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Ti amo in tutto,
o di travaglio, o di pace;
perchè non cerco, ne mai cercai,
le consolazioni di Te;
ma Te, Dio delle consolazioni.

Benvenuti nel sito

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Madre Angelisa Spirandelli, Superiora Generale
Un cordiale saluto a quanti si accosteranno al nostro sito web preparato con gioia e passione nell’intento di far conoscere l’Istituto di Nostra Signora del Carmelo, il suo Carisma specifico nell’ambito della grande Famiglia Carmelitana.
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Traduzione

La Fiammella
Numero 1 - Anno 2014
 
 
educare alla
PACE
 
Nel nostro vivere
quotidiano dobbiamo
tessere “fili” di pace!
 
 
Quest’anno il tema per la giornata della pace scelto dal Papa Francesco è: “La fraternità come fondamento per la pace”.
Per questo la fraternità …”ha bisogno di essere scoperta, amata. Sperimentata, annunciata e testimoniata”.
Ma è solo l’amore di Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità. Tutti i cristiani, ma soprattutto noi religiose, dobbiamo fare un passo in più per accogliere ciascuno ed esercitarci a quell’empatia per saperci donare e spenderci con gratuità per il bene di ogni fratello e sorella.
Nessuno deve essere escluso dalla mia vita donata per Cristo, perché “Lui” il maestro è venuto per tutti: lontani e vicini.
Chi esclude non ha compreso bene “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” Gv15,12.
Questo comporta tessere, come asserisce il Santo Padre, “una relazionalità improntata sul perdono, sul dono reciproco di sé secondo la profondità dell’amore di Dio”
La Pace “richiede la forza della mitezza, della non violenza, della verità e dell’amore”.
Papa Francesco ha detto con forza: “Giustizia e Pace cominciano tra le mura di casa; si incomincia a casa e si va avanti nell’umanità”.   
 
Sr Paolina Fina
 
 
 
Ho dipinto la pace
 
HO DIPINTO LA PACE
AVEVO UNA SCATOLA DI COLORI,
BRILLANTI, DECISI E VIVI.
AVEVO UNA SCATOLA DI COLORI,
ALCUNI CALDI, ALTRI MOLTO FREDDI.
NON AVEVO IL ROSSO PER IL SANGUE DEI FERITI,
NON AVEVO IL NERO PER IL PIANTO DEGLI ORFANI,
NON AVEVO IL BIANCO PER IL VOLTO DEI MORTI,
NON AVEVO IL GIALLO PER LE SABBIE ARDENTI.
MA AVEVO L’ARANCIO PER LA GIOIA DELLA VITA,
E IL VERDE PER I GERMOGLI E I NIDI,
E IL CELESTE PER I CHIARI CIELI SPLENDENTI,
E IL ROSA PER IL SOGNO E IL RIPOSO.
MI SONO SEDUTA.
E HO DIPINTO LA PACE!
 
Tali Sorek
 
 
 
 
Cerchiamo in Dio quella
pace che Lui solo può dare (Lettere, n. 58, p. 307)
 
 
Mi rallegro grandemente con te e gioisco per te, perché in mezzo alle tempeste così grandi e pericolose di questo mondo, hai rivolto la mente a quella che è una sicurezza vera e certa. Infatti anche in questa vita gli uomini ricercano la pace e la sicurezza con grandi tribolazioni, ma, a causa delle passioni perverse, non le trovano (Sant. Agostino, De cath. rud. 16,24).
Questo pensiero di Sant’Agostino mi sembra riassumere il senso che la Madre Maria Teresa Scrilli aveva per la pace. Ancora tredicenne è attratta dal raccoglimento e dalla preghiera. I genitori e la maestra, preoccupati per questa sua indole, cercano di distrarla proponendole dei divertimenti mondani:
Ma... oh! che tutto era per essere, a danno mio spirituale; che non sapendo Ella conoscere, altra via di sollievo, che quello dei passatempi mondani, a questi mi invitava, e insinuava il trasporto. Dissi che mia Maestra mi amava, ma che in buon senso, non era, amarmi … E lo starmi io risoluta di non volere disgustare il mio [Dio], era sola sua grazia. E se Tu solo mio Dio, eri quello che veramente mi amasse, in Te solo, dovevo io ritrovare e cercare lenitivo e conforto (Scritti di Maria Teresa Scrilli, Libreria Ed. Vaticana, 2006, par.18, p.44).
… la mamma temé, che la privazione di ogni sollievo, in quella giovine età, nuocer potesse alla salute: però procurava persuadermi, al sollievo e divago anche per questo: ma convincendola io, della mia quiete, che d’altronde non l’avrei potuta trovare; che nella lontananza da’ passatempi mondani era dove; e confermando ciò con la mia giovialità, e contento, ella, quietassi,e lasciò correre (Idem, par.38, p.69).
Sempre incompresa nel suo desiderio di pace, che trova solo in Dio, racconta di averla trovata durante la convalescenza da una grave malattia, presso una famiglia che la ospita nella casa in campagna:
… godei nella Famiglia ove ero, una pace di paradiso. La quiete, la concordia devota che vi regnava, la solitaria posizione della casa, era un incanto al mio spirito: sentiva riconcentrarsi sino all’intimo dell’anima, ove gustava le sue delizie, perché sentiva Dio: E in questo reso quasi imbalordito, dalla soave ebbrezza, assopito sentitasi, e non più (credo io) si scorgeva la sua vivacità; né io, sentivala (Idem, par.31, p.60). La sua anima cerca il raccoglimento che può trovare solo un ambiente tranquillo. Matura in questa circostanza l’idea di donarsi più pienamente a Dio nella vita consacrata che definisce asilo al mio spirito (Idem, par.32, p.61).
Ritornata a Montevarchi e sempre immersa nei travagli che l’hanno accompagnata tutta la vita si chiede, quasi confrontandosi con le altre persone, come si possano spendere tante energie in cose fatue, che non portano a nulla piuttosto che “lottare” nella ricerca di Dio, fonte della pace: non so dissi, qual vita vivino, se non è di morte, senza travagliare nella ricerca di quanto dissi: dico del vivo fonte di Dio, alimento all’amore. Oh mio Sposo! eppur sarebbe minor travaglio, che in logorarsi a disvagare la fame, da ciò che ci può esser nocivo, oppur sentirne i rimorsi dei rimproveri tuoi. Dico, minor sarebbe il travaglio, lo star lontani dalle occasioni, e il meditare in Te, di Te (Idem, par.32, p.62).
Altro rifugio per quietare il mio spirito non avevo, che l’orazione; dove sentivo, rinvigorire le mie forze (Idem, par.74, p.106).
Dunque la giovane Maria Teresa entra al Carmelo di Santa Maria Maddalena de’Pazzi a Firenze, ma non trova la pace cui anela, il suo spirito è agitato; ama la vita consacrata e la spiritualità carmelitana, quell’ambiente per lei è meraviglioso, ma Dio la chiama ad altro. E veramente possiamo dire “La mia anima non trova pace finché non dimora in Te” (S. Agostino) e nella sua volontà.
Alle sue Consorelle così si esprime sulla vita consacrata: La buona religiosa ha il paradiso in terra, perché ha la pace nel cuore. Che è il premio appunto di chi combatte contro le proprie passioni e inclinazioni; e si sacrifica volontariamente per amore di Dio (Idem, Appunti 6 Ott.1983, p.166).
E raccomanda la riconciliazione … nel trattarsi vi sia l’una con l’altra quella cordialità e deferenza che non lasci travedere in conto alcun ombra d’urto e contesa. E quando vi si cada, non si vada al riposo senza fare l’una con l’altra un atto di riparazione. E Dio benedirà tali atti; con dar gran pace all’anima; e aiuto per non cadere (Idem, Regolamento alle sue figlie n.1, p.246-7).
Suor M. Clara Deiana
 
