi siamo?”, “Come vedo me stesso/a?”, “Come credi che ti veda Dio?”, “Come ci vede il mondo?”. Abbiamo lavorato individualmente con l’aiuto della Bibbia e delle immagini da soli e nei gruppi per la condivisione. Nel pomeriggio Padre Miceal O’Neill ci ha parlato di due grandi donne dell’Ordine Carmelitano: Santa Teresa di Gesù e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi. Come hanno scoperto la loro vita spirituale e come ne hanno vissuto i grandi valori. La vita di queste donne ci ha aiutato a rispondere alle domande: “Come ho scoperto la mia vita spirituale e come la sviluppo ?

A fine giornata c’è stato un bellissimo momento in cui abbiamo passeggiato in silenzio, preghiera  ispirata alle parole di San Giovanni della Croce : “Notte oscura dell’anima”, conclusasi con un momento di adorazione.

Il terzo giorno era dedicato alla Madonna. La mattina abbiamo sentito la testimonianza di Sabrina Pirez, laica Carmelitana. Come ha scoperto, sta sperimentando e camminando con La Madonna.

Padre Luca Sciarelli, ci ha parlato del: MAGNIFICAT che è il modo di Maria per insegnarci a scoprire Dio nella nostra vita. P. Fernando Millán Romeral, Priore Generale O. Carm., ci ha presentato tre testimoni della carità: il Beato Angelo Paoli, il Beato Tito Brandsma e Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). Nel pomeriggio siamo andati per una gita sul lago di Garda. Abbiamo visitato la città di Sirmione. Lì abbiamo partecipato alla Santa Messa nella Parrocchia di Santa Maria Maggiore, celebrata dal Padre Generale.

Il quarto giorno era di valutazione sui temi trattati. Il Comitato ha presentato una breve valutazione, seguita dalla discussione nei gruppi per definire i progetti che seguiranno a questo incontro. I giovani della provincia italiana hanno proposto:la formazione continua sulla spiritualità carmelitana nelle comunità religiose, la conoscenza reciproca tra le varie realtà carmelitane, un incontro al mese per pregare insieme per le vocazioni sacerdotali  e religiose.

Il gruppo della Polonia ha presentato il programma sulla Giornata Mondiale delle Gioventù che si svolgerà a Cracovia (Polonia) dal 26 al 31 Luglio 2016, e il 27 ci sarà anche la Giornata Mondiale della Gioventù Carmelitana.

Abbiamo concluso il Convegno con la S. Messa finale presenti tutti i fedeli di San Felice del Benaco, presieduta dal Padre Generale a concelebrata da tutti i Padri che hanno partecipato a questo incontro. Il Padre Generale ha sottolineato che la ricchezza della spiritualità carmelitana ricevuta in questi giorni dobbiamo portarla e comunicarla agli altri nella vita quotidiana. Dopo la benedizione finale è stata consegnata ai giovani la Regola Carmelitana.

Questo convegno per me ha costituito un’ esperienza stupenda, perché come carmelitana in formazione, sono juniora, ho avuto un arricchimento sulla spiritualità dell’Ordine e mi ha fatto capire di più la vita dei giovani di oggi. Mi ha fatto impressione che in questo tempo ci siano ancora giovani che vogliono avvicinarsi al Signore e lavorare per la Chiesa attraverso il Carmelo.

Preghiamo che per intercessione dei nostri Santi Carmelitani il Signore continua a benedirci nella nostra missione.

 

Sr Rofina Lasena

 


 

Maria di Nazareth

 

e il dono di sé

 

 

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” sono le parole che Maria pronuncia nel “Magnificat” nell’incontro con Elisabetta. Si, Maria è davvero il capolavoro di Dio, questa creatura che si dichiara “serva del Signore” ha conquistato il cuore di Dio con la sua profonda umiltà, con la consegna di se stessa perché la volontà di Dio si compia in Lei.
Maria ha fatto della sua vita un dono totale al Signore senza dubbi, né tentennamenti e né riserve con il cuore libero di esprimere il suo
FIAT, incondizionato. Dio si dona totalmente a noi, nella misura in cui noi ci doniamo totalmente a Lui.

È vero che il nostro Dio è un Dio esigente, tuttavia non si impone, fa solo delle proposte ed ognuno è libero della risposta e, come dice De Fiores: “Dio crea magnifiche complicità nell’uomo, nell’umanità, per portare avanti la storia della salvezza.” Maria è appunto questa umanità complice di Dio. La liberta è il dono più grande e prezioso che possiamo offrire al Signore perché Lui possa operare anche in noi “grandi cose” come in Maria.

“L’Eccomi” della vergine è la risposta generosa e indispensabile perché si possa attuare il piano della salvezza; Dio s’incarna e si abbassa prendendo la nostra natura umana proprio attraverso questo dono totale di Maria che si fa collaboratrice della redenzione.

Dio, per realizzare il suo progetto d’amore, non sceglie i potenti o i prepotenti, ma gli umili, i semplici, coloro che hanno il cuore aperto alla carità gratuita e “senza frontiere”.