 
 
 
Dal Messaggio del
Santo Padre Francesco
per la XLVII Giornata della Pace, 1° gennaio 2014
 
 
la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura.[…]La globalizzazione, come ha affermato Benedetto XVI, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. Inoltre, le molte situazioni di sperequazione, di povertà e di ingiustizia, segnalano non solo una profonda carenza di fraternità, ma anche l’assenza di una cultura della solidarietà. Le nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello “scarto”, che induce al disprezzo e all’abbandono dei più deboli, di coloro che vengono considerati “inutili”. Così la convivenza umana diventa sempre più simile a un mero do ut des pragmatico ed egoista. In pari tempo appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi “prossimo” che si prende cura dell’altro.
 
 
 
la vita consacrata
strumento di pace
 
 
Il mondo ci si presenta oggi sempre più come un “villaggio globale, ove le relazioni si fanno sempre più vicine nel tempo, nello spazio, e le interdipendenze si fanno più intense e si sperimentano nella vita quotidiana. Si pensi alle ripercussioni che una guerra, un incidente in una centrale nucleare atomica, una variazione climatica provoca direttamente o indirettamente anche negli angoli più remoti del pianeta. Questa riduzione delle distanze dovrebbe rivelare agli uomini «la (loro) vocazione a formare una comunità composta di fratelli che si accolgono reciprocamente prendendosi cura gli uni degli altri.» (Papa Francesco). I fatti purtroppo “contrastano e smentiscono” questa vocazione. «La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non fratelli» (Benedetto XVI) e sembra rivelare piuttosto la «globalizzazione dell’indifferenza» e dello «scarto» (Papa Francesco). La prossimità fisica, come sappiamo per esperienza, non crea sempre quella affettiva e solidale.
L’informazione in tempo reale su guerre, conflitti tra nazioni, e tra gli stessi membri di una stessa nazione, e persino in seno alla famiglia, rende evidente che la pace non è facilmente realizzabile dagli uomini lasciati in balìa di se stessi e dei propri egoismi. San Giovanni Paolo II faceva notare che a uccidere non è l’arma, ma l’uomo «che preme il grilletto del fucile». Allora è nel cuore dell’essere umano la radice dei progetti di morte, di sopraffazione, di violenza. La pace esige il dono di un “cuore nuovo”. E questo non sappiamo darcelo da noi stessi. Non si costruisce la pace senza la trasformazione del cuore che cancella alla radice la categoria del “nemico” e vi sostituisce quella del “fratello”. Infatti è “la fraternità fondamento e via per la pace” (Papa Francesco). Non solo le persone, ma anche le Nazioni hanno bisogno di incontrarsi in uno spirito di fraternità (Paolo VI).
La pace è dono di Dio; è Lui che semina nell’uomo la fede nella sua paternità universale e il senso di figliolanza-fraternità in Gesù Cristo. E’ il suo sacrificio che “raduna tutti i suoi figli dispersi” e divisi (cfr. Gv 11, 52). Gesù ha scolpito nel Vangelo e nella comunità dei discepoli questa verità sull’uomo: «Voi siete tutti fratelli», perché «uno solo è il Padre vostro» (Mt.23, 8-9).
 Il Concilio nella Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo sintetizza con chiarezza: “La pace terrena che nasce dall’amore del prossimo, è immagine ed effetto della pace di Cristo, che promana dal Padre. Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua Croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio e, ristabilendo l’unità di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l’odio (cfr. Ef 2, 16) e, nella gloria della sua Risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini.” (Gaudium et spes,79).
La Chiesa costituita «in Cristo» «sacramento e segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG,1) mantiene vivo e attuale il Vangelo della pace. Infatti «solo dal Vangelo, alla fine, può effettivamente scaturire la pace, non per rendere fiacchi e molli gli uomini, ma per sostituire nei loro animi agli impulsi della violenza e delle sopraffazioni le virili virtù della ragione e del cuore d’un vero umanesimo.”(Paolo VI).
La vita consacrata è tesa alla conversione del cuore e fa della professione dei consigli evangelici e dello spirito delle beatitudini il criterio delle relazioni al suo interno e nei confronti della Chiesa e del mondo. Essa costituisce perciò una modalità efficace e intima di condivisione della missione di Cristo nella edificazione del suo regno di «verità e di vita; di santità e di grazia; di giustizia, di amore, di pace”(Prefazio della Messa di Cristo Re).
La Chiesa affida esplicitamente alle comunità di vita consacrata «il particolare compito di far crescere la spiritualità della comunione prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale ed oltre i suoi confini, aprendo o riaprendo continuamente il dialogo della carità, soprattutto dove il mondo di oggi è lacerato dall’odio etnico o da follie omicide». (Vita Consecrata, 51) La pace infatti non è semplice assenza di guerra e equilibrio dei vari interessi e istanze. Essa suppone la creazione di uno spazio teologale ove circoli liberamente la carità che ha la sua sorgente nella Trinità. Essa “prima di essere costruzione umana è dono dello Spirito”. L’essere umano infatti è chiamato per vocazione dal Creatore «a entrare in intimo rapporto con Lui e alla comunione interpersonale, cioè alla fraternità universale»(Vita Fraterna, 8-9).
Le “comunità di vita consacrata sono mandate ad annunziare con la testimonianza della loro vita, il valore della fraternità cristiana e la forza trasformante della Buona Notizia, che fa riconoscere tutti come figli di Dio e spinge all’amore oblativo verso tutti, specialmente verso gli ultimi.” (ivi). In esse infatti si incontrano e vivono “come fratelli e sorelle persone di differenti età, lingue, e culture”, collocate nelle diverse società del nostro pianeta, “come segno di un dialogo sempre possibile e di una comunione capace di armonizzare le diversità” (Vita Consacrata).
La presenza stessa di una comunità di vita consacrata, in mezzo al popolo, è «strumento» efficace di pace in ambienti spesso percorsi da passioni e interessi contrastanti, desiderose di unità nel loro intimo, ma incapaci di “dirigere i propri passi sulla via della pace”.
Siamo consapevoli che questo dono, portato in vasi di creta, nella fragilità che non risparmia i consacrati, è insidiato anche nelle nostre comunità ed esige un vero e perseverante cammino di liberazione interiore di ogni membro della comunità. Esso esige “il coraggio della rinuncia a se stessi nell’accettazione e accoglienza dell’altro” (VF,23). Il Papa Francesco, con il suo stile diretto, ci mette in guardia dalla «mondanità spirituale» che suscita guerre per invidie e gelosie e sete di potere, «nelle comunità cristiane e “persino tra persone consacrate” (Evangelii Gaudium, 98; 100). Egli chiede ai cristiani di tutte le comunità del mondo “una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente, e come vi accompagnate” , “in un mondo lacerato dalle guerre, e dalla violenza o ferito da un diffuso individualismo che divide gli esseri umani e li pone l’uno contro l’altro ad inseguire il proprio benessere” (Ev. Gaudium, 99). Le comunità di vita consacrata, “esperte di comunione”, pur nella fatica e nelle opacità individuali si offrono come oasi di pace, “luoghi di speranza e di scoperta dello spirito delle Beatitudini, luoghi nei quali l’amore, attingendo alla preghiera, sorgente della comunione, è chiamato a diventare logica di vita e fonte di gioia” (VC,51).
La prossimità alle famiglie, agli sposi cristiani, offre l’occasione alle comunità di vita consacrata di «dire» efficacemente la pace ad ogni casa, di scambiare nella vita quella pace che riceviamo da Gesù Risorto e condividiamo nella Eucarestia.
Una opportunità speciale, anzi una grazia, per promuovere la pace viene dalla “internazionalità” e “inter-etnicità” degli Istituti di Vita consacrata. Essi hanno il «compito di tener vivo e di testimoniare il senso della comunione tra i popoli, le razze, le culture», anzitutto impegnando i suoi membri a vivere il dialogo tra le differenze culturali, le varie sensibilità e le modalità diverse di vivere i medesimi valori evangelici; questo prima di tutto al loro interno, ma anche offrendo visivamente la varietà e ricchezza di pacifica convivenza multietnica.
Le comunità di vita consacrata si dispongono ad accogliere nel cuore e nel linguaggio lo spirito della prima Pentecoste. Una forma inedita e concreta del «dono delle lingue» e dei linguaggi che lo Spirito continua a effondere nelle menti aperte a riceverlo. Persino l’apprendimento di una lingua diversa dalla propria e la fatica per entrare nella storia di popoli di provenienza dei propri confratelli e/o consorelle può essere segno del compito di comunione fraterna che la Chiesa affida alla vita consacrata: lo scambio dei linguaggi e delle culture rende la vita consacrata sempre più idonea a essere “operatrice di pace” in ogni parte del mondo. 
I vari messaggi del papa per la giornata mondiale della pace insegnano che essa non si concretizza senza una serie di condizioni che la rendono possibile: il riconoscimento della dignità di ogni persona, la giustizia sociale, la solidarietà, la lotta alla indigenza, la rinuncia alla violenza, la difesa della vita, la promozione integrale della persona umana.
Molti Istituti di vita consacrata sono direttamente impegnati in vari luoghi del pianeta a compiti di educazione e di promozione umana. Sono forme concrete e capillarmente diffuse di promozione e formazione alla pace. Nella vita consacrata si attestano visivamente i valori che formano il corredo naturale e indispensabile nella costruzione continua della pace. La fraternità infatti è espressa nella comunione dei beni sia spirituali che materiali, nel reciproco sostegno e nell’attenzione anche ai membri più deboli della comunità.
La formazione alla “vita buona del Vangelo” dei piccoli e della gioventù che le comunità religiose spesso svolgono nelle scuole, nella catechesi offre ulteriore e preziosa occasione di cooperare alla costruzione della pace, gettando semi di dialogo e stima reciproca, di fede nella fraternità, di rispetto della dignità di ciascuno.
Concludiamo con le parole di Papa Francesco: « È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti. È questo lo spirito che anima molte delle iniziative della società civile, incluse le organizzazioni religiose, in favore della pace.”. La vita consacrata con il suo stesso statuto di vita attinto al Vangelo delle Beatitudini è, nelle mani di Dio, “strumento” efficace di pace. Maria, regina della pace, precede e accompagna le comunità di vita consacrata su cammini che fanno risplendere «la testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa, del servizio e della giustizia verso i poveri» perché nessuna periferia del mondo sia priva della luce che guida alla pace.
 