Alla proposta di Dio, deve corrispondere il consenso dell’uomo.

Noi, come religiose, dobbiamo avere Maria come modello. Anche noi, un giorno, abbiamo avuto la nostra “Annunciazione” ed anche noi abbiamo risposto generosamente senza sapere dove ci avrebbe portato questo Dio “dalle imprevedibili sorprese”. Anche noi, come Maria, facciamo della nostra vita un cantico di lode, un gioioso “Magnificat” nonostante le burrasche della vita.

Termino con le parole di Padre Luigi Faccenda, fondatore della Milizia dell’Immacolata: “L’anima consacrata a Dio trova in Maria il modello di un respiro universale, la forza per non tradire la propria Vocazione, il coraggio per rialzarsi nelle sue cadute, la fedeltà nei mistici sponsali”.


Sr M. Gianfranca Faraci

 

 

 

la gioia      

                         della missione

 

 

 

Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia piena. 1Gv1,4

 
Più che un semplice viaggio il mio è stato un cammino di spiritualità e di servizio ai sofferenti nel corpo  e nello spirito. Un’esperienza unica per riscoprire e vivere le bellezza della fede, che non basta avere, ma bisogna concretizzare. La gioia della missione in questo pellegrinaggio a Lourdes è stata quella di mettersi al servizio di chi è meno fortunato, col desiderio di donarsi gratuitamente, di donare un po’ del proprio tempo. Ho fatto quest’esperienza con l’UNITALSI. Quanti cristiani testimoniano oggi non con le parole ma con la loro vita radicata in una fede genuina, diventando occhi per il cieco, piedi per lo zoppo (cfr. Gb29,15)! Alla grotta si trova una folla di ogni razza ed età che prega e invita, con l’atteggiamento, a pregare con devozione Maria Immacolata che ci guarda dall’alto. Anche i giovani restano tante ore in ginocchio di fronte alla Madonna con fede.

Alla piscina invece ho potuto fare l’esperienza di servizio per alcune ore. La piscina è un luogo di preghiera e silenzio, non si parla, si prega soltanto. Preghiamo per ogni persona la madonna di Lourdes prima di immergerle e quando le togliamo dall’acqua. Il mio primo pensiero è stato quello della piscina di Betesda del vangelo dove molti malati si immergevano quando l’acqua si agitava, eccetto un povero paralitico che non aveva nessuno che lo immergesse (cfr. Gv5,1-9). Ad un certo punto è arrivato un malato barellato, l’abbiamo immerso, io ero lì che aiutavo quell’anima assetata che si immerge col desiderio della guarigione! La serenità dei pellegrini che escono dalla piscina è impressionante.

I malati che vanno a Lourdes per condividere e fortificare la loro fede e speranza, il loro radicamento nella vita di grazia mi hanno dato tanto! Ringrazio il Signore per questa opportunità ricca di preghiera e di condivisione che resta nel mio cuore come esperienza di grazia.

 

Sr Aleykutty Sauriankuzhy

 

 

 