P. Carlo Cicconetti, O.Carm.
 
 
 
 
Educare, l’anima
di Montevarchi
 
L’educazione è semplicemente l’anima di una
società che passa da una generazione all’altra.
diceva G. K. Chesterton.
 
Rileggendo la vita della Beata Maria Teresa Scrilli, che nacque in questo piccolo paese d’Italia, Montevarchi, traggo l’insegnamento di come portare le anime a Dio e ottenere la vita eterna. Nel tempo in cui l’illuminismo del 19° secolo opprimeva in particolare la donna, la Beata Maria Teresa una semplice creatura, ha riconosciuto la sua vocazione a guidare le anime al suo Creatore. Nel 1852 ha iniziato a educare in modo particolare le bambine del territorio, dando importanza alla vita cristiana e morale. È stato un seme che il Dio di ogni sapienza ha seminato il 15 maggio 1825, data della nascita della Madre Maria Teresa, in questo Paese piccolo ma  molto fertile. Da quel giorno, come ogni seme caduto in terra, Maria Teresa comincia  a donarsi e sacrificarsi. In quell’ epoca la vita delle donne era in una condizione disperata. Proprio in quel tempo Maria Scrilli ha cominciato, con le sue collaboratrici, a promuovere l’educazione cristiana, morale e civile della popolazione toscana emarginata dal grande processo di trasformazione della società. Questo fatto ha rigenerato la fede nei cuori delle persone di questo Paese. I nemici che opprimevano la sua attività non avevano conosciuto Cristo. Maria, così debole nel corpo ma forte nella fede e nello spirito ha abbattuto gli avversari facendo germogliare in loro la fede. Così ha avuto un ruolo molto importante per la crescita della fede nei cuori della gente di Montevarchi.
La sua presenza era  come una luce nella notte oscura. Come una luce in una notte ventosa,  Maria ha dovuto mettere tutta la sua forza per custodire la nuova iniziativa di educare le bambine povere dalla loro tenera età fino all’adolescenza. Erano tanti gli avversari che la contrariavano e solo il buon Dio era il suo aiuto. Nei momenti di sofferenza la Beata Maria Teresa pregava dicendo “Oh Signore Mio Dio consolami tu in questo momento di forte vento nella mia vita”. Con il passare del tempo il seme  è  cresciuto con l’aiuto di Dio portando molto frutti.
Oggi, dopo 159 anni, la situazione qui in Montevarchi è cambiata. Quando camminiamo davanti alla casa della Beata Maria Teresa ci viene in mente la lezione di vita che ella ci ha insegnato. E quando siamo nella cappella a lei dedicata, davanti alle sue reliquie sentiamo la sua presenza viva in mezzo a noi. In questi pochi mesi della nostra permanenza in questo paese le persone che abbiamo incontrato ci rivelano il valore e la ricchezza che Maria ha lasciato nei cuori di questa gente.
“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna “ (Gv 12, 24 25). Quando il chicco di grano cade in terra sacrifica se stesso e così  nasce una nuova vita. Per dare una nuova vita il grano, sotto terra, deve abbandonare la sua protezione. Quando il suo duro guscio cade viene sciolto  dalla terra bagnata e cosi  il seme germoglia e viene alla luce una nuova vita che, a sua volta,  produce frutti per dare cibo agli uomini, questa è la legge della natura.
Chi nasce ha diritto ad avere carezze dai genitori, dalla mamma in particolare, questo è stato negato a questa bambina. Così la Beata Maria Teresa ha sperimentato  sin dall’infanzia la sofferenza e la durezza della vita. Quest’esperienza negativa l’ha aiutata a dare inizio alla nuova opera; come i frutti dell’albero sono molto importanti per il sostegno della vita dell’uomo, così lei ha cominciato ad aiutare tanto le persone in difficoltà.
Leggiamo nell’Autobiografia che aveva un’attenzione particolare verso i poveri e gli ammalati, a volte condivideva il suo cibo con loro, quando mancava il cibo nella scuola lei offriva il suo ai bambini bisognosi.
Oggi noi godiamo dei frutti della sua pia opera.
Due volte al mese Suor Jancy e io andiamo alla parrocchia della Beata per aiutare le Opere di San Vincenzo de Paoli dove distribuiamo il cibo e anche allora mi viene in mente il cuore amorevole di Maria Teresa verso i poveri. Anche gli operatori del gruppo offrono sempre tante cose per il sostegno della nostra Comunità. Noi, figlie della beata che è stata sempre dalla parte della povera gente, rendiamo grazie al Signore per la gente del posto molto generosa nei nostri confronti.
Vorrei estendere un ringraziamento e una preghiera per l’intercessione di Maria Teresa a tutte queste persone che ci vogliono bene.
Per la grazia della Beata Maria Teresa Scrilli cerchiamo di impegnarci per insegnare il catechismo ai bambini e partecipiamo agli incontri dei gruppi giovanili nella Collegiata di San Lorenzo e nella Parrocchia di Santa Croce alla Ginestra. Visitando i malati portiamo il Santissimo Sacramento così abbiamo tante opportunità di vivere il carisma del Carmelo, fraternità orante in mezzo al popolo.
Abbiamo potuto vedere un volto diverso di Montevarchi rispetto a quello del tempo di Maria Teresa Scrilli; ma anche oggi ci sono tante persone che vivono lontano dalla fede cristiana. Il risultato di questa mancanza di fede si vede nelle famiglie stesse: ci sono tante famiglie separate, genitori divorziati, i figli sbagliano strada e spesso vengono aiutati dai nonni. Così ci sono tanti bambini che crescono con un dolore nel cuore. Suor Sylva, che insegna religione nelle scuole,  condivide l’esperienza di questi bambini che vengono aiutati nelle diverse scuole di questa città. Per aiutare i bambini che soffrono attingiamo forza ed esempio dall’insegnamento della nostra Madre Maria Teresa.
 Ho potuto notare un altro  grosso problema che la Chiesa deve affrontare in questo XXI secolo ed è la mancanza di valori e di veri ideali. Per eliminare queste forze che attirano anche i cristiani dobbiamo lavorare uniti con Maria Teresa Scrilli dando testimonianza con la vita.
La donna oggi sta vivendo come al tempo della Beata: ci sono tante persecuzioni, abusi, violenze, omicidi. Anche se non risolveremo questi problemi abbiamo l’obbligo di dare una testimonianza e di stare loro vicino.  “Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). In questa terra la Beata Maria Teresa, vivendo nella sua vita queste parole di Cristo, ha offerto all’umanità la sua fede e la sua vita e noi, sue figlie, che sentiamo la sua presenza accanto a noi, cerchiamo di seguire il suo esempio.
La vita a Montevarchi prosegue come un fiume a volte calmo, a volte grossi sassi  bloccano la sua corsa. Dobbiamo avere un’attitudine creativa per dare nuove energie di fede e di vita cristiana, civile e morale dove questa si perde. Amando Dio con le proprie potenzialità e limiti, come ha dimostrato la Madre Maria Teresa, diamo una limpida testimonianza dell’iniziativa di Dio nella storia dell’umanità. Tra i rumori della società che distraggono la mente e ci portano ad occuparci solo delle attività materiali, dobbiamo amare, scegliere e vivere chi supera il materiale, che va oltre l’umano.
 
Suor Mary Antonyo Kolathara
 
 
 
 
pellegrini della pace
 
“Signore non abbiamo parole per ringraziarti
ma tutta la nostra vita è per Te”
 
In occasione del nostro 25° anno di vita consacrata, dal 20 al 27 dicembre 2013, siamo state in Terra Santa con un gruppo di 50 persone, un pellegrinaggio organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi. Padre Antonio Pisanello è stato la nostra guida e padre spirituale negli otto giorni di cui tre trascorsi a Nazareth e quattro a Gerusalemme.
Il nostro pellegrinaggio è iniziato nel Santuario dell’Annuncia-zione, dove viene venerato e adorato il mistero dell’ Incarnazione del Verbo di Dio avvenuto per l’opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria, evento che ha cambiato il volto del mondo. Che terra magica e meravigliosa! Perché è la Terra di nostro Signore! Paolo VI, in un’ omelia a Nazareth, dice: “ Qui s’impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare e a penetrare nel senso profondo e misterioso, qui si impara la lezione del silenzio, di vita domestica e di lavoro”. 
Si vedono ancora diversi resti del villaggio del tempo di Gesù, della chiesa primitiva e di una sinagoga, costruita da giudeo-cristiani della stessa parentela di Gesù. Siamo andati su un “Monte alto”, come dice il Vangelo, dove Gesù si “trasfigurò” davanti ai suoi, una sensazione unica! È possibile toccare la roccia della cima del monte Tabor, c’è anche una cappella dedicata al Profeta Elia. Dalla cima si vede tutta la pianura di Esdron, un territorio che parla di ricordi biblici ed evangelici attraversato in lungo e largo da Gesù. È di una bellezza unica per il suo panorama e per la vegetazione.  Siamo stati anche a Cana, una borgata vicino a Nazareth, dove Gesù compì il suo primo miracolo. Poi al Lago di Tiberiade, sul monte delle beatitudini, quindi a Cafarnao dove si trovano i resti della casa di  S. Pietro e la sinagoga. Lasciato Nazareth, siamo andati verso la Cisgiordania e verso Gerusalemme. Entrare a Gerusalemme è stata una grande emozione!
Visitare la Terra Santa significa immergersi in una mescolanza di popoli, culture, religioni, tradizioni. Si entra in contatto con una realtà politica di pace fragile, protetta dalle armi, dai militari, dal filo spinato.
Mi ha colpito molto il muro del pianto, un muro “vivo” che ascolta e accoglie le lacrime, le preghiere, le salmodie nel contatto fisico con le pietre dell’antico tempio di Dio. Così i figli di Dio cercano e trovano quell’abbraccio divino, che non cancella il dolore o le prove ma sostiene nel viverle. Abbiamo proseguito il nostro pellegrinaggio a Gerusalemme con la Via Crucis, ripercorrendo quella strada dove passò Gesù con la croce; arrivati al Monte Calvario e al Santo Sepolcro, abbiamo avuto tanto tempo per pregare. Le lacrime scendevano senza fermarsi, la gioia di toccare il sepolcro di Gesù era talmente grande! Dentro di me pregavo  per la pace nel mondo.
La notte di Natale siamo entrati nella città di Betlemme ma la Santa Messa è stata celebrata nel “Campo dei pastori”, era una notte meravigliosa, insieme agli angeli anche noi abbiamo cantato “Gloria in excelsis”.
Il giorno di Natale  siamo stati al  Cenacolo, nella chiesa dei Padri francescani, dove abbiamo celebrato la S. Messa del nostro 25° di Professione religiosa, abbiamo cantato l’inno della nostra Fondatrice e quasi tutto il nostro gruppo piangeva di gioia.
“Signore non abbiamo parole per ringraziarti ma tutta la nostra vita è per Te”. Poi la visita al Monte degli Ulivi, che è uno dei luoghi più suggestivi di Gerusalemme, sacro luogo di numerosi e importanti fatti del Vangelo: la Grotta della Natività, il  luogo dove la tradizione ricorda la nascita di Gesù, contrassegnato da una stella d’argento con un’ iscrizione in latino “qui dalla Vergine Maria è nato Gesù”, mentre di fronte si trova la mangiatoia dove Maria  pose Gesù bambino dopo “averlo avvolto in fasce”.
Abbiamo visitato un ospedale pediatrico gestito dalla Caritas Internazionale, un prezioso reparto per la maternità e per la pediatria, punto di riferimento per gli abitanti del villaggio. Le Suore si prendono cura di tutti ma specialmente dei bambini. Abbiamo visto il dolore e la sofferenza di ogni malato. La presenza delle Suore prevede un coinvolgimento educativo della popolazione senza alcuna distinzione e che mira a promuovere una nuova concezione del rapporto della vita, della dignità, del valore della persona, della pace e della fratellanza.