Credo in un mondo

migliore


Scrivo per questa nuova avventura, che comincerà non appena si varcherà quella soglia, per la prima o l’ennesima volta, della scuola. Vorrei pregarvi di ricordare, di dedicare qualche minuto del vostro tempo a tutti i ragazzi e le ragazze che resteranno ai margini, nascosti e visibili, isolati o autoesclusi. Sorrisi, un saluto giocoso e non derisorio, scambi di battute banali ma sincere, possono fare la differenza. Perché, del resto, i rapporti si costruiscono con la ‘banalità’ del quotidiano, dal vivo interesse e la voglia di stare insieme. Nessuno dovrebbe stare da solo e se fosse per scelta, si dovrebbe trattare di un periodo limitato di tempo. Perché ci sono persone lasciate da sole? Perché alcune persone  decidono di stare da sole, autoescludendosi? L’ambiente scolastico non sempre è favorevole alla crescita nella condivisione. A volte non ci si sente accettati. Spesso diversità è sinonimo di solitudine. Se non si può essere in un certo modo, se non si vuole essere in un certo modo, se non si viene accettati per quello che si è, difficilmente ci sarà relazione o comunicazione reciproca. Per appartenere ad un gruppo bisogna aderire ai suoi principi ed essere, più o meno, conformi ai suoi elementi, altrimenti non se ne è parte. Il fatto però è che quando si parla di scuola, il gruppo classe, volenti o nolenti, racchiude tutti: diversi, colorati, simpatici, snob, pigri e ligi al dovere.  Ogni singolo elemento, con la sua unicità, arricchisce l’ambiente con un “sé” diverso da quello di chiunque altro. Vita, interessi, tutto in costruzione o in completamento. Non si può andare d’accordo con tutti, purtroppo. Non ci si può affezionare a chiunque, fortunatamente. Ma si può creare un ambiente favorevole e positivo nel quale, anche se si ha la propria cerchia di amici, non ci si dimentica dell’esistenza degli altri né, tanto meno, si respingono solo perché ne sono ‘fuori’. È normale amare, come lo è preferire. È stupido e disumano escludere e respingere. Se qualcuno si fa da parte o si nasconde, tolta la possibilità del carattere, potrebbe celarsi una maschera fatta “paura” di essere nuovamente rifiutato. In questo modo quella di non stare con gli altri diventa una scelta che più passa il tempo, più brucia e graffia l’anima.Senza la paura di apparire imbecilli, ma con la consapevolezza di esserlo se non si fa nulla, trovate nuove strategie. Cercate semplici modi per approcciarvi a chi non ha la vostra fortuna di avere degli amici vicino. Non deve diventare il vostro migliore amico, potrebbe, ma non è per questo che proverete ad essere gentili con lui. Anche a noi può toccare di essere quelli che nessuno vuole per compagni di banco, giocatori nella propria squadra, collaboratori nella ricerca di storia. Si può davvero cambiare il mondo, iniziando con le persone più vicine alle quali non pensiamo, ma in realtà sono accanto a noi.Non è perdere, è investire sul nostro cuore e nel futuro. Auguro a tutti i bambini e ragazzi speciali, che quest’anno trovino degli amici altrettanto speciali. Auguro a tutti gli educatori, i genitori e gli adulti, un piccolo ma grande quotidiano da plasmare, contribuendo a migliorarlo in positivo, in modo che possano essere anche un bellissimo esempio per tutti i bambini\ragazzi con cui avranno a che fare. Spero e mi auguro che i banchi vuoti siano sempre di meno, che i ragazzi con problemi, di qualunque genere, non vengano lasciati a loro stessi o in un’aula a parte, ma sommersi da vero calore umano e risate condivise. Voglio credere nel futuro che comincia oggi. Voglio impegnarmi, perché so che anche voi lo farete.

 

È possibile, facciamolo.

Giulia Moscatelli

 

 

 

una grande sorpresa

 
Con alcune consorelle ci siamo proposte di far conoscere, o meglio, far rivivere la memoria della nostra Madre Confondatrice Maria Mosca nei posti dove  lei ha fondato le comunità. Sono state 41  fondazioni in 36 anni del suo incarico di Madre  Generale (12.01.1898 – 22.07.1934).   Abbiamo cominciato dal luogo della sua nascita: Osimo. La gente ha accolto molto volentieri questo ricordo della loro concittadina.  Siamo andate nella parrocchia di S. Marco (Osimo). Dopo la Messa vespertina due signore, per farci piacere, ci hanno portato in una chiesa vicina dedicata alla Madonna del Carmelo. La chiesa all’interno è molto bella. Al centro c’è il quadro di Gesù Flagellato, a destra la statua della Madonna del Carmine e a  sinistra l’altare con Santa Teresa di Gesù Bambino. E qui una grande sorpresa! Sull’altare  c’è una fotografia incorniciata sottoscritta Sr Graziana Serloni - Carmelitana, morta il 2 luglio 1944. Ma questa è la nostra Consorella! Abbiamo confrontato il suo vestito con quello della Madre Fondatrice e della Madre Maria Mosca dalle immaginette che avevamo con noi. Tornate a casa a Osimo Stazione, abbiamo subito guardato l’elenco delle suore defunte e infatti Sr Graziana è la nostra Consorella, morta a Castelfidardo sotto i bombardamenti della II Guerra Mondiale, mentre prodigava la sua opera di carità nell’ospedale di Castelfidardo. È morta eroicamente perché sebbene la Madre avesse richiamato le suore per i pericoli dei bombardamenti lei non se la sentì di lasciare quei feriti già abbandonati da tutti.

 Abbiamo fatto una riflessione su questo avvenimento nel nostro apostolato: è bello ritornare alle radici della vita dell’Istituto perché così si arriva alla vita delle Consorelle che ci hanno precedute e che sapevano dare la propria vita nel servizio al prossimo secondo il carisma che hanno vissuto la nostra Madre Maria Teresa Scrilli e la Madre Maria Mosca.

 

Sr Walentyna Wylotek

 

 

Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,

ti amo nella mia nullità,

ché anche in questo comprendo la

tua infinita sapienza:

ti amo nelle vicende molteplici,

svariate o straordinarie con le quali

Tu accompagnasti la vita mia …

Ti amo in tutto,

o di travaglio o di pace,

perché non cerco,

né mai cercai le

consolazioni di Te,

ma Te,

Dio delle consolazioni.

perciò mai mi gloriai,

né mi compiacqui

di quello

che mi donasti nel tuo

Divino amore

per sola

grazia gratuita,

né mi angustiai

e turbai,

se rilasciata

nell’aridità

e pochezza.

Beata Maria Teresa di Gesù

 

 

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POSTULAZIONE ISTITUTO DI

NOSTRA SIGNORA DEL CARMELO

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00164 Roma - tel. 06 66153752

 

 

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