Carlo Maria Martini scrisse: “ Quando prego appoggio una mano sulle spalle dell’Israeliano e una sulle spalle del Palestinese perché un giorno vivano in pace”.
Tutti parliamo della pace ma certe volte viene a mancare quella tolleranza nei rapporti umani e non ci consideriamo fratelli e figli dello stesso padre Abramo. Viviamo in questo mondo bellissimo e speriamo di tirare fuori il meglio della nostra vita ma ci sono sempre tante guerre, perché?
La pace è un dono di Dio, che viene dall’Alto, dal cuore e si deve saperlo donare agli altri.
Ultimo giorno, prima dell’alba, con le altre Consorelle, ci siamo recate alla Basilica del Santo Sepolcro e al Monte Calvario, non c’era quasi nessuno, siamo state sole, in silenzio, vicino a Quella Presenza, questa è un’esperienza inspiegabile, non volevamo andare più via, saremmo rimaste lì per sempre. Gesù ripete anche a noi “Vai dai tuoi fratelli e annuncia loro che sono risorto”. Gesù è risorto ! È qui, dove oggi sono chiamata a vivere e a servire la mia Comunità, la Chiesa, i fratelli e le sorelle che incontro nel cammino.
 
Suor Germeena  Naduvathezhathu
 
 
 
le consorelle dell’india
hanno celebrato
“The Delegation Day”
 
“Un giorno di gioia e di pace per la Delegazione”
 
 
All’alba del 21 Dicembre noi, Suore della Delegazione indiana, siamo andate a Kalamassery (Kerala, India), come tutti gli anni, per la Giornata Annuale della Delegazione.
Siamo state così felici di ritrovarci insieme per esprimere a vicenda il nostro entusiasmo. Abbiamo cominciato la giornata con la Santa Messa di ringraziamento, riconoscendo che il Signore ha fatto grande cose per ciascuna di noi e per la Delegazione. Siamo riconoscenti per tutto quello che abbiamo ricevuto dall’Istituto per la nostra crescita spirituale, materiale e morale. 
Per noi è molto importante ritrovarci insieme in questa Giornata della Delegazione perché, come i primi cristiani, condividiamo le gioie, le sofferenze (morali, spirituali, fisiche), le fatiche che affrontiamo nella vita di ogni giorno, le soddisfazioni, l’entusiasmo e le speranze e questo ci incoraggia ad andare fiduciosamente avanti sulle orme del Signore. 
Come prima sessione abbiamo fatto un momento di riflessione e verifica del nostro cammino spirituale, fino a che punto sta la nostra crescita in tutti i sensi. Ogni Comunità ha portato la sintesi degli incontri che sono stati fatti periodicamente con aspetti positivi e negativi dell’anno. Alla fine dell’incontro Suor Mary Jancy Valunkal, la Delegata, ha chiarito e risposto a tutte le problematiche. 
È stato un momento di fraternità e di condivisione, anche perché eravamo vicine al Santo Natale e ci siamo anche scambiate gli auguri. Suor Mary Anie, la responsabile dell’Associazione “Fiamma a cielo aperto” qui in India, ci ha dato un messaggio di auguri per il Natale e di Felice Anno Nuovo. Infine Suor Mary Jancy ha annunciato le nuove Consigliere della Delegazione: Suor Maggy Fernandez e Suor Nirmala Ambalathumparambil dando gli auguri e il benvenuto, e ha ringraziato Suor Anastasia e Suor Lucy che terminavano il loro mandato come Consigliere.           
Nella seconda sessione c’è stato un momento di fraternità: ogni Comunità ha portato vari programmi di canti, recite, danze, giochi etc … Poi c’è stata la premiazione per le poesie più belle, gli articoli sulla vita della Fondatrice e l’incoraggiamento,  con piccoli regali, per le Suore che hanno terminato i loro studi. Alla fine della giornata Suor Mary Jancy ha concluso dicendo “Pace in terra agli uomini che hanno buona volontà....”etc.
Ci sforziamo di fare la Sua volontà per riempire il nostro cuore della vera pace e della vera gioia del Signore così saremo vere annunciatrici e costruttrici della volontà del Signore.
Tutta la giornata è stata un momento di arricchimento, di pace, di gioia, di condivisione, di confronto e di fraternità. Con un canto di lode e di ringraziamento al Signore, dicendo grazie alla Santissima Vergine del Carmelo e un grande grazie alla nostra Beata Fondatrice Maria Teresa Scrilli abbiamo terminato la Giornata della Delegazione.
Grazie.  
Sr Maggy Fernandez
 
 
 
dalla sofferenza
alla compassione, dalla
compassione alla pace
 
 
Il 15 Ottobre 2013, a Cebu (Filippine) abbiamo sperimentato un forte terremoto di magnitudo 7,2. Questo fenomeno ha fatto tanti danni, tantissime persone hanno sofferto per la paura, per la perdita delle persone amate, delle loro case, degli averi, delle chiese. Noi eravamo con loro. Mi ricordo benissimo quel giorno, eravamo in cucina, stavamo rigovernando quando è successo il disastro. Eravamo molto spaventate e grazie a Dio ci siamo salvate, la nostra casa ha subito gravi danni, siamo rimaste per tanti giorni tra le macerie, senz’acqua e senza luce, dopo qualche giorno una vicina ci ha offerto l’acqua del suo pozzo. Dopo la prima forte scossa di terremoto ci sono state molte scosse di assestamento. Che paura! Eravamo rassegnate che la nostra vita sarebbe finita da un momento all’altro. Qualche volta le scosse arrivavano durante la notte, quando eravamo già a letto, così ci svegliavamo all’improvviso terrorizzate. La prima settimana è stata terribile ma poi ci siamo calmate.
Un grazie a quanti hanno pregato per noi. Abbiamo veramente sentito la vostra vicinanza e l’unità dell’Istituto che anche se sparso nel mondo è sempre unito nella preghiera.
Dopo il terremoto è arrivato il tifone “Yolanda” che ha colpito particolarmente la regione di Visayas. Questo è accaduto l’8 Novembre 2013. Noi abitiamo in questa regione e ovviamente abbiamo anche subito l’ira di Yolanda. Ancora una volta le vittime sono state tante, migliaia di persone hanno perso i loro cari; molte case sono volate via, aumentando il timore di cosa sarebbe accaduto nei giorni successivi. Quel giorno eravamo da sole in convento, dalla forza del vento non si poteva uscire. Abbiamo visto le conseguenze del passaggio del tifone dalle notizie in TV. Così abbiamo saputo che era particolarmente la nostra regione (Nord di Cebu e le Province di Samar e Leyte) ad essere interessata dal disastro. Questa esperienza ci ha molto impressionate ma ci aiuta a ricordare l’amore di Dio che non si può misurare da questi eventi ma dal fatto che nonostante ciò che è accaduto siamo ancora uniti come Cristiani e ciò è una manifestazione dell’amore di Dio. In quei momenti difficili abbiamo sentito la compassione e la solidarietà di tante nazioni che hanno condiviso e offerto le loro risorse per tutte le vittime. Hanno risposto subito alla necessità di tanti compaesani.
Le sofferenze umane delle vittime sono state causate dall’ira della natura. Una sofferenza che nessuno può predire o sapere perché succeda. Una sofferenza che ha lasciato qualche vittima in depressione e in altre ha accresciuto la fortezza nel combattimento della vita sapendo che c’è la grazia del Signore che le accompagna nonostante tutto. Come dice San Paolo in Romani 8,18: “Io ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non sono affatto da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi.”
Il dramma della vita, però, non finisce nella sofferenza. Nostro Signore dopo tre giorni è risuscitato dalla morte e così deve essere anche per noi. La compassione di tante persone che hanno portato sollievo alle vittime, sentire la solidarietà è stato molto importante. Gli aiuti umanitari hanno sollevato le persone dalla sofferenza e dalla paura. Non è forse questo il sentimento che chiamiamo compassione e fraternità? Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVII giornata della pace ha parlato della fraternità come fondamento e via per la pace. Dice “Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello…” La pace si vede con gli occhi, si sente nel cuore, si capisce bene... La pace è interiore ma anche esteriore..., è proprio questo il sentimento di quelle persone sfortunate quando hanno ricevuto tanti aiuti da tante persone e nazioni, senza poterle mai incontrare, ringraziare, ma il loro ricordo sarà per sempre nei loro cuori. Questa pace è “... la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil 4,7).
 
Suor Stephanie Guadalquiver
e Consorelle
 
 
 
 
le iniziative dell’associazione
fiamma a cielo aperto - onlus
 
Fiamma a cielo aperto ONLUS,
Via dei Baglioni, 10 - 00164 ROMA
www.fiammaacieloaperto.org
fiammaacieloaperto@inscarmelo.it
 
In seguito all’Emergenza Filippine a causa della devastazione del tifone del novembre 2013, i Genitori, i Docenti e i bambini della Scuola Maria Teresa Scrilli di Roma e della Scuola G. Usai di Sassari, hanno voluto devolvere tutto quello che era destinato alla celebrazione del Natale nelle scuole, per i bambini bisognosi assistiti dalle Suore Carmelitane di Cebù che rispondono con gratitudine al loro gesto.
Grazie mille!
L’8 novembre 2013 la regione di Visayas, Cebu, FILIPPINE, ha subito una grande devastazione dal super tifone “Yolanda”. Abbiamo visto che ha spazzato via tante cose, case e anche la vita di tante persone e tanti ha lasciato senza nulla. Ieri, il 22 di Febbraio 2014, abbiamo fatto una missione di beneficenza per 300 bambini della scuola locale. Abbiamo pensato, invece di dare alle vittime i beni di soccorso come riso e merci, che già tante persone hanno dato, di dare il materiale di cancelleria per la scuola.
Una catechista ci ha detto “Suore, voi siete le prime persone ad aver pensato a questo perché sono arrivati tanti aiuti ma di questo tipo è la prima volta. Grazie!” Abbiamo visto brillare gli occhi di questi bambini con le cose che abbiamo dato loro. Ma non abbiamo dato solo quello: abbiamo preparato anche qualcosa da mangiare. Tornando dalla missione ci erano avanzate delle merende, allora facevamo sosta per la strada e le offrivamo ai bambini e alle persone bisognose.
Così vogliamo ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a questa iniziativa per poter essere uno strumento al servizio del prossimo. Grazie ai bambini, ai Genitori e alle Maestre della Scuola Maria Teresa Scrilli di Roma. Grazie anche alle Suore cha hanno lavorato per realizzare questa bella iniziativa il cui ricavato è stato devoluto per l’Emergenza Filippine.
           
Le Suore Carmelitane di Cebu
 
 
 
 
La pace dipende
anche da me
 
•   Non costruisco la pace quando non apprezzo lo sforzo, la virtù degli altri; quando pretendo l’impossibile, quando sono indifferente al bene e al male degli altri;
•   Non costruisco la pace quando lavoro per due per poter comprare e mantenere il superfluo, mentre c’è chi non trova lavoro e non ha il necessario per vivere;
•   Non costruisco la pace quando non perdono, quando non chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi, anche se mi sento offeso o credo di aver ragione;
•   Non costruisco la pace quando lascio solo chi soffre e mi scuso dicendo: “Non lo conosco”;
•   Non costruisco la pace quando chiudo la porta del cuore, quando chiudo le mani, la bocca e non faccio niente per unire, riconciliare, scusare;
•   Non costruisco la pace quando penso solo ai fatti miei, al mio interesse e tornaconto, al mio benessere;
•   Non costruisco la pace quando rispondo: <<non ho tempo>> e tratto il prossimo come un rompiscatole;
•   Non costruisco la pace quando mi metto volentieri e di preferenza dalla parte di chi ha potere, ricchezza, sapienza, furbizia, anziché dalla parte del debole, dell’indifeso, del dimenticato; dalla parte di colui il cui nome non è scritto sull’agenda di nessuno;
•   Non costruisco la pace quando non aiuto il colpevole a redimersi;
•   Non costruisco la pace quando taccio di fronte alla menzogna, all’ingiustizia, alla maldicenza, alla disonestà, perché non voglio noie;
•   Non costruisco la pace quando non compio il mio dovere sia nel luogo di lavoro che verso i miei familiari;
•   Non costruisco la pace quando sfrutto il mio prossimo in stato di dipendenza, inferiorità, indigenza, malattia;
•   Non costruisco la pace quando rifiuto la croce, la fatica;
•   Non costruisco la pace quando dico no alla vita;
•   Non costruisco la pace quando non mi metto in ginocchio per invocarla, per ottenerla, per viverla.
 
 
 
 
 
 
la pace come cammino
 
 
A dire il vero non siamo molto abituati a legare il termine PACE a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire: “Quell’uomo si affatica in pace”, “lotta in pace”, “strappa la vita coi denti in pace”...
Più consuete, nel nostro linguaggio, sono invece le espressioni:
“Sta seduto in pace”, “sta leggendo in pace”, “medita in pace” e, ovviamente, “riposa in pace”.
La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il comfort del salotto che i pericoli della strada. Più il caminetto che l’officina brulicante di problemi. Più il silenzio del deserto che il traffico della metropoli. Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato. Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.
Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo.
La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio. Rifiuta la tentazione del godimento. Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale “vita pacifica”. Sì, la pace prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita. Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste.
Se è così, occorrono attese pazienti. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito, ma chi parte. Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai – su questa terra s’intende – pienamente raggiunta.
 
Don Tonino Bello
 
 
 
 
Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,
ti amo nella mia nullità,
ché anche in questo comprendo la
tua infinita sapienza:
ti amo nelle vicende molteplici,
svariate o straordinarie con le quali
Tu accompagnasti la vita mia …
Ti amo in tutto,
o di travaglio o di pace,
perché non cerco,
né mai cercai le
consolazioni di Te,
ma Te,
Dio delle consolazioni.
perciò mai mi gloriai,
né mi compiacqui
di quello
che mi donasti nel tuo
Divino amore
per sola grazia gratuita,
né mi angustiai e turbai,
se rilasciata
nell’aridità e pochezza.
Beata Maria Teresa di Gesù
 
 
 
 
 
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POSTULAZIONE ISTITUTO DI
NOSTRA SIGNORA DEL CARMELO
